DEFAULT 20 Luglio Lug 2015 0700 20 luglio 2015

Non solo la Grecia: gli altri Stati vicini al fallimento

Cina in frenata. Austria col guaio Carinzia. Venezuela 'malato' sudamericano. Tutte le economie a rischio. Nel Paese ellenico riaprono le banche.

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Non c’è soltanto la Grecia a spaventare i mercati.
Complice la crisi che si è spostata dalle economie più consolidate (Europa e Usa) alle emergenti, sono tanti i Paesi che rischiano di fallire e chiedono di ristrutturare il proprio debito.
Ecco quelli con i maggiori problemi.

Cina: la frenata infinita e il debito monstre

Pechino: il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping e il premier Li Keqiang durante il Congresso nazionale (5 marzo 2015).

Qualcuno l’ha chiamata la via borsistica al comunismo.
Con la crescita che rallenta, da circa un anno il governo di Pechino sta spingendo la sua popolazione a investire sui listini di Pechino e di Shenzhen.
L’obiettivo è duplice: scalfire l’alto tasso di risparmio del Paese e riversarlo nell’economia reale per aumentare i consumi grazie alle plusvalenze in Borsa.
IN FUMO 1 TRILIONE DI DOLLARI. La stampa locale ha per mesi magnificato i guadagni facili, la banca centrale ha cancellato gli interessi sui depositi, gli istituti (abbandonato il mercato immobiliare) hanno sovvenzionato i loro correntisti per fare acquisti in leva.
Risultato? La Borsa di Shanghai prima è cresciuta del 150% in sei mesi, poi da un mese a questa parte ha bruciato circa un trilione di dollari di quanto guadagnato.
EMISSIONI SPAZZATURA. Ma a rendere la situazione peggiore è il fatto che a investire in Borsa o a dare garanzie alle banche locali sono stati anche le 31 province del Paese.
Standard & Poor's da almeno un anno ripete che le emissioni di 15 di esse sono spazzatura, perché, «secondo i criteri della società americana di rating, presentano caratteristiche speculative».
SCARSA TRASPARENZA. Per poi aggiungere: «Tutti e tre i governi delle province del Nord-Est della Cina si trovano in questa situazione anche a causa di una trasparenza fiscale debole e della loro situazione di liquidità».
Stando ai dati ufficiali il debito complessivo delle amministrazioni locali è 17.900 miliardi di yuan (quasi 2.700 miliardi di euro).
Soltanto la provincia più ricca, quella del Guangdong, ha un passivo di mille miliardi di renminbi (oltre 150 miliardi di euro).

Austria: Carinzia salvata dai tedeschi a un passo dal burrone

Jorg Haider, governatore della Carinzia rimasto ucciso in un incidente d'auto nel 2008 (Getty Images).

Dopo aver provato a mediare tra Germania e Grecia, Werner Faymann alla fine ha riposto i suoi buoni propositi e si è riallineato al fronte del rigore.
Ma a ben guardare nel cambio di fronte del cancelliere austriaco non c’è nulla di schizofrenico.
Negli stessi giorni in cui Alexis Tsipras respingeva i diktat dei creditori internazionali, il suo governo e quello tedesco trovavano un accordo per ristrutturare il debito della Carinzia, altamente esposto con la vicina Baviera.
RATING DA 'A' TAGLIATO A 'BB'. L’ex regione guidata un tempo da Joerg Haider ha dovuto partecipare direttamente al salvataggio della banca Hypo Alpe Adria, nazionalizzata nel 2009 al prezzo simbolico di un euro.
Di più, ha dovuto anche mettere la sua garanzia sui debiti poi assorbiti dalla Bad Bank pubblica Heta.
Che all’inizio dell’anno aveva un passivo superiore ai 7,6 miliardi, talmente alto dal far crollare da A a BB il rating della Carinzia e da costringere l’Austrian Financial Market Authority a sospendere qualsiasi rimborso fino a marzo 2016.
CONDONATI 1,5 MILIARDI. Prima Faynmann ha chiesto una conferenza tra i creditori per proporre loro una riduzione del debito.
Quindi - nei giorni della crisi - la Germania ha dato il via libera a un accordo tra la Baviera e la Carinzia, con i tedeschi che hanno rinunciato a 1,5 miliardi per evitare il fallimento dello Stato federale austriaco.

Venezuela: il grande malato del Sud America

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro.

A fine 2015 il Pil potrebbe calare dell’8%.
L’iper inflazione è stabilmente sopra il 50% da un anno.
Con il risultato che al mercato nero un dollaro oggi viene scambiato a 630 bolivar: un anno fa ne bastavano 70.
Le riserve valutarie sono scese a 16,25 miliardi di dollari, mentre la produzione di petrolio è crollata a 2,6 milioni di barili.
TRIPLA C E DEFAULT VICINO. Il Venezuela è il grande malato del Sud America e gli economisti e le agenzie di rating (tutte hanno emesso come giudizio una tripla C) danno per prossimo un default.
In questi mesi il crac è stato rimandato soltanto da una serie di emissioni della società petrolifera nazionale e da prestiti plurimiliardari (soltanto venti dall’inizio dell’anno) da parte della Cina.
A DICEMBRE LE ELEZIONI. A dicembre si vota e il presidente Maduro prova a comprare il consenso tenendo alto il numero di dollari di circolazione.
Operazione impossibile per quella data, visto che a Caracas i biglietti verdi ormai scarseggiano.

Portorico: l'insolvente che vuole entrare negli Usa

Alejandro Javier Garcia Padilla, dal 2 gennaio 2013 è governatore di Portorico.

Per capire perché gli Stati Uniti si sono schierati con Tsipras e la Grecia per tagliare il debito, bisogna raccontare la storia di Portorico.
L’isola che aspira a diventare il 51esimo Stato degli Usa ha un debito di 72 miliardi di dollari e non essendo una nazione a se stante non può chiedere aiuti al Fondo monetario internazionale (Fmi).
Poi la sua condizione di territorio annesso a quello americano le rende complesso anche attivare la procedura federale (Chapter 9) prevista per i territori in shutdown.
PIANO ANTI-CRISI. Il governatore dello Stato, Alejandro García Padilla, ha convocato martedì 14 luglio circa 350 tra hedge fund e gestori di liquidità e ha annunciato ai creditori il taglio del debito, un piano che porti alla fine della crisi e un diverso trattamento per i vari bond sottoscritti.
LA CASA BIANCA CHE FA? Al momento la Casa bianca nicchia per lo status sui generis dell’isola: ufficialmente annuncia che Padilla deve portare avanti i suoi tagli alla spesa da 674 milioni di dollari, ufficiosamente preme sui creditori privati per accettare una ristrutturazione del debito, visto che il mercato dei titoli locali è la principale fonte di finanziamento per le opere pubbliche di città e Stati.
Intanto si è deciso di portare i risparmi dei cittadini dell’isola sotto l’ombrello dell’autorità statunitense.

Sudafrica: il regno della disuguaglianza

Una protesta dei minatori di Marikana, Sudafrica.

Dall’inizio del 2015 due milioni di persone hanno dovuto dichiarare fallimento, non riuscendo a pagare i loro debiti legati ai consumi per beni primari come cibo, vestiario o medicinali.
Ma è tutto il Paese a essere a rischio default.
CENERENTOLA DEI BRICS. Dei Brics (acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e proprio Sudafrica) è l’ultimo arrivato, la cenerentola.
Con un debito pubblico che è cresciuto di 2 miliardi di dollari soltanto negli ultimi 12 mesi e una crescita che è un terzo (sotto al 2%) rispetto a quella degli anni migliori, la nazione paga anche la corsa dei mercati ad accaparrarsi il debito dei Paesi centroafricani, con le loro economie più dinamiche.
Infatti deve riconoscere ai suoi sottoscrittori interessi vicini al 10%.
INFLAZIONE SOPRA IL 5%. Troppo per un Paese che dove le importazioni superano le esportazioni quasi del 5%, un’inflazione sopra il 5 e una moneta che nonostante tutti gli apprezzamenti del costo del denaro ha perso il 35% rispetto alle altre divise.
I debiti privati sono pari al 75% del reddito disponibile, la disoccupazione giovanile supera il 50% e l’indice Gini sulla disuguaglianza segna il picco più alto al mondo: quota 63,1.

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