Povertà Assoluta 150715131053
SOCIETÀ 15 Luglio Lug 2015 1304 15 luglio 2015

Istat, oltre 4 milioni di poveri assoluti

Indice stabile dopo due anni di aumento. Il 5,7% delle famiglie sotto lo standard di sopravvivenza. Al Sud incidenza doppia rispetto alle regioni del Centro-Nord.

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Oltre 4 milioni di persone in Italia vivono in povertà assoluta.

Una positiva inversione di tendenza, in un contesto che rimane però drammatico. Dopo due anni di aumento, nel 2014 l'incidenza della povertà assoluta in Italia è rimasta sostanzialmente stabile. Per povertà assoluta si intende l'incapacità di procurarsi beni e servizi necessari a raggiungere uno standard di vita minimo nel contesto di appartenenza.
I calcoli li ha fatti l'Istat, con un'indagine sulla spesa delle famiglie. Il 5,7% dei nuclei residenti in Italia (1,47 milioni di famiglie, corrispondenti a 4,1 milioni di persone) è in condizione di povertà assoluta. Il Nord e il Centro si confermano nettamente meno interessati dal fenomeno rispetto al Mezzogiorno d'Italia, dove la percentuale arriva all'8,6% (contro il 4,2% delle regioni settentrionali e il 4,8% di quelle centrali).
LE DIFFERENZE TRA NORD E SUD. Migliora la situazione delle coppie con figli. Tra quelle che ne hanno due l'incidenza della povertà assoluta è passata infatti dall'8,6% al 5,9%, mentre per le famiglie con a capo una persona tra i 45 e i 54 anni l'incidenza è scesa dal 7,4% al 6%. La povertà assoluta è diminuita anche tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%), a seguito del fatto che più spesso, rispetto al 2013, queste famiglie hanno al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro. Nonostante il calo, la povertà assoluta rimane quasi doppia nei piccoli comuni del Mezzogiorno rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane della stessa area geografica (5,8%). Il contrario accade al Nord, dove la povertà assoluta è più elevata nelle aree metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i piccoli).
FAMIGLIE STRANIERE PIÙ POVERE. Tra le famiglie con stranieri la povertà assoluta è più diffusa rispetto alle famiglie composte solamente da italiani. Si passa infatti dal 4,3% di queste ultime (in leggero miglioramento rispetto al 5,1% del 2013) al 12,9% per le famiglie miste, fino al 23,4% per quelle composte da soli stranieri. Al Nord e al Centro la povertà tra le famiglie di stranieri è di oltre sei volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno è circa tripla.
IL VALORE DEL TITOLO DI STUDIO. L'incidenza della povertà assoluta scende all'aumentare del titolo di studio. Se la persona di riferimento è almeno diplomata, l'incidenza (3,2%) è quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare (8,4%). Inoltre, la povertà assoluta riguarda in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l'incidenza è inferiore al 2%). Si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%). Sale al 9,7% tra le famiglie di operai e raggiunge il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%).
STABILE ANCHE LA POVERTÀ RELATIVA. Come quella assoluta, anche la povertà relativa risulta stabile nel 2014. Si tratta di un parametro che esprime le difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi, in rapporto al livello economico medio di vita della nazione. La povertà relativa coinvolge, nel 2014, il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti in Italia, per un totale di 2,65 milioni di famiglie e 7,81 milioni di persone.
Confermate sia la ripartizione geografica del fenomeno, sia il miglioramento della condizione delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (l'incidenza della povertà relativa passa dal 32,3% al 23,9%) o residenti nei piccoli comuni del Mezzogiorno (dal 25,8% al 23,7%). In quest'ultimo caso il miglioramento si contrappone al leggero peggioramento registrato nei grandi comuni rispetto all'anno precedente (dal 16,3% al 19,8%).

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