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PIANO DI AIUTI 23 Luglio Lug 2015 1100 23 luglio 2015

Crisi greca infinita: quarto salvataggio necessario

Ok di Atene al pacchetto di riforme. Ma è sufficiente? Pil frenato. Conti in rosso. Ai greci serve già un altro soccorso. Due strade: Grexit di 5 anni o tagli al debito.

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Christine Lagarde, direttrice del Fmi, con Euclid Tsakalotos.

Non si sono ancora concluse le trattative per un terzo bail out (aiuti a un'istituzione insolvente) che già si parla di un quarto piano di soccorso.
Con sintesi brutale Le Monde ha scritto che politici ed economisti sono concordi che «un quarto salvataggio in Grecia appare inevitabile».
RIFORME OSTICHE. Nessuno crede che Alexis Tsipras abbia la forza e la voglia di fare le riforme che non sono riuscite a suoi predecessori che avevano alle spalle governi di larghe intese.
Per ora il premier ha incassato l'ok del parlamento sulle misure poco popolari come il coinvolgimento di azionisti e correntisti nel salvataggio delle banche, il nuovo sistema della giustizia civile in modo da accelerare i processi e ridurre i costi.
Ma c’è la certezza che i nuovi tagli e le nuove tasse imposte dalla Troika ad Atene non riusciranno a riequilibrare i conti pubblici, anzi: soltanto a rallentare l’economia.
SOLDI INSUFFICIENTI. Degli 82 miliardi di euro stanziati dal meccanismo Salva-Stati Esm e dal Fondo monetario internazionale (Fmi) appena un terzo dovrebbe andare al finanziamento di un piano Marshall per la Grecia.
Gli alleati hanno imposto a Tsipras di privatizzare asset per 50 miliardi.
Ma come ha spiegato lo stesso Fmi l’argenteria ellenica, in questa fase, vale - se tutto va bene - poco più di una decina di miliardi.
TRE ANNI NON BASTANO. Nessuno crede poi che bastino i tre anni della durata del piano per ristrutturare la base fiscale e la pubblica amministrazione.
Soprattutto dopo che nei primi sei mesi di vita dell’attuale governo il gettito è crollato del 30%, per l’idea - abbastanza diffusa nel Paese - che un esecutivo di sinistra non fa pagare le tasse.
IL PIL RALLENTERÀ. Se non bastasse, l’organismo guidato da Christine Lagarde ha chiarito ai compagni di viaggio Banca centrale europea (Bce) e Ue che l’ondata di balzelli introdotta da Tsipras (una serie di patrimoniali che colpiscono chi guadagna dai 30 mila euro in su su auto, case e utili d’impresa) servirà soltanto a rallentare il Pil.

Due ipotesi ancora sul tavolo: Grexit e debito ristrutturato

Angela Merkel Wolfgang Schaeuble.

L’ex premier Antonis Samaras - che applicò ricette non meno dure del suo successore - nel quarto trimestre del 2014 riuscì a far uscire il suo Paese dalla recessione, perché i tagli alla spesa erano maggiori delle nuove tasse.
Per questo, dopo il salvataggio sbloccato lunedì 13 luglio, le cancellerie e i think thank dell’area studiano due ipotesi che il bail out sembrava aver spazzato via: la Grexit e una ristrutturazione del debito.
NORD CONTRO SUD. La prima è auspicata in Germania (ma non da Angela Merkel) e nei Paesi del Nord Europa.
L’altra non dispiacerebbe all’Italia e alla Francia, che seppure con economie più strutturate, hanno lo stesso problema ellenico: un debito pubblico insostenibile e troppo costoso da gestire in termini di interessi.
Soltanto Roma ogni anno paga oltre 90 miliardi all’anno ai suoi creditori.
I TEDESCHI FRENANO. Nelle trattative per il terzo bail out Wolfang Schäuble ha dimostrato agli alleati che, in ogni sua mossa, Angela Merkel deve dare conto all’ala più retriva della sua maggioranza e al sistema bancario del Paese.
Il quale non vuole rinunciare al rifinanziamento a zero tassi, garantito proprio dalla forza del Bund rispetto alle altre emissioni dell’area.
SCHÄUBLE INFLESSIBILE. Nell’accordo firmato il 13 luglio l’Europa apre in maniera molto labile alla ristrutturazione del debito.
Il ministro delle Finanze tedesco si batte come un leone contro quella ipotesi.
Anche per questo fa ventilare appena può l’ipotesi di una Grexit temporanea.

Anche Tsipras spera in un quarto salvataggio

Il premier greco Alexis Tsipras con il ministro degli interni Nikos Voutsis.

Schäuble, europeista convinto e assertore di un’Unione stabile e votata alle esportazioni, avrebbe ideato un piano che conviene a tutti.
Come ha spiegato il premio Nobel Paul Krugman, la Germania garantirebbe alla Grecia una moratoria di cinque anni sul rispetto dei parametri europei; eviterebbe una ristrutturazione del debito; darebbe in cambio agli alleati un alleggerimento del rigore, come già avvenuto con le manovre presentate dai singoli Stati nell'autunno 2014 e che hanno visto l’Italia rimodulare e di fatto rallentare la corsa al pareggio di bilancio.
IL FMI: TAGLIO DI 50 MILIARDI. Anche Alexis Tsipras spera in un quarto salvataggio.
E fa pressioni perché questo prenda la forma di un taglio del debito, che secondo il Fondo monetario deve essere almeno di 50 miliardi.
Molti Paesi, come detto, lo appoggiano.
FRANCIA, ASSIST AD ATENE. Tra questi c’è la Francia, che a Bruxelles ha mandato un suo uomo alla guida del ministero degli Affari economici.
Proprio Pierre Moscovici ha confermato: «Un accordo sull'alleggerimento del debito della Grecia potrà essere firmato dopo dopo la stipula di un buon programma».
HAIRCUT O REPROFILING? Da capire, pero, se sarà un haircut - un taglio secco al valore nominale del debito - o un reprofiling - un alleggerimento attraverso tempi più lunghi e interessi più bassi.
Qualcosa in più si capirà quando Tsipras iporterà n parlamento il secondo pacchetto di riforme concordato con i creditori.

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