Manifestante Contro Aumento 150703132042
MANIFESTAZIONE 6 Luglio Lug 2015 1319 06 luglio 2015

E-cig, la protesta prima della sentenza

Il comparto delle e-cig in piazza. Contro le tasse «al limite dello strozzinaggio». L'8 luglio il verdetto del Tar. Se cambia la norma, lo Stato perde 130 milioni.

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Un manifestante contro l'aumento delle tasse sulle e-cig.

Il comparto del fumo elettronico scende in piazza e per un giorno abbassa le serrande.
L'appuntamento è per martedì 7 luglio in via XX settembre, di fronte il ministero dell'Economia a Roma: produttori, rivenditori, consumatori e tutti coloro che in un modo o nell'altro ruotano attorno al mondo della sigaretta elettronica pronti a gridate il loro disappunto per una imposizione fiscale «al limite dello strozzinaggio», «opacità di regole scritte con la complicità di multinazionali del tabacco», «distorta omologazione ai prodotti da fumo».
La data non è stata scelta a caso: cade alla vigilia della sentenza del Tar che deve stabilire se l'attuale tassazione è in accordo con le normative vigenti o va cambiata.
LO STATO RISCHIA UN BUCO DI 130 MLN. In quest'ultimo caso il tribunale darà la sospensiva al provvedimento che prevede una tassazione di circa cinque euro ogni 10 millilitri di liquido di ricarica, che equivale a un'imposizione di circa il 300% del prezzo di vendita all'ingrosso.
Se questo accadrà, l'erario statale dovrà fare i conti con un buco di circa 130 milioni di euro, la somma cioé che era stata messa a bilancio derivante dall'accisa sulle e-cig. Che, sommato al mancato introito dello scorso anno per una cifra di poco inferiore, significa che nelle casse statali mancheranno circa 250 milioni di euro.
Non per effetto dell'evasione ma per errori e leggerezze commesse dagli stessi legislatori.
IMPOSIZIONE DI 5 EURO A RICARICA. La tassa è stata determinata in base a un sistema di equivalenza con le sigarette a cui è seguita la determina dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che ha equiparato un’unità di prodotto liquido da inalazione, pari a un millilitro, al consumo di 5,63 sigarette convenzionali sulla base di arbitrarie modifiche dovute, per ammissione stessa dell’Adm, al fatto che non risulta in alcun modo applicabile omogeneamente a sigarette tradizionali e sigarette elettroniche.
Da qui è derivata l'imposizione di circa cinque euro a ricarica (10 ml). Tale regime fiscale, oltre ad aver registrato forti ripercussioni negative sugli operatori di settore e in particolare sulle aziende produttrici di liquidi da inalazione adeguatesi alla legge che hanno registrato un calo delle vendite nazionali di oltre il 70% nei primi cinque mesi dell’anno, ha spinto i consumatori ad approvvigionarsi da aziende e siti esteri, che vendono liberamente in Italia nonostante l’obbligo di nominare un rappresentante fiscale.

Il settore ha perso 8 mila posti di lavoro

In tal senso, sono emblematici i numeri relativi a un settore che nel 2013 contava ancora, seppure sull’onda della novità commerciale, circa 4 mila rivenditori finali e che oggi, invece, si è già ridotto drasticamente a poco più di 1.000, con la perdita di oltre 8 mila posti di lavoro diretti e indiretti.
Il carico da 90 contro l'erario è stato poi messo dalla Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima la tassa 2014, causando, di fatto, un buco di circa 120 milioni di euro.
La manifestazione e lo sciopero vogliono richiamare l'attenzione verso un comparto che fino all'introduzione della supertassa costituiva una eccellenza e un traino per l'economia nazionale.
«UN MESSAGGIO AL GOVERNO». La voce dei rivenditori è rappresentata da Massimiliano Federici, presidente Fiesel-Confesercenti: «La manifestazione vuole dare un segnale di indirizzo al governo: deve sganciarsi dalla gogna di Aams. Solo così potrà affrontare il tema in maniera seria e concreta, senza pressioni esterne, e risolvere una volta per tutte una diatriba che ormai sta andando avanti da due anni», ha detto. «Non possiamo essere soggetti ogni tre mesi a una diversa sentenza o interpretazione della normativa che poi, detto per inciso, dà sempre ragione a noi. Vorremmo semplicemente lavorare con regole chiare ed eque, non essere l'agnello sacrificale di qualche multinazionale del tabacco che vede nella sigaretta elettronica un nemico da abbattere».
«VOGLIAMO REGOLE CHIARE». «I negozi rimasti», aggiunge Elisabetta Robotti, presidente di Anide, l'associazione dei rivenditori indipendenti, «sono decisi a non chiudere: dopo due anni di sofferenza siamo più temprati che mai. Noi vogliamo lavorare nella legalità, ma solo se ce lo rendono possibile».
A nome dei produttori parla invece Umberto Roccatti, amministratore delegato di Puff, azienda leader del settore con stabilimenti in Piemonte e Cina e oltre 200 punti vendita in Europa, a spiegare i motivi della protesta: «Scenderemo in piazza senza bandiere e senza loghi per dare ancora una volta dimostrazione di unità e di partecipazione. Non chiediamo nulla di impossibile: solo poter lavorare con regole chiare e alla luce del sole. Non nell'incertezza delle regole come invece è successo sino a oggi».
LA PRIMA FIERA IN ITALIA. Intanto, a dimostrazione che il settore è in fermento e che una ripresa è possibile, è stato dato annuncio dell'organizzazione della prima fiera internazionale del fumo elettronico in Italia. Si terrà presso i padiglioni di VeronaFiere a novembre e vedrà coinvolte oltre 200 aziende, di cui 150 italiane. «Più che una esposizione», spiega il responsabile organizzativo Mosé Giacomello, «sarà un momento di confronto tra tutti i protagonisti del settore: non solo imprenditori ma anche rappresentanti istituzionali e comunità scientifica. Il fumo elettronico è una realtà a cui bisogna guardare non soltanto in termini puramente economici ma soprattutto come disincentivo al fumo tradizionale: prevenire oggi significa risparmiare in spesa pubblica e guadagnare in salute domani».

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