DIBATTITO 13 Luglio Lug 2015 1623 13 luglio 2015

Grecia-Ue, gli economisti in coro bocciano l'accordo

Da Luttwak fino a Stiglitz: gli esperti criticano aspramente i rigoristi tedeschi. Kapoor su Schäuble: «È economicamente analfabeta». E Krugman parla di golpe.

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La maratona greca è finita a Bruxelles il 13 luglio alle 8.45. A dare per primo la notizia su Twitter è stato il premier belga, che giocando in casa ha preso vantaggio su tutti e ha scritto: «Agreement».
L'accordo c'è, ma non ci sono vincitori.
«Dopo 17 ore abbiamo raggiunto l'intesa e ora la Grecia sarà in grado di condurre negoziati nell'ambito dell'Esm», il fondo salva-Stati, fa sapere il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
LE CRITICHE DEGLI ECONOMISTI. Un «accordo all'unanimità», ha scritto, ma in realtà di unanime c'è solo la condanna da parte degli analisti per come è stata gestita tutta la partita greca.
Dopo l'Eurosummit (iniziato alle 16 del 12 luglio) che entrerà negli annali europei come il vertice dei capi di Stato più lungo, i politici passano il testimone agli economisti. Che se potessero, glielo sbatterebbero in testa.

Gros: «L'idea delle privatizzazioni non ha senso»

Il premier greco Alexis Tsipras.

E il primo a prenderle sarebbe il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. «Tutti sanno che l'uscita temporanea (della Grecia) era solo una foglia di fico per prendere in giro il pubblico nazionale. Una volta che sei fuori, non si può tornare indietro», ha ricordato il 13 luglio su Twitter l'economista tedesco Daniel Gros, direttore del Center for european policy studies di Bruxelles, riferendosi all'opzione Grexit sostenuta sino all'ultimo dal ministro tedesco.
Sull'accordo raggiunto Gros si mostra scettico anche per quanto riguarda la richiesta di aumentare le privatizzazioni: «L'idea delle privatizzazione non ha senso per me, non cambia la posizione netta del Paese».
«Capisco che sia esasperato dall'atteggiamento dei greci, dalle lungaggini della trattativa, dalla gigantesca perdita di denaro che si prospetta, ma un leader politico rispettato e potente come Wolfgang Schaeuble non avrebbe mai dovuto lasciarsi andare alle espressioni e alle minacce di questo weekend. È stato un errore politico gravissimo», ha detto a Repubblica Gros.
BERLINO STA PICCONANDO L'EUROPA. «Mettiamola così», spiega Gros, «da subito dopo la fine della guerra, la Germania è stata vista nel mondo come artefice della costruzione europea. Proprio il Paese che l'aveva distrutta, ora si rimboccava le maniche per ricostruire l'Europa. Su questa base la Germania e gli altri Paesi europei hanno costruito un percorso di pace, di solidarietà, di aiuto reciproco, e sono cresciute entrambe fino a diventare forti e stabili».
Ora, prosegue, «è politicamente improponibile che sia la Germania a picconare l'Europa, perché a questo equivarrebbe l'espulsione della Grecia dall'euro. Sarà costoso, impegnativo, difficile mantenere l'euro unito, però i governanti tedeschi devono con tutta la forza del loro carisma adoperarsi perché ciò accada».
IL PASSO AVANTI DI ROMA E PARIGI. Una missione non solo per i tedeschi: «La Germania, la Francia e l'Italia sono i tre Stati membri Ue che non possono pensare in termini puramente finanziari», ha ricordato su Twitter.

Una opinione condivisa anche da altri economisti come Simon Tilford, che ha più volte richiamato al senso di responsabilità politica altri Stati membri: «Francia e Italia hanno finalmente fatto un salto in avanti e sfidato la leadership tedesca», è il commento del vicedirettore del Centro per le riforme europee (Cer).
Essere riusciti così a scongiurare la Grexit è una buona notizia anche per l'economista Paul De Grauwe: «La Grexit temporanea è come il divorzio temporaneo. La maggior parte finisce per essere permanente».

Luttwak: «Ha fallito l'Ue, non Merkel: meglio tornare al mercato comune»

Da sinistra: il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, quello della Commissione europea Jean-Claude Juncker e quello dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

Ma come ha osservato l'economista e politologo Edward Luttwak, «le conseguenze di un'eventuale Grexit ci sono già state», afferma in una intervista al Messaggero, «da quando è cominciata la crisi greca e non è stata risolta. La prima è più importante delle conseguenze è stata la distruzione della credibilità e dell'immagine delle istituzioni europee. È stato come portare un malato al pronto soccorso di un ospedale per un'emergenza con i medici che cominciano a litigare tra di loro. La credibilità dell'ospedale è compromessa».
ANGELA NON DOVEVA NEGOZIARE. Alla domanda su cosa si sarebbe dovuto fare, Luttwak osserva: «C'erano delle regole per questo tipo di crisi. E c'erano responsabili. Un presidente della Commissione, un presidente del Consiglio e una figura che dovrebbe occuparsi di politica estera, Federica Mogherini. Juncker, Tusk e Mogherini avrebbero dovuto dire ai greci: è con noi che dovete parlare, non con Angela Merkel. Non con il cancelliere tedesco, ma con le persone designate ai vertici dell'Europa da queste costosissime istituzioni comunitarie».
UN PAZIENTE UN PO' PAZZOIDE. «Questi responsabili dell'Europa», prosegue Luttwak, «avrebbero dovuto prendere in mano la trattativa e negoziare col governo di Atene mostrando anzitutto il libro delle regole, spiegando in cosa consistano e poi 'buongiorno e arrivederci'. Invece hanno tirato per le lunghe, cinque anni di tira e molla per dire alla fine no».
«Il paziente che è un po' pazzoide», aggiunge, «nel frattempo ha continuato a non applicare le regole e il risultato è che tutte le istituzioni Ue si sono ridotte a un livello tale che la cosa più produttiva sarebbe lasciarle cadere e tornare al mercato comune, che invece è stato un successo e funzionava bene».

Kapoor: «Il peggior accordo possibile per tutte le parti»

Wolfgang Schaeuble all'Eurogruppo.

«La rottura dell'Eurozona e forse di tutta l'Ue è stata evitata, per ora», scrive su Twitter l'economista e direttore del think tank Re-Define Sony Kapoor, «ma i termini dovranno essere rivisti», perchè è «impossibile vedere come l'accordo sia politicamente ed economicamente sostenibile senza che i termini siano subito ammorbiditi».
Kapoor parla del «peggior accordo possibile per tutte le parti tra tutte le altre alternative che potevano essere tentate».
Così l'economista scrive che «un po' dell'europeo che è in me oggi è morto, così mi sento questa mattina».
SCHAEUBLE ESCE INDEBOLITO. Analizzando i risultati politici dell'Eurosummit, secondo Kapoor «la reputazione di Hollande, Tsipras e Draghi esce rafforzata», mentre «quella di Schaeuble e di altri oppositori ne esce diminuita».
L'economista ricorda anche che per ora «si tratta di un accordo per avviare i negoziati su un programma Esm, ma non è ancora il nuovo programma: quello sarà tra un paio di settimane».
Intanto, nell'attesa di vedere cosa succede, osserva che «l'unica cosa positiva di questo trauma è che Schaeuble è stato visto come l'amaro moralizzatore vendicativo ed economicamente analfabeta quale è».
Kapoor non rivolge solo critiche al minsitro tedesco ma anche all'intervento di Lagarde, Hollande e Renzi: «Perché hanno aspettato che le cose degenerassero così?».
SCETTICISIMO SUL FONDO DI 50 MLD. Passando alla parte tecnica dell'accordo, come Gros, Kapoor osserva che «almeno nelle condizioni economiche attuali, non ci sono beni da privatizzare per 50 miliardi», scrive, «La cifra è, nel migliore dei casi, un'illusione ottica».
L'unica vera speranza a qualche ora dalla fine dell'Eurosummit è che «la Bce aumenti la liquidità Ela per aiutare a prevenire crisi, dare respiro politico e economico», dice Kapoor, definendo «controproducente per la reputazione della Germania assecondare i falchi nazionali mal informati» sulla «Grexit temporanea» sostenuta da Schaeuble.

Krugman: «Chi potrà mai più fidarsi delle buone intenzioni di Berlino?»

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

Quella di far uscire la Grecia dalla zona euro è una soluzione finale, sbagliata, secondo il premio Nobel Paul Krugman: «Supponiamo che Tsipras sia un incompetente. Supponiamo che vogliate davvero buttare Syriza fuori dalla stanza del potere e spingere questi greci fastidiosi fuori dall'euro», ha scritto l'economista sul New York Times rivolgendosi in primis ai tedeschi. «Anche se tutto questo fosse vero, le richieste dell'Eurogruppo sono pura follia. L'hashtag ThisIsACoup è giusto».
SOVRANITÀ NAZIONALE DISTRUTTA. Un colpo di Stato. Le richieste avanzate dall'Eurogruppo alla Grecia sono una «follia vendicativa», sono una «completa distruzione della sovranità nazionale» e non danno alcuna «speranza. Sono un grottesco tradimento di tutto quello che significa il progetto Europeo», afferma Krugman.
Alla fine, «quello che abbiamo imparato in queste ultime settimane è che essere membro dell'area euro significa che i creditori possono distruggere la tua economia se esci dai ranghi», osserva Krugman, precisando che è «più che mai vero che una dura austerity senza una riduzione del debito è una politica fallimentare, non importa quanto si sia disposti ad accettarla».
COLPO TERRIBILE AL PROGETTO EUROPEO. Per questo motivo, «il progetto europeo, che ho sempre elogiato e sostenuto, ha appena ricevuto un colpo terribile, forse fatale. E qualunque cosa voi pensiate di Syriza o della Grecia, non sono stati i greci a infliggerlo».
C'è qualcosa che può tirare l'Europa fuori dal baratro? «Mario Draghi che sta cercando di reintrodurre un po' di sanità mentale, Hollande che sta finalmente mostrando un po' di quella forza contro tedeschi che non è riuscito a imporre in passato. Ma gran parte del danno è già stato fatto. Chi potrà mai più fidarsi delle buone intenzioni della Germania dopo questo?».

Stiglitz: «Sono state salvate le banche francesi e tedesche»

Il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, a margine dello Strategic forum Iea-Isi, ha sostenuto l'operato di Matteo Renzi e ha precisato che la difficoltà per risolvere la crisi economica è nella struttura dell'Eurozona e non nei singoli paesi.

Alla fine a ricordare che cosa davvero c'era sul tavolo del negoziato è un altro premier Nobel per l'economia, Joseph Stiglitz: «Non è un salvataggio greco, ma un salvataggio delle banche occidentali», ha
ricordato ancora una volta il 13 luglio.
È NELL'INTERESSE DI TUTTI AIUTARE ATENE. Parlando ad Al Jazeera, Stiglitz ha detto che è «nell'interesse dell'Eurozona e dell'Europa aiutare la Grecia, continuare a sostenerla».
Perchè non si tratta di una questione di solidarietà, ma di giustizia, visto che «quasi tutti i soldi, il 90% del denaro, che sarebbe stato dato alla Grecia, in realtà non è andato in Grecia, ma alle banche tedesche e francesi e ai creditori».

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