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ECONOMIA 6 Luglio Lug 2015 1749 06 luglio 2015

Grecia nelle mani di Draghi: le misure al vaglio

Draghi garantisce fondi alle banche elleniche. Nonostante l'altolà dei tedeschi. Più acquisti di bond, Omt, modifica delle scadenze: la strategia di Francoforte.

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Il governatore della Bce Mario Draghi.

Alexis Tsipras dà uno schiaffo alla carità pelosa dell’Europa.
I falchi tedeschi, a differenza di Angela Merkel, non vogliono riaprire il tavolo delle trattative, fino a quando Atene non accetterà di tornare all’epoca del rigore. Così tocca ancora una volta a Mario Draghi salvare la Grecia e l’Europa.
Dopo aver messo a disposizione del Vecchio Continente 1.100 miliardi di euro per il suo Quantitative easing, il presidente della Bce ha quasi esaurito le armi a sua disposizione. Senza dimenticare che, da statuto dell’Eurotower, farà non poca fatica a continuare a garantire liquidità alle banche elleniche.
L'ELA AIUTA SOLO BANCHE SOLVENTI. Il meccanismo di emergenza Ela prevede che si possano finanziare istituti soltanto in grado di restituire i prestiti. Opzione sempre più peregrina da quando sono state congelate le trattative tra il governo Tsipras e l’ex Troika, visto che parliamo di realtà che hanno quasi terminato la loro liquidità.
Draghi vuole evitare di sprofondare in quello che lui chiama il «territorio inesplorato» del default. Così ha deciso di continuare a garantire fondi alle banche elleniche, dopo aver elargito loro quasi 100 miliardi di prestiti.
«PRONTI A USARE TUTTI GLI STRUMENTI». La decisione della Bce è arrivata puntuale: liquidità di emergenza (Ela) alle banche greche ferma a 89 miliardi di euro.
E una nota che chiarisce le intenzioni di Francoforte: «La Bce sta monitorando attentamente la situazione sui mercati finanziari e tutte le conseguenze che ne potrebbero scaturire per quanto riguarda la politica monetaria e la stabilità del'euro».
La Bance centrale europea si è dunque detta «pronta a usare tutti gli strumenti disponibili entro il suo mandato».
LA DEADLINE DEL 20 LUGLIO. Anche perché in caso contrario i titoli greci, dati finora come collaterale, avrebbero visto dimezzare il loro già basso valore, costringendo le banche a una ricapitalizzazione che non si potevano permettere.
Confermato lo status quo almeno fino al 20 luglio, quando (in teoria) Atene deve rimborsare titoli in mano alla Bce del valore di 3,5 miliardi di euro.
E per farlo Draghi ha sudato sette camicie, forzando le resistenze tedesche e dei banchieri del Nord, con il fronte guidato da Jens Weidmann a chiedere di interrompere il programma di emergenza. In quest’ottica è facile intendere che bisogna muoversi con molta circospezione per non irritare Berlino.

Debito greco, possibile rimodulazione delle scadenze

L'Eurotower di Francoforte.

Lo dimostrano anche le parole del capo della banca centrale francese e membro del board dell’Eurotower, Christian Noyer.
Il quale - esponente di un Paese non certamente ostile ad Atene - ci ha tenuto a ricordare: «Per definizione il debito greco alla Bce non può essere ristrutturato, perché ciò costituirebbe un finanziamento monetario di uno Stato».
Proprio l’haircut, come quello già concesso ad Atene nel 2011, è la principale richiesta che arriva dalla Grecia. Ma Draghi non ha mai voluto parlare di taglio e starebbe studiando altre soluzioni: infatti, seguendo una strada già di fatto avviato per i Paesi più deboli dell’Eurozona, potrebbe favorire una rimodulazione delle scadenze, allungandole, come sta avvenendo per gli altri Matuzalem Bond.
LA BCE DEVE LIMITARE IL CONTAGIO. Va da sé che, con la garanzia dell’Eurotower, Tsipras sarà più forte al tavolo delle trattative che riparte già martedì 7 luglio.
Ma Draghi non deve occuparsi soltanto di tenere in piedi il Paese ellenico: deve soprattutto bloccare il contagio verso le altre piazze d’Europa, che in queste ultime settimane ha già mostrato il suo lato peggiore: circa 1 miliardo di euro bruciati in Borsa, lo spread tra il Bund e titoli di Stato dei Paesi più deboli risaliti oltre la soglia di guardia, il progressivo rallentamento delle economie mediterranee, che in Italia ha già certificato l’Istat.
Spinto dal suo «whatever it takes», pronunciato nel 2012 per spaventare la speculazione, Draghi dovrebbe anche accelerare e aumentare l’acquisto di bond all’interno del suo Quantitative easing.
ALLO STUDIO MISURE STRAORDINARIE. Al momento “spende” 60 miliardi di euro al mese, ma potrebbe salire anche a 100 per evitare la crisi del debito registrata nell’agosto di quell’anno.
Saliranno poi gli acquisti di titoli privato (obbligazioni bancarie, corporate bond e altri collaterali) per garantire liquidità alle aziende, che sempre più difficilmente potranno bussare alla porte delle banche.
E se tutto questo non bastasse, gli analisti scommettono che la Bce possa rimettere sul piatto il programma Outright monetary transactions (Omt): quello che permette all’Eurotower di acquistare in modo illimitato i bond sul mercato secondario di tutti quegli Stati che accettano di sottoporre le loro economie a profondi piani di riforme. Cioè quello che ha rifiutato di fare Tsipras.

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