Alexis Tsipras Grecia 150703220040
BASSA MAREA 7 Luglio Lug 2015 1145 07 luglio 2015

Tifate pure Tsipras, ma Atene senza l'Ue muore

Troppa propaganda sulla Grecia. Che, senza i soldi europei, sarebbe alla fame da anni.

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Alexis Tsipras.

La grande catarsi greca non è finita, anzi “il bello” potrebbe ancora venire.
Ma è certo che il voto del 5 luglio e lo scatto d’orgoglio, o di esasperazione, di un piccolo popolo messo molto male ha segnato l’inizio pirotecnico di una calda estate europea.
I greci sono più che comprensibili: sfiancati da cinque anni di austerità, illusi per 15 anni da una classe politica di destra e di sinistra che li ha foraggiati a suon di debiti internazionali, con prospettive oscure e per nulla ottimistiche, hanno detto a maggioranza che ne hanno abbastanza.
TANTE CONTRADDIZIONI ITALIANE. Meno comprensibili sono quanti, in Italia in particolare, vedono nel voto greco una sorta di hybris, di orgoglio di un popolo deciso a mettere a nudo gli errori e le falsità dell’Europa, a vantaggio di tutti noi.
E con che forza contrattuale? Su quale modello? Sofocle, Eschilo, Euripide? Davvero è questa la lettura più giusta? Il problema è che i greci senza l’Europa sono alla fame, e la loro leadership politica attuale, con poche responsabilità dirette nel disastroso indebitamento ma con varie responsabilità per sei mesi di giochetti a rimpiattino, si è ben guardata dal dirlo a chiare lettere.
Sarà brutale affermarlo, ma senza l’Europa fra sei mesi per la Grecia, già è stato detto e qualcuno si è anche offeso, occorrerà organizzare aiuti umanitari, per cibo, riscaldamento e medicine.
È stato penoso vedere non la gente comune in piazza, ma la leadership politica festeggiare il voto come una vittoria. Per le loro fortune politiche di brevissimo periodo, forse.
VAROUFAKIS, MINISTRO INUTILE. Consentendo per esempio a Yanis Varoufakis, un semestrale ministro in cerca di visibilità accademica futura, di uscire di scena da “vincitore”. Dopo aver fatto ben poco per aiutare il suo sfortunato Paese. Ma molto per coltivare il personaggio, per la delizia di chi confonde lo show con la politica seria.
Intanto per Varoufakis il futuro è all’estero, come spesso accade per l’alta classe greca.
Se ancora esiste ad Atene una parvenza di sistema bancario lo si deve solo alla generosità, ripetiamolo, alla generosità di quella Bce cioè di quell’Europa contro la quale tuonano tutti i populisti, così li chiamiamo oggi con notevole imprecisione (il populismo vero è assai meglio, difensore della dignità dell’uomo semplice) di sinistra e di destra.
Da Vendola a Salvini e Grillo, dalle nostre parti, più la signora Meloni, con adeguata presenza di molta sinistra più o meno radicale che sostiene essere emerso ad Atene col voto qualcosa di “nuovo”.
Una vittoria della “democrazia”. Quale, quella di non pagare i debiti? M5s e Lega tra debiti e democrazia sono per abolire i primi se lo decide la seconda, si direbbe. Del resto a Grillo piace il modello argentino. Teniamoci forte.

Senza l'Europa la Grecia sarebbe alla fame

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

Se ne sono sentite molte. I debiti greci andrebbero condonati perché così dice il Padre Nostro cristiano. La colpa è tutta della Germania, esosa e insensibile. Berlino vuole usare il caso greco per dare una lezione ad altri (anche all’Italia): e qui un poco di verità forse c’è. La Grecia indica la via (quale?). Il Paese di Aristotele è il nostro faro. Già, e la Roma di Cicerone, Seneca e Tito Livio, rappresentata oggi dal sindaco Marino e ieri Alemanno, che faro sono?
Ora, senza sminuire le responsabilità dell’Europa, che non ha controllato tra l’altro le sue banche (tedesche e francesi soprattutto) quando concedevano ad Atene prestiti eccessivi che poi l’area euro ha dovuto accollarsi facendo così un grosso favore a Berlino e Parigi, nessuno sembra avere qualche idea di alcune cifre significative, a proposito di esosità e insensibilità europea.
I TASSI SUL DEBITO GRECO? AFFRONTABILI. Chi sa quanto paga la Grecia per servire il suo debito estero di circa 270 miliardi di euro, in gran parte con Francoforte, Bruxelles e altre capitali europee Roma compresa? Pagava un impossibile 7% del Pil nel 2011 e ha pagato un 4,3% nel 2014 grazie alle riduzioni fatte dal maggior creditore, l’Europa.
Italia e Portogallo pagano di più, secondo le stime di Andrew Watt pubblicate dall’Institut für Makroökonomie und Konjunkturforschung di Duesseldorf.
Il tasso effettivo, secondo Watt, è poi fra i più bassi, sempre per la politica di aiuti fatta dall’Europa e dalla Bce, ed è sceso in modo particolare per la Grecia, che è passata dal 5% del 2008 al 4,7% del 2011 al 2,4% adesso, tasso da Paese da Tripla A, e all’1,3% addirittura su alcune importanti voci. Meno dei costi del debito tedesco. E questo sempre per la politica di aiuti fatta da Bruxelles e Francoforte. Le accuse di strozzinaggio lanciate nei giorni scorsi all’Europa da molti esponenti di un terzomondismo latente non sembrano sorrette dalle cifre.
ATENE VUOLE IL DIMEZZAMENTO DEL DEBITO. Certo, non basta. Se si vuole far risorgere la Grecia, lo dicono tutti i veri esperti, occorre tagliare di netto una bella quota di debito, più o meno la metà, il che costa nel caso italiano non meno di circa
330 euro a testa, per ciascuno di noi. Grillo dovrebbe partire da questo, quando invoca misure efficaci, e Salvini pure, invece di fare generica e rabbiosa retorica antieuropea. Atene affonda l’Europa e così, sventolando Platone, ne salva l’anima? Può darsi. Ma finora è stata l’Europa a tenere a galla la Grecia.
Può darsi anche che alla fine, nello stile emergenziale che sempre ha caratterizzato le più importanti trattative e i risultati migliori del procedere europeo, dal caso greco derivi qualche importante novità per l’Europa, come sviluppo di un processo abbastanza lineare: poiché già stiamo socializzando, cioè europeizzando, il debito greco, e potremmo forse farlo assai più, occorrono regole, controlli su come il Paese si amministra, e quindi prenderebbe forma un meccanismo estendibile ad altri, in vista di una parziale e concordata gestione comune di una parte del debito.
La Germania, l’Olanda e altri per ora non ci sentono, e si capisce perché.
DAGLI ANTI-EURO PROPAGANDA PERICOLOSA. Non è detto sia sempre così. Ma a quel punto scordiamoci casi come il Mose a Venezia o le vicende amministrative capitoline o i costi della metropolitana di Roma o il livelli di dissesto amministrativo e di spese pazze di varie, se non tutte, le nostre Regioni.
Se l’Europa salva la Grecia, e solo l’Europa può farlo, aspettiamoci novità anche per noi, e se le aspettino vari altri: la stessa Germania non è sempre un modello di virtù, anche se lo pensa.
Se l’Europa abbandona la Grecia, come in parte sarebbe giustificato, rinunciando a dare una prova di forza e di coerenza, aspettiamoci imprevedibili e sgradite sorprese. E fra alcuni anni vedremo come il «ciascuno per sé» di Salvini che vuole «cambiare tutti i Trattati» – Salvini riscrive cioè Monet, Schumann, Adenauer, de Gasperi, Spaak, Schmidt, Mitterrand, Kohl e varie altre comparse - oppure silurare l’Europa e gettare l’euro alle ortiche, ci avrà ridotti.
Grillo è ancora più sintetico: un urlo, una smorfia, un morso al microfono, una scrollata della massa di capelli, e ha disegnato il futuro.

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