BASSA MAREA 21 Luglio Lug 2015 1257 21 luglio 2015

Tsipras ha avuto a cuore il popolo, Varoufakis no

L'ex ministro pensava a se stesso. Draghi, Merkel, Lagarde: analisi dei protagonisti del caso Grexit.

  • ...

Atene, la bandiera greca accanto a quella dell'Unione europea.

La tragedia greca del terzo millennio dopo Cristo rimarrà con noi ancora a lungo, costringendo l’Europa a guardarsi la coscienza, anche oltre il caso greco.
Intanto, in due settimane, protagonisti e vicenda si sono meglio definiti, nonostante alcuni eccessi di eurodisfattismo tipo quello che ha voluto montare il caso - inesistente - di un Fondo monetario internazionale (Washington, quindi Barack Obama) deciso a fustigare l’ottusità europea.
GRECIA ALLO STREMO. Parlando di Atene, i dati essenziali da non dimenticare sono che la Grecia ha un debito pubblico di oltre 300 miliardi, per oltre i 4/5 con l’estero e soprattutto, a vario titolo, in gran parte con l’Europa di Bruxelles e di Francoforte.
Il Paese è allo stremo e i tempi di uscita dalla rianimazione sono quanto mai incerti.
Ha bisogno di un nuovo maxi prestito, di oltre 80 miliardi, un terzo del Pil greco, in trattativa adesso, dopo la maratona dei leader, per le imminenti scadenze con l’estero e la spesa corrente.
ATENE, SCADENZE LUNGHE. Anche se spesso si è voluto presentare il tutto come uno scontro fra eurostrozzini e un piccolo Paese, Atene paga oggi sugli oltre 200 miliardi che deve all’Europa interessi inferiori a quelli pagati dalla Germania sul suo debito pubblico e inoltre non dovrà incominciare a restituirli prima del 2023, data che probabilmente verrà spostata più avanti.
Ci sono scadenze incombenti invece nell’ambito dei circa 50 miliardi dovuti a Bce e altre istituzioni bancarie europee e Fmi.

Tsipras e Varoufakis: due atteggiamenti agli antipodi

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.

Protagonisti e nodi sono oggi più chiari e la migliore messa a fuoco c’è stata tra il referendum di domenica 5 luglio e il non facile via libera del parlamento tedesco che, 439 a 119, ha detto sì il 17 luglio ai negoziati con Atene per la terza tranche di aiuti.
Alexis Tsipras, accettando a denti stretti un percorso difficilissimo e penoso per un leader della sinistra radicale, ha dimostrato di saper mettere da parte la propria immagine e avere più a cuore gli interessi del suo popolo.
Niente dracma, per ora almeno. Prendano nota i sostenitori italiani del ritorno alla lira.
YANIS EGOCENTRICO. Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze, dimissionario, ha dimostrato il contrario, dopo mesi di lezioni ai colleghi dell’area euro sulle incongruenze europee.
Non era il suo il pulpito giusto, ma Varoufakis ha sempre più pensato al suo futuro accademico, in serie A, che al resto, ed essere “uno che le canta all’Europa” fa grado nel mondo internazionale degli economisti, a maggioranza euroscettici, il che dato il basso tasso di preveggenza della professione non dovrebbe turbare più di tanto.

Draghi, l'uomo d'acciaio che ha fatto ciò che doveva fare

Wolfgang Schaeuble e Mario Draghi.

Mario Draghi, “l’uomo d’acciaio” di Francoforte, come i ministri europei non ne poteva più di Varoufakis ma ha fatto le mosse giuste tenendo in vita il sistema bancario greco anche oltre le regole, in una sorta di staffetta: la politica seguirà.
VOCI SU LAGARDE. Ma Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario, affondava il tutto secondo alcuni il 17 aprile, dichiarando insostenibile il debito greco e quindi impraticabile l’accordo di massima del 12-13 luglio sulla terza tranche di aiuti, impraticabile almeno per il Fondo.
«La saggia voce di Washington», è stato subito detto da vari commentatori che sottoscrivono lo schema tra Washington (Obama) asse del bene ed Europa (Germania) asse dell’ottusità.
RIDUZIONE DEL DEBITO. Obama e il suo ministro del Tesoro Jack Lew insistono da tempo per un debt relief a favore della Grecia, una riduzione del debito.
E hanno ragione. Chiunque conosca un po’ di storia dei grandi debiti sovrani sa che finisce sempre così. Per loro però è più semplice dirlo, perché questa volta non devono farlo.
Ma Christine Lagarde, a leggere bene la sua intervista del 17 a Europe1 dove spiegava il senso di un’analisi del Fondo di tre giorni prima, non ha affondato nulla, contrariamente a quanto scriveva per esempio Lucrezia Reichlin nel fondo del Corriere del 18 luglio.
Come Draghi il giorno prima, diceva che «il principio della riduzione del debito è acquisito, le modalità restano da definire».

Merkel e il dualismo buoni/cattivi

La direttrice del Fmi Christine Lagarde e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Merkel risponde picche a Lagarde, titolavano vari giornali, anche italiani, in questo spicciolo dualismo buoni/cattivi.
Per essere smentiti domenica 19 dalla signora cancelliera.
Merkel, come si vede nell’intervista concessa il 19 luglio alla radio Ard, ha preannunciato le modalità della riduzione del debito: ci saranno riduzioni ma non tagli netti, bensì maggiori dilazioni e condizioni più favorevoli, il che equivale a una riduzione, ma diluita.
DILAZIONI DEI TASSI. Nessun taglio netto e rapido in un’unione monetaria, impossibile dice Angela, ma ulteriori dilazioni e riduzioni dei tassi.
Insomma, un debito spalmato su molti decenni, lasciato ai nostri figli e magari nipoti, e alla fine drasticamente ridotto senza che molti, in definitiva, se ne accorgano, se non i greci.
Merkel non può permettersi una Bild che titola “Regaliamo 40 miliardi alla Grecia”.
ITALIA, CONTI DEBOLI. Ma che fine avrebbero fatto le proposte di riduzioni fiscali avanzate ora dal nostro Renzi se lunedì 13 i leader dei 19 Paesi dell’euro avessero annunciato la riduzione di metà o 40% del debito greco, un’operazione che all’Italia costerebbe attorno ai 20 miliardi? Neanche Roma poteva permetterselo.
Il 20 luglio un comunicato Fmi confermava che il Fondo «è pronto a continuare ad assistere la Grecia nei suoi sforzi per ritornare alla stabilità finanziaria e alla crescita».
Ci vorrà tempo, naturalmente.

Europessimismo, quanti eccessi: vero Fassina?

Stefano Fassina.

Intanto, tenendo sempre a bada le euro illusioni, sarebbe opportuno riflettere sugli eccessi di europessimismo che il luglio greco ha fatto vivere a molti, europei e non.
Colpisce, per restare a casa nostra, la tesi di un politico più che rispettabile come Stefano Fassina, già del Pd.
A suo avviso occorre organizzare una grande Grexit generale.
Dei Paesi del Sud Europa almeno, sembra di capire.
«LAVORO SVALUTATO». Schäuble l’ha capito, la Germania l’ha capito, dice Fassina.
«Il problema è l’euro, regolato dal mercantilismo liberista scritto, a misura dell’interesse nazionale tedesco, nei Trattati. La deflazione continentale non è un accidente. È il risultato fisiologico di un sistema fondato sulla svalutazione del lavoro».
DEFLAZIONE ATLANTICA. Deflazione continentale, cioè economia ferma? Più che continentale: atlantica.
L’inflazione della zona euro era allo 0,2 a giugno e quella americana era allo 0,1 e il primo semestre americano dà una media leggermente sottozero mentre l’area euro è leggermente sopra.
Se la deflazione indica stagnazione, siamo nella stessa barca, anzi un filo meglio.
Quanto al lavoro, la classe media americana non si è mai sentita da 70 anni così minacciata, come la nostra mai si è sentita con l’acqua così alla gola, da 50 anni a questa parte.
E in America, come noto, non c’è la Germania. Allora?
Quanto alla Grexit collettiva, le scelte a gran maggioranza del parlamento di Atene, se servono da esempio, sembrano scoraggiarla.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso