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STALLO 10 Luglio Lug 2015 1859 10 luglio 2015

Grecia, l'inquieta attesa nei giorni dell'embargo

Import/export fermi. Licenziati 40 mila lavoratori. E +15% alle mense dei poveri. Voci dal Paese che spera in Tsipras: «Spaventati, ma con una calma dignitosa».

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I cantieri della nuova ferrovia di Atene sono terra abbandonata.
I lavoratori pagati su base giornaliera non possono ricevere il loro stipendio.
E a Kolonaki, il quartiere delle ouzerie e del lusso, il piccolo bar dove lavora l'amica di Chryssa - cittadina greca 34enne che racconta a Lettera43.it come si vive sull'orlo del default - ha mandato a casa i camerieri in ferie forzate.
Ecco la vita di un Paese sotto embargo, dove ogni giorno i greci si mettono fila sotto 33 gradi di sole per ritirare i loro 60 euro.
PERSI 1,2 MILIARDI IN UNA SETTIMANA. Da quando il 29 giugno il governo ellenico ha imposto il controllo dei capitali e il limite al ritiro dei depositi in banca, le attività di import e export si sono fermate.
E i cittadini hanno assaggiato qualche amaro frammento di autarchia.
Secondo Vasilis Korkidis, presidente della confederazione delle camere di commercio elleniche, il Paese ha perso qualcosa come 1,2 miliardi solo nella prima settimana di luglio.
«ABBIAMO UNA CALMA DIGNITOSA». Lo stesso governo nelle proposte inviate a Bruxelles ha dovuto tenere conto degli effetti dello stallo, alzando gli obiettivi di tagli e riforme.
«Le imprese cercano di rassicurare i dipendenti», spiega Chryssa, «e le persone, anche se ogni giorno devono presentarsi in banca, stanno reagendo con una calma davvero dignitosa».

Tessalonica, cittadini in coda alle banche. © Getty

Licenziati 40 mila lavoratori nei cantieri

La Sate è la confederazione delle grandi società di contracting che raggruppa 800 società per azioni e mille piccole imprese, quelle che ottengono gli appalti dei grandi lavori pubblici.
Ha stimato che 40 mila lavoratori sono stati lasciati a casa nella settimana del referendum.
Operai specializzati ma 'intermittenti', che salgono sui tralicci e lavorano nella realizzazione di grandi ferrovie, autostrade, impianti di depurazione, e però vengono pagati su base giornaliera.
IN 6 ANNI -76% DI FORZA LAVORO. «Le imprese non possono dare loro il salario e hanno sospeso i lavori o li hanno semplicemente licenziati. E questo dopo che in sei anni è stato già tagliato il 76% della forza lavoro», racconta a Lettera43.it il segretario generale, Dimitrios Constantinidis.
«Il 90% dei cantieri sono bloccati, perché il 65% dei materiali utilizzati sono importati».
A CORTO DI CARBURANTE. Mancano le forniture di carburante, per esempio. I camion che viaggiano fuori e dentro la Grecia sono sospesi nel limbo. E i risultati si snocciolano in pochi minuti.
L'Attica occidentale ha bisogno di un nuovo impianto di depurazione delle acque, un progetto da 60 milioni: chiuso. La nuova metro di Salonicco è bloccata.
I lavori per la rete ferroviaria che dovrebbe collegare Atene a Corinto a Patrasso? Fermi.
AVANTI COL VOLONTARIATO. Le attività che proseguono sono affidate alla buona volontà. Ma poi sarà necessario fare i conti.
«Rischiamo di perdere anche i fondi europei, circa 4-5 miliardi, gli unici capitali con cui il settore sta sopravvivendo: le regole Ue prevedono che se i lavori non vengono completati in tempo, non solo dobbiamo rimborsare i finanziamenti, ma anche pagare le multe».

Cittadini greci ascoltano il discorso di Alexis Tsipras all'europarlamento. © Getty

Il direttore Unesco: «Gli accessi alle mense dei poveri aumentati del 15%»

Le imprese hanno tutte lo stesso problema, persino quelle non profit e umanitarie.
Iannis Maronitis, vice presidente della Federazione mondiale dei Club unesco e presidente dell'Unesco per il Pireo e le isole, ha lasciato i suoi 140 dipendenti senza paga per tre giorni.
«Finalmente», dice raggiunto al telefono da Lettera43.it, «oggi ho trovato un sistema tramite una banca online».
L'Unesco in Grecia gestisce un centro culturale nella capitale, due centri educativi e soprattutto cinque House of poverty: case della povertà, dove ogni giorno vengono distribuiti farmaci, serviti pasti per 200-250 persone e dove sono a disposizione 50 letti per i senzatetto.
«SOPRAVVIVIAMO TRA I GUAI». «In queste settimane» dice Maronitis, «gli accessi alla mensa sono aumentati del 15%».
Ma il lavoro continua: «Non abbiamo più inchiostro per le cartucce dei computer, ma fortunatamente con le medicine non abbiamo avuto problemi. Abbiamo buone scorte in magazzino, anche perché distribuiamo soprattutto farmaci generici. Invece, ci sono ospedali e farmacie nei guai».
GIOVANI PRONTI A PARTIRE. Il 10 luglio i pensionati si sono ritrovati a protestare sotto le finestre del ministero delle Finanze.
Ma mentre i fotografi immortalano gli anziani in fila davanti alle filiali degli istituti di credito, Maronitis parla dei giovani: «Sono tanti quelli che in questi giorni dicono di essere pronti a partire».
Per dove? «Non certo per la Germania», risponde ridendo, «pensano soprattutto alla Spagna e al Portogallo: sono simili a noi, ma sicuramente in Europa».
INQUIETANTE ATTESA. Da giorni i giovani greci si sono dovuti scontrare con restrizioni che non appartengono al loro mondo.
«Le inserzioni su Facebook non si possono comprare, non possiamo accedere ai servizi di Google, è come se già non accettassero la nostra moneta», spiega Chryssa che lavora a 'Romantso', un centro culturale e coworking per gli artisti del centro di Atene.
Anche per chi crede nella battaglia di Tsipras, cioè la maggioranza dei greci, sono giorni di inquieta attesa.
INCOGNITA SUL FUTURO. «Stiamo bene, non ci sono scene di panico, né supermercati vuoti, ma per ora non possiamo pianificare niente, non sappiamo nulla del nostro futuro», osserva Chryssa, «Ora speriamo solo in una soluzione e che sia una soluzione giusta».

Cittadini leggono i quotidiani di fronte all'edicola, Atene, 10 luglio ©Gettyimages

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