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BUSINESS 20 Luglio Lug 2015 1154 20 luglio 2015

Usa, gli affari con gli Stati canaglia

Riapre l'ambasciata cubana. Ma le società americane si sono mosse da tempo. Come in Iran e Corea. Dalla Coca-Cola alla Disney: così si aggira un embargo.

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Prima degli ambasciatori arrivano loro: uomini d’affari muniti di ventiquattr’ore, molta spregiudicatezza e il mandato a fare business dove non si potrebbe.
Per gli Stati Uniti Cuba, Iran, Corea del Nord non sono (o erano) soltanto degli Stati Canaglia da abbattere, ma territori da iniziare a conquistare grazie alla forze dei dollari.
Si chiama diplomazia economica e permette agli americani di mettere le basi per creare rapporti politici, dove sarebbe vietato. Ecco alcuni esempi.

Cuba: grandi affari anche prima del disgelo

La stretta di mano Obama-Castro.

Barack Obama e Raul Castro si sono stretti la mano lo scorso 12 aprile. «Con il tempo», si sono detti nel loro faccia a faccia tenutosi a Panama, «è possibile per noi voltare pagina e sviluppare una nuova relazione tra i nostri due Paesi».
Ma prima del presidente americano è sbarcato - era marzo - Airbnb: il servizio di home sharing, di scambio case, per i turisti di tutto il mondo. L’embargo americano a Cuba sta per essere rottamato, dal 20 luglio riaprono le rispettive ambasciate a Washington e a L’Avana, eppure negli anni del castrismo gli americani erano già presenti nell’economia dell’isola. Anche se nelle retrovie.
Infatti già adesso gli Stati Uniti sono il quarto esportatore di beni a Cuba, per un valore che nel 2013 ha toccato i 359 milioni di dollari e aveva addirittura raggiunto i 711 milioni nel 2008.
TRIANGOLAZIONI CON AZIENDE CANADESI. Parliamo di scambi autorizzati dal Trade Sanctions Reform and Export Enhancement Act del 2000, che consente la vendita di prodotti agricoli non raffinati, però impone non pochi paletti come il pagamento in anticipo e in contanti attraverso una banca non americana.
Questo a livello ufficiale, perché a livello ufficioso non mancano realtà americane del turismo e della sanità che attraverso triangolazioni con aziende canadesi e spagnole hanno già investito sull’isola e ora aspettano di sbarcare alla luce del giorno. Lo dimostra l’ultima fiera de L’Avana, dove 1.276 operatori accreditati provenivano dai vicini Stati Uniti.

Iran: l'embargo non ha mai fermato i giganti americani

Lo scorso 14 luglio le principali potenze mondiali sono riuscite a stoppare la corsa dell’Iran al nucleare.
Soprattutto, cadrà l’embargo imposto dagli Usa al Paese sciita e che fa rischiare forti sanzioni anche ai suoi partner dopo le norme introdotte dal congresso nel 1995.
Tanto che Barack Obama ha ricordato che «se Teheran violerà l’accordo tutte le sanzioni saranno ripristinate e ci saranno serie conseguenze».
Eppure è sbagliato credere che non ci siano rapporti tra il Satana americano e Teheran.
LE JOINT VENTURE DI COCA E PEPSI. Siccome parliamo di una delle nazioni asiatiche più occidentalizzate, giganti Usa come Coca-Cola e Pepsi hanno creato joint venture con aziende locali per aggirare l’embargo.
Tra le 400 società estere con investimenti diretti in Iran e impegnate nel campo del petrolio non poche sono realtà controllate dagli americani ma con sede legale in Gran Bretagna come in Sud Corea.
Per non parlare del fatto che negli Stati Uniti fa da trait d’union la potente comunità iraniana, che non ha alcun rapporto con il regime degli Ayatollah ma che è stata un’alleata importante per garantire la vittoria al nuovo presidente riformista Rohani e il disgelo alla Casa Bianca.

Corea: i brand cambiano nome per sbarcare a Pyongyang

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un.

L’amministrazione americana sta applicando contro la Corea del Nord una strategia di accerchiamento.
Non soltanto chiusura economica e diplomatica, ma una continua campagna mediatica per denunciare i limiti del regime.
Detto questo Washington è ben presente nell’economia del Paese. E con non molti escamotage.
COCOA? UNA BEVANDA LOCALE... Per conquistare il mercato interno, i colossi americani come la Disney hanno fatto passare Topolino come un personaggio inventato in Cina.
La Coca-Cola ha creato un apposito brand (Cocoa) per far apparire la bibita come una bevanda locale. Le major americane comprano, attraverso le loro controllate europee, cartoni che vengono disegnati da aziende nord coreane.
E la cosa, quando si è saputa, ha creato non poco imbarazzo negli Usa, come dimostra una puntata dei Simpson che ironizzava sulla cosa. Il colosso locale Sek ha creato per Disney parte dei fotogrammi del Re Leone, di Pocahontas o di Hercules.

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