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ATOMICA 14 Luglio Lug 2015 1900 14 luglio 2015

Iran e Usa, perché l'accordo nucleare non è al ribasso

Cadono le sanzioni a Teheran dal 2016. Nell'interesse di tutti. «Anche degli Usa», dice l'esperto Paniccia a L43. Analisi di un'intesa capolavoro del compromesso.

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Via le sanzioni economiche all'Iran, in tempi rapidi.
E un allentamento, con vincoli fino a 8 anni ma non stringenti, anche sul commercio in armamenti della Repubblica islamica.
«Non è un accordo perfetto per nessuna delle parti in causa. Ma era l'unico possibile, l'accordo di tutti», ha commentatato il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, annunciando l'intesa.
MOGHERINI SODDISFATTA. Un «buon accordo», ha aggiunto l'Alto rappresentate della Politica estera Ue, mediatrice dei negoziati a Vienna, l'italiana Federica Mogherini.
È una vittoria personale per il presidente americano Barack Obama che ha cercato di tranquillizzare l'alleato israeliano infuriato: «Non è un accordo sulla fiducia, ma sulle verifiche».

Il segretario di Stato americano John Kerry al termine dei negoziati a Vienna con l'Iran (Getty).

COMPROMESSO STORICO. Partorito dopo oltre un decennio di trattative - i negoziati sul nucleare furono aperti nel 2004, sotto la presidenza riformista di Muhammad Khatami, congelati con George W. Bush e Mahmoud Ahmadinejad e riaperti nel 2013 - il testo del 14 luglio 2015, 100 pagine molto dettagliate con cinque allegati, è il risultato di un compromesso dignitoso tra i negoziatori del Gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna più la Germania) e l'Iran.
Un testo complesso, dove ognuno ha ceduto su qualcosa di importante: l'Iran sulle ispezioni alle centrali, gli Usa sul blocco agli armamenti. Gli ultimi due scogli che avevano rallentato la fine delle trattative.

Smantellamento e controlli, poi embargo economico via dal 2016

Sulla rimozione delle sanzioni economiche, che Teheran voleva immediata non graduale, il compromesso era nell'aria da tempo.
Uno stop non istantaneo, ma che si prevede molto rapido.
GUERRA PER 36 ANNI. Il testo dell'accordo definitivo, che ha rotto 36 anni di ostilità tra Stati Uniti e Iran, vincola infatti la caduta del blocco delle transazioni finanziarie e bancarie, e del commercio di beni nei settori ancora sotto restrizioni (incluso il petrolio), alla puntualità della Repubblca islamica nell'attuare il piano concordato con l'Occidente di smantellamento del programma nucleare.
RISPETTO DELLA SCALETTA. Dopo l'intesa provvisoria del novembre 2013 a Ginevra, gli ispettori internazionali rilevarono, durante le visite, il rispetto della scaletta degli iraniani e in pochi mesi furono allentate le limitazioni all'import-export dei comparti commerciali minori.
IN SEI MESI PORTE RIAPERTE. Ora a Teheran stimano in circa sei mesi il tempo per riaprire, dal 2016, tutta l'economia iraniana all'Occidente.
«Sarà possibile riprendere la cooperazione economica con l'Iran in ogni campo. Cadranno le sanzioni alla Banca centrale e alla società petrolifera nazionali, alle compagnie aeree e di navigazione e a molte altre istituzioni e persone», ha battuto l'agenzia di Stato Irna.

Insomma «l'Iran potrà anche acquistare tecnologie e materiali per scopi militari. Si potranno importare o esportare armi, caso per caso, cioè con il sì del Gruppo 5+1 dei negoziatori, e queste restrizioni dureranno solo cinque anni».
«L'INTERESSE È DI TUTTI». L'analista di strategia militare e geopolitica Arduino Paniccia, direttore della Scuola di competizione economica (Asce) di Venezia, spiega a Lettera43.it: «Le sanzioni economiche saranno le prime a cadere, velocemente perché è nell'interesse di tutti, anche degli Usa».
E quelle sulle armi? «Anche in questo caso, nell'arco di qualche mese, potrà riprendere a commerciare legalmente armamenti, in particolar modo con la Cina e la Russia. Già suoi fornitori nonostante le sanzioni dell'Onu».
COMMERCIO MONITORATO DI ARMI. Sugli armamenti gli Usa hanno ceduto.
Come hanno rimarcato i media iraniani, queste restrizioni saranno in vigore «solo» per un quinquennio.
In realtà sui missili balistici, temuti da Israele e oggetto di un braccio di ferro fino all'ultimo, e sulla loro tecnologia il testo dell'accordo impone l'alt prolungato di «8 anni». Un arco di tempo lungo, ma non lunghissimo.
CENTRIFUGHE RIDIMENSIONATE. Più esteso invece, tra i 10 e i 15 anni, il regime dei controlli dell'Agenzia internazionale di Vienna (Aiea), ai quali ha accettato di sottostare la Repubblica islamica, e di stop all'arricchimento dell'uranio nelle centrifughe per l'energia atomica.
Fortemente ridimensionate, non bloccate completamente però.

L'Iran inserito nel collegio che valuta le ispezioni

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e l'alto rappresentante Alto rappresentante Ue Federica Mogherini.

La Guida suprema Ali Khamenei voleva la revoca delle sanzioni e invece, di fatto, si tratta di un embargo congelato.
Ma non è egualmente un accordo al ribasso.
In caso di violazioni rilevate dalle Nazioni unite, in 65 giorni le restrizioni potranno essere riattivate e gli iraniani si impegnano ad aprire all'Aiea i siti sospetti «entro 24 giorni dalla richiesta».
Teheran però è parte, insieme al Gruppo 5+1 e all'Unione europa, del collegio arbitrare chiamato a valutare le denunce per l'eventuale vaglio del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. E davanti a queste si può opporre.
NIENTE SMANTELLAMENTO. Nessun centro di ricerca, né centrale attiva o in costruzione sarà poi smantellata - altro paletto della «linea rossa invalicabile di Khamenei» sui siti militari iraniania - bensì convertita ad altre funzioni o monitorata nella sua attività scientifica.
Ricerca e sviluppo sulle centrifughe avanzate, ma «non finalizzate ad accumulare uranio arricchito», potranno infine proseguire per 10 anni.
PER BIBI «ERRORE STORICO». Sedendo nel collegio, gli ayatollah avranno un margine di controllo delle procedure, anche per le ispezioni ai siti considerati più pericolosi, come quello di Parchin, circa 20 chilometri da Teheran, «un errore storico madornale» per il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
PRONTI A FARE AFFARI. L'intesa apre agli «affari commerciali, l'Italia può senza difficoltà puntare a coprire dall'8% al 10% della torta di investimenti in Iran». Con la firma dell'accordo, vengono scongelati beni per più di 100 miliardi di dollari.
«Diverse aziende sono pronte a entrare, anche gli europei e gli Usa sono ai nastri di partenza. Il nodo delle ispezioni è il più delicato, si è negoziato fino all'ultimo, 10 anni sono lunghi», conclude Paniccia, «ma bisogna leggere bene i passaggi del testo finale. Anche in questo caso, ci potrebbero essere state concessioni».

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