NOMINE 14 Luglio Lug 2015 1156 14 luglio 2015

Cassa depositi e prestiti: chi sono i manager ai vertici

Ex Goldman Sachs e Bnp. Consiglieri di fondazioni. E un prof amico di Padoan. Da Costamagna a Micossi: un po' di politica e molta finanza nella Cdp di Renzi.

  • ...

Banchieri cresciuti nei templi della finanza americana, rampolle di antiche dinastie industriali, pezzi grossi del mondo delle fondazioni.
Ma anche professionisti vicini al centrosinistra e 'storici' tecnici del Tesoro.
È una Cassa depositi e prestiti un po' politica e molto di finanza quella disegnata dal governo con il ricambio dei vertici un anno prima della loro scadenza, un regime change nel quale sembra abbia avuto più peso via XX Settembre che la presidenza del Consiglio.
Il nuovo board si è insediato il 13 luglio, dopo le nomine varate nell'assemblea del 10, insieme con alcune modifiche allo statuto (resta il divieto di investire in aziende in crisi).
COSTAMAGNA, L'EUROPEO DI GOLDMAN SACHS. Al vertice della piramide c'è Claudio Costamagna, classe 1956, milanese, studi all'Ecole europenne di Bruxelles e poi alla Bocconi, una carriera da banchiere passata per alcuni dei più importanti istituti internazionali ma iniziata alla Montedison, alla scuola di Mario Schimberni.
Il neopresidente della Cdp negli anni si è guadagnato la fama di “prodiano” per via della sua amicizia, di lunga data, con Romano Prodi. Fu Costamagna, che aveva già scalato i vertici dell'istituto - l''europeo più importante' all'epoca nella banca, come lui stesso ebbe a definirsi - a chiamare Prodi nell'advisory board di Goldman Sachs, la banca d'affari americana dove il manager milanese ha lavorato per 18 anni e dove per cinque anni anche Mario Draghi ha prestato servizio.
L'AMICIZIA CON PRODI. La vicinanza al Professore lo aveva anche portato a partecipare ad alcune convention del nascente Ulivo, alla metà degli Anni 90.
Si dice che abbia collaborato anche al piano Rovati (storico consigliere di Prodi deceduto nel 2013 di cui Costamagna era molto amico, gli aveva anche fatto da testimone di nozze) nel 2006, che prevedeva una seminazionalizzazione di Telecom, ma non ci sono mai state conferme ufficiali sulla sua presunta consulenza. È certo invece che sia stato advisor di un'altra compagnia, la Vodafone.
Ha lavorato anche alla Citygroup ed è stato, insieme con Andrea Guerra - il consigliere di Renzi tra i principali ispiratori del ricambio alla Cdp - nel consiglio di amministrazione di Luxottica. Fa parte dell'international advisory board della Bocconi ed è presidente di Salini Impregilo, colosso delle costruzioni e delle infrastrutture.

Nuzzo e la bufera sulla fondazione Tercas

Il presidente della Cdp, Claudio Costamagna.

Il suo percorso si era già incrociato con quello del nuovo amministratore delegato della Cdp, Fabio Gallia, 42 anni, altro manager che viene dal mondo bancario.
Gallia ha iniziato la sua carriera in Accenture, nel 1988, ma nel 2005 è diventato amministratore delegato della Banca di Roma e presidente del management committee di Capitalia.
Nel 2007 ci fu la fusione con Unicredit, e advisor di Geronzi era Costamagna.
In quello stesso anno Gallia è passato al gruppo francese Bnp Paribas, dove ha lavorato fino alla chiamata in Cdp.
LE MODIFICHE ALLA CLAUSOLA DI ONORABILITÀ. Il governo ha dovuto modificare la clausola di onorabilità per poterlo nominare perchè il manager è stato rinviato a giudizio dalla procura di Trani nell'ambito di una inchiesta sui derivati. Come già accade per Finmeccanica, Enel, Eni, anche per la Cdp varrà solo la condanna in primo grado. Un principio garantista che l'esecutivo aveva già difeso in occasione dei ricambi al vertice delle partecipate pubbliche.
Gallia fa parte anche del Cda dell'Abi e di quello di Coesia, incarico quest'ultimo che suscitato qualche perplessità tra gli osservatori. Andrea Giacobino sul suo blog ha ricostruito l'assetto della società: la Coesia è di proprietà di Isabella Seragnoli, «erede dell'omonima dinastia imprenditoriale felsinea che dal 2002 è azionista di controllo di Coesia», scrive, «holding a capo di un portafoglio di aziende di macchine automatiche».
I CONFLITTI DI GALLIA E SERAGNOLI. Seragnoli è appena stata cooptata nel Cda della Cassa, e dunque dovrà vigilare sull'operato dell'ad che però è anche membro del consiglio di amministrazione della sua azienda.
Il vice di Costamagna sarà invece il giurista Mario Nuzzo, già membro del Cda della Cassa e ora salito di ruolo. La sua nomina è stata voluta dalle fondazioni, un mondo che l'avvocato conosce molto bene. Professore di diritto civile all'università di Confindustria, la Luiss, Nuzzo è anche, da molti anni, presidente della fondazione cassa di risparmio della provincia di Teramo, Tercas.
Dal 2012 la fondazione ha dovuto fronteggiare la tempesta sollevata dal quasi crac della omonima banca, l'istituto di credito teramano che ha evitato il fallimento solo grazie all'acquisizione da parte della banca popolare di Bari. Sul caso è in corso un processo: secondo la procura un fiume di denaro (il buco accertato a inizio luglio 2014 era di 602 milioni) era stato dirottato dagli ex manager della banca verso società e fondi in paradisi fiscali, conti in Lussemburgo e Singapore, anche riconducibili anche all'ex direttore dell'Istituto.

Micossi, il prof amico di De Benedetti e Padoan

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

Nel 2012 Bankitalia commissariò banca Tercas, commissariamento finito a settembre del 2014, ma per quella vicenda 18 persone, tra cui l'ex direttore, Antonio Di Matteo e l'ex presidente, Lino Nisii, sono ora a processo.
La Fondazione Tercas era azionista di maggioranza della Banca, aveva il 65% e dunque nominava i vertici dell'istituto, tra cui il presidente Nisii, che è rimasto in carica per decenni. Ma l'avvocato Nuzzo ha sempre sostenuto che la fondazione non sapeva e non poteva sapere, che ha sempre usato un advisor esterno e indipendente per certificare i bilanci della Tercas, che i primi traditi sono stati proprio i vertici della Fondazione. «Siamo noi i più danneggiati di tutti. Il fulcro dell’intera vicenda giudiziaria è l’ostacolo alla vigilanza: c’è stata una capacità di occultamento tale da superare indenne ben tre ispezioni della Banca d’Italia», ha spiegato Nuzzo al quotidiano il Centro a gennaio 2014 annunciando la costituzione della fondazione come parte civile nel processo.
FERRARI, EX COLLEGA DI CHIAMPARINO. Oltre a Nuzzo, in quota fondazioni nella nuova Cdp ci sono anche Carla Patrizia Ferrari, indicata dalla Compagnia di Sanpaolo, e Alessandra Ruzzu, per la Fondazione Banco di Sardegna. Ferrari, originaria di Genova, è stata nel consiglio di gestione di Intesa, e nella Compagnia di Sanpaolo dove si è occupata di controllo dei conti durante la gestione Chiamparino. Ruzzu ha rassegnato le dimissioni dal Cda del Banco di Sardegna dopo la nomina in Cdp.
Tra i volti nuovi del consiglio Cdp c'è anche quello di Stefano Micossi, nato nel 1946, laurea in giurisprudenza e specializzazione in economia a Yale, direttore di Assonima, associazione italiana delle società per azioni, membro del comitato scientifico di Confindustria e, tra gli altri incarichi che ricopre, anche quello di consigliere di amministrazione della Cir di Carlo de Benedetti, di cui è stato presidente dal 2009 al 2013.
QUANDO MICOSSI CRITICAVA RENZI. Solo un anno fa, Micossi usava parole molto dure nei confronti del premier: «La gestione personalistica di Renzi appiattisce l'agenda del governo sulla sua nella scelta delle persone, nei tempi, nei temi e nelle decisioni da prendere», scriveva il prof.sulla rivista Inpiù, sorta di pensatoio nel cui comitato editoriale sedeva fino a qualche tempo fa (il suo nome non risulta più nell'elenco) anche il ministro Pier Carlo Padoan (che con Micossi è in ottimi rapporti).
Maria Cannata e Alessandro Rivera invece sono stati riconfermati dal Tesoro. Il consiglio, per le decisioni riguardanti la “gestione separata”, fa sapere in una nota la Cdp, «verrà affiancato dal direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, dal delegato del ragioniere generale dello Stato, Roberto Ferranti, e da Piero Fassino, nominato dal ministro dell'Economia e delle finanze in rappresentanza dei Comuni (si tratta di una riconferma, ndr)». Ora spetterà a Regioni e Province nominare i loro due rappresentanti.

Correlati

Potresti esserti perso