Unioni civili: Mef, costi 3,5 mln 2016
CONTI 23 Luglio Lug 2015 2208 23 luglio 2015

Unioni Civili? Per il Mef costano poco

Gli oneri complessivi sulle finanze pubbliche sarebbero solo di 3,7 mln nel 2016 e di 6 mln nel 2017.

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I costi delle unioni civili? Saranno tutt'altro che devastanti, nell'ordine di (non tantissimi) milioni e non certo di miliardi.
L'attesa relazione del ministero dell'Economia dà una sponda a chi, a partire dal premier Matteo Renzi, preme per l'approvazione delle unioni civili entro l'anno, smontando uno dei nodi chiave del provvedimento, quello del costo delle pensioni di reversibilità per le coppie gay. Nodo che, tuttavia, per i centristi di Ap resta, al pari di quelli dell'equiparazione al matrimonio e di quello delle adozioni.
AP-PD, ACCORDO LONTANO. Tutti temi sui quali un accordo tra i due alleati di governo non è escluso ma è ancora lontano. E le distanze tra Pd e Ap potrebbero avere conseguenze immediate sui tempi dell'approdo del ddl in Aula al Senato, ipotizzato per l'inizio di agosto ma non ancora, di certo, garantito.
A dare una mano ai sostenitori del ddl Cirinnà (con Micaela Campana tra i primi a esultare) ci pensa il Mef, che nella sua relazione tecnica prevede, come oneri complessivi sulle finanze pubbliche, una somma che va dai 3,7 milioni nel 2016 ai 6 nel 2017 fino ai 22,7 nel 2025.
Somma che include gli effetti sul minor gettito Irpef dovuto alle detrazioni fiscali, sulle maggiori prestazioni per assegni al nucleo familiare (Anf) e sull'aumento dei costi delle pensioni indirette e di reversibilità al compagno superstite.
PENSIONI DI REVERSIBILITÀ PER 30 MILA COPPIE. A usufruire di queste ultime, si legge nella relazione che prende come cifra di riferimento le 67 mila coppie unite civilmente censite nel 2011 in Germania, potrebbero essere alla fine 30 mila coppie, partendo da una cifra iniziale, nel 2016, di 5 mila.
I costi relativi agli assegni familiari dopo gli 0,4 mln del 2016 si dovrebbero stabilizzare sugli 0,6 mln fino al 2025 mentre gli oneri derivanti dalle maggiori detrazioni (che coprono la fetta di costo più corposa) andrebbero dai 3,2 mln del 2016 ai 16 milioni del 2015, si legge nella relazione, che ipotizza l'entrata in vigore del ddl nel 2016.
LA DEADLINE DEL GOVERNO. La deadline del governo - tracciata dallo stesso Renzi - resta infatti quella di un ok definitivo al ddl entro l'anno, nonostante Ap sembri ben lontano dallo scendere dalla trincea.
Giovedì, ad alimentare la polemica di Ap e M5s, è stato il tweet (definito «sconcertante» da Maurizio Sacconi) con cui il ministero ha anticipato la relazione che, nello stesse ore tardava ad arrivare al Senato, portando così alla sconvocazione della commissione Giustizia.

In serata, tuttavia, la relazione del governo è stata trasmessa a Palazzo Madama e, dopo il parere della Bilancio, martedì la commissione potrà iniziare a votare gli emendamenti. Ed è lì che i nodi verranno al pettine.
SACCONI: «COSTI SOTTOVALUTATI». Se dal governo, sui tempi dell'approdo in Aula continua a filtrare «ottimismo» ma anche «realismo» sul timing, Ap con Sacconi, parla di «sottovalutazione» degli oneri da parte del Mef prevedendo un costo si almeno 1,5 mld in 10 anni.
Nel frattempo il Comitato parlamentari per la famiglia, guidato da Alessandro Pagano rilancia un suo ddl alternativo per uno Statuto della convivenza che riconosca «pienamente i diritti individuali delle persone omosessuali» negando qualsiasi ipotesi di equiparazione tra unioni civili e matrimonio contenuta, secondo Ap, nel ddl Cirinnà.
Ed è proprio sul punto del matrimonio che, fanno sapere fonti parlamentari, Pd e centristi potrebbero trovare un punto di accordo, mentre sulla stepchild adoption e sulle estensione dei diritti sociali e fiscali senza alcuna discriminazione sessuale il Pd non è disposto a un compromesso.
Difficile,dunque, che si arrivi a un testo condiviso in toto da Pd e Ap.
SPONDA PD CON SEL E M5S. Del resto, in commissione e anche in Aula i dem possono contare anche sulla sponda di Sel e (con qualche rischio) M5s.
Mentre Angelino Alfano ha già chiarito che le unioni civili non sono in alcun patto di governo, azzerando così qualsiasi ipotesi di frattura dell'alleanza. Se Ap non trasformerà la sua opposizione in deciso ostruzionismo, spiegano ambienti Pd, il ddl potrebbe approdare in Aula già ad agosto. O, con maggiori certezze, alla riapertura a settembre per un ok del Senato a ottobre

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