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MUM AT WORK 18 Luglio Lug 2015 1400 18 luglio 2015

Più donne e mamme nel futuro dei colossi hi-tech

Yahoo-Ebay campioni nei diversity report. E Google brilla nell'attenzione alla maternità delle dipendenti.

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Grazie anche all'attenzione verso le dipendenti mamme Google si si è piazzata prima nella classifica 2015 Fortune 100 Best Companies to Work For.

Come ogni anno, questa settimana sono stati diffusi i diversity report sulle uguaglianze di genere nelle aziende tecnologiche. Sono due le aziende che negli ultimi due anni si contendono la vetta: se quest’anno la palma l’ha vinta Yahoo - dove i dipendenti sono per il 37% donne (24% quelle in posizioni top e 16% in ruoli tecnologici) - nel 2014 era andata a Ebay.
Il colosso dell’hi tech aveva dichiarato che tra i suoi 33mila impiegati il 42% era donna.
Un passo diverso rispetto agli altri big fermi, per il 2015, sotto la soglia del 20%. LinkedIn e Google arrivano al 18%, Microsoft al 17% e Facebook al 16%.
OCSE: PIÙ SOLIDI GLI STATI CON ALTA OCCUPAZIONE FEMMINILE. Seppur molto lentamente, i big del mondo tecnologico stanno però assorbendo l’universo femminile e tutto quello che comporta comporre una squadra mista ed eterogenea. Del resto lo dicono da anni ricercatori ed economisti e lo afferma con forza anche l’Ocse: gli Stati con un'alta percentuale di occupazione femminile sono i più solidi.
PESANO MASCHILISMO E AUTO ESCLUSIONE. Perché ci sono ancora poche donne nelle grosse aziende? Secondo Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great place to work Italia «i motivi sono due: il maschilismo di fondo culturale e poi perché una grossa fetta di donne si auto-esclude dal mercato del lavoro e rimane a casa». Anche l’attenzione relativa all’inclusione femminile e alla maternità hanno il loro peso nel momento in cui si compone la classifica delle «migliori aziende nella quali lavorare».
GOOGLE BRILLA NELL'ATTENZIONE ALLA MATERNITÀ. Google - che pur non brilla nel diveristy report - si è piazzata invece prima nella classifica 2015 Fortune 100 Best Companies to Work For.
A Lettera43.it Simona Panseri, direttore comunicazione e public affairs di Google Italia e mamma, ha raccontato che «i genitori, non solo le mamme, anche i tanti papà, possono lavorare da casa 2 ore perché il bambino esce prima o entra dopo a scuola. In Italia come in altri Paesi si possono fare video conferenze da casa, perché magari quel giorno il figlio è malato.
«Qui il rapporto con il tuo manager passa per l’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno del proprio lavoro e ognuno si gestisce il ritmo per conto suo», ha spiegato Panseri. Poi se devi parlare con dei colleghi in Usa in tarda serata, ti porti il pc a a casa, non sei costretto a stare in ufficio.
La sensazione è che non si offrono strade preferenziali ai genitori, ma che ci sia una mentalità elastica che permetta a tutti i dipendenti di svolgere il lavoro e di raggiungere l’obiettivo, senza pensare a quante ore si scalda la sedia in ufficio. Mamma o non mamma.

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