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BASSA MAREA 13 Luglio Lug 2015 1901 13 luglio 2015

Lega e M5s, l'Ue usuraia c'è solo nella vostra testa

Grillo e Salvini, in buona compagnia, attaccano l'Europa sull'accordo con Atene. Ma sono solo deliri.

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Beppe Grillo e Matteo Salvini.

E alla fine è arrivata una pezza. Pochi credono che l’accordo raggiunto all’alba del 13 luglio a Bruxelles, nel miglior stile delle più tormentate maratone europee, sarà sufficiente.
Ma poiché l’inevitabile misura risolutiva, un netto taglio dell’insostenibile debito greco, è per ora impraticabile e richiede tempi più calmi e la possibilità – oggi rischiosa - di dire ai contribuenti europei che sarà per loro un discreto salasso, si è guadagnato tempo.
C’è chi grida al colpo di Stato, e i social network che hanno sostituito ormai le battute da bar di una volta si fanno forti del Nobel Paul Krugman e del suo «It’s a coup», è un golpe, dimenticando che Krugman ormai ha detto tutto e il contrario di tutto e da molti anni fa più che altro il giornalista, mestiere inevitabilmente esposto a una certa contraddizione sempre in agguato, parole sulla sabbia.
TUTTI CONTRO BERLINO. Per Matteo Salvini della Lega l’intesa è «una buffonata». Lui sì che se ne intende.
I grillini e altri prendono il la dal leader anti-Europa britannico Nigel Farage, ampiamente quotato dal sacro blog di Grillo, come se da noi ci fossero i motivi storici (giusti o ingiusti, affari loro) di diffidenza dell’Europa tipici degli inglesi e assai meno degli scozzesi, però.
Twittano, i grillini, con messaggi pieni di anti-Germania, l’accordo sulla Grecia «roba da Quarto Reich», slogan feroci come «WWI with guns, WWII with tanks, WWII with banks».
Siamo in guerra insomma, e l’Europa degli strozzini e degli usurai sta strangolando la Grecia.
Ma lo sanno che sul suo debito, rinegoziato con l’Europa, la Grecia paga ora meno di interesse della Germania sul proprio debito pubblico? Usurai? Strozzini?
Sì, certo, sono anche questo le banche e non di rado, ma con Atene non è più vero. Parole fuori luogo. Un greco esasperato può anche pronunciarle. Ma un italiano, via.
Persino Massimo d’Alema, uscito dal suo buen retiro dove come noto si occupa di enologia, telecomunicazioni e banche, ha scoperto giorni fa che gran parte degli aiuti finora dati alla Grecia sono andati a coprire il debito con le banche, tedesche e francesi soprattutto, cosa nota da anni, scritta e riscritta, ma comunque D’Alema ha trovato – e ci mancherebbe, siamo in Italia – qualcuno disposto a citarlo come fonte autorevole di una assoluta novità.
SENZA L'UE LE BANCHE GRECHE SAREBBERO KO. E già, ma se Atene non avesse saldato con i soldi dell’Europa il debito alle banche, dopo ampi tagli al dovuto concordati con queste ultime giustamente punite – e non abbastanza - per le loro ingorde operazioni (prestare soli ad Atene rendeva assai più sulla carta che prestarne a Parigi o anche a Roma), dove avrebbe trovato altro credito?
Non è il caso di ripercorrere le cifre dell’intesa del 13 luglio, intanto i ministri dell’Eurogruppo devono ancora metterle a punto.
Molti difensori di Atene sono scesi in campo si direbbe, più per sfogare il loro antieuropeismo che non in difesa dei greci verso i quali non c’è molto da fare se non saldare il conto (lo stiamo già facendo) di quanto l’Europa sta loro anticipando e che solo in parte potranno restituire. In questa variegata coorte spiccano da noi i soliti Salvini e Grillo, soprattutto Grillo, più un ampio seguito dedito a cercare formule sempre più caustiche di condanna contro la scellerata Germania e l’egoista Bruxelles.
Basta ricordare poche cose. Se la Grecia fosse l’Italia avremmo bisogno ora di oltre 700 miliardi di euro (sono gli 82-86 miliardi in arrivo per la Grecia rapportati al nostro Pil che è quasi 10 volte tanto), e chi ce li darebbe?
SE L'ITALIA FOSSE LA GRECIA SALVATAGGIO IMPOSSIBILE. Altro che il Colosseo come garanzia, in altri tempi ci avrebbero anche chiesto Lampedusa, che ora non vuole nessuno. Se la Grecia fosse l’Italia avremmo un debito estero, solo estero, rapportato al Pil o alla popolazione o al saldo con l’estero, di non meno di 1.500 miliardi.
Addio Italia! Se l’Italia fosse la Grecia, con queste cifre, l’Europa non potrebbe salvarci, e se per assurdo lo facesse, altro che commissariati finiremmo!
Alla fine, se se si persevererà tutti sulla strada di una certa unità, e serietà, difficilmente ci sarà da pentirsi della scelta ora abbozzata, anche se aggiunge costi a costi.
Il tutto dall’incompleto rientro a casa, fra 30 anni e più, di questo possiamo essere certi anche se nessuno per ora lo dice.
Quanto costerà all’Italia? Venti miliardi è l’ipotesi minima, visto che siamo esposti per circa 40 miliardi e ora lo saremo ancora più, per via indiretta, attraverso Bruxelles e Francoforte.
I DELIRI DI GRILLO SUL GOLPE IN GRECIA. Grillo, l’ineffabile Grillo, questo Cleone di Piazza Martinez (indicazione topografica a uso dei suoi concittadini, Cleone un proto demagogo dell’Atene di Pericle), dice anche che è un oltraggio alla democrazia perché con il referendum del 5 luglio «il popolo sovrano» si era espresso bocciando un piano meno severo di quello ora ingoiato.
Già, ma nel frattempo la cifra necessaria è lievitata, e molto, il referendum (inutile) ha complicato assai. E poi, quale elettorato già provato da anni di crisi è disponibile a nuovi sacrifici? Chi vota per pagare i debiti? Meno male che alla fine Tsipras ha dimostrato più cervello di Grillo. Che alla fine usa la Grecia. Tsipras è la Grecia.
Quanto all’uscita dall’euro, che grillini e salviniani, eredi della profonda tradizione anarchica italiana e quindi irriducibili contro il “super Stato” europeo e la sua odiata moneta vorrebbero portare a referendum, così come il loro mentore Farage vuole e avrà il referendum sulla permanenza nella Ue (vincerà?), meditino su questo: si direbbe, lo sapremo con certezza nei prossimi giorni, che i greci per quanto esausti preferiscano a chiara maggioranza l’ennesima austerità piuttosto che la dracma.
Certo, si potesse evitare entrambe…
Ma è difficile.

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