Scuole Cattoliche 150724191608
LA SENTENZA 24 Luglio Lug 2015 1913 24 luglio 2015

Cassazione: Ici anche per le scuole cattoliche

Gli istituti scolastici religiosi dovranno pagare la tasse. Fidae: «Costretti a chiudere».

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La Cassazione ha deciso che anche le scuole cattoliche dovranno pagare l'Ici.

Questa Ici s'ha da pagare.
La Cassazione lo ha detto chiaro e tondo: la tassa deve essere versata anche dalle scuole gestite da enti religiosi.
Non spiccioli se si considera che il mancato introito generato dalle esenzioni Ici al Vaticano (quindi non solo le scuole ma anche gli altri esercizi commerciali della Chiesa) nel 2005 ammontava a più di 400 milioni - secondo una stima dell'Anci - e nel 2011 sfiorava i 700.
LA DENUNCIA DI FIDAE. Durissima la replica di don Francesco Macrì, presidente della Fidae, Federazione istituti di attività educative. «Sono sentenze che lasciano interdetti, perché costringeranno le scuole paritarie a chiudere», ha tuonato dai microfoni di Radio Vaticana commentando la sentenza che ha riconosciuto la legittimità della richiesta del pagamento dell'Ici, avanzata dal Comune di Livorno nel 2010, agli istituti scolastici gestiti da enti religiosi, in riferimento agli anni dal 2004 al 2009.
«Sono scuole che hanno già dei bilanci profondamente in rosso», ha sottolineato il sacerdote, «scuole che allo Stato costano quasi nulla, pur garantendo un servizio alla nazione equiparabile a quello statale. Quindi, di fronte a queste sentenze, si rimane senza parole».


«SVOLGONO UN SERVIZIO ALLA NAZIONE». In Italia, ha continuato il presidente della Fidae, «ci troviamo nella condizione che le istituzioni non riconoscono il servizio nella direzione del bene comune, svolto da queste scuole. A differenza di quanto capita in Europa, dove le scuole paritarie vengono sostenute in tutti i modi - sotto il profilo legislativo, sotto il profilo economico, sotto il profilo fiscale - in Italia, in tutte queste direzioni, vengono continuamente penalizzate, quindi costrette a sparire».
NEL 2015 ALLE PARITARIE 471 MLN. E dire che nel 2015, il contributo per le paritarie sarà di 471,9 milioni di euro. Ancora troppo pochi, secondo la categoria, visto che i finanziamenti sono scesi di 22 milioni rispetto al 2014 e 27 milioni rispetto al 2013.
Alla domanda sul perché, secondo le scuole paritarie, non sia giusto equiparare gli istituti scolastici a un'attività commerciale, don Macrì ha risposto che «il profitto nelle scuole, che non siano i cosiddetti diplomifici, non esiste. Queste scuole finora sono sopravvissute perché sostenute dai religiosi - preti o suore - che lavorano a titolo completamente gratuito».
Certamente le famiglie pagano qualcosa, ha ammesso il religioso. «Quindi c'è un passaggio di denaro dalla famiglia verso queste istituzioni scolastiche. È un'istituzione scolastica, però, che pur essendo gestita da un privato, svolge una funzione pubblica nell'interesse pubblico. È un concetto che in Italia fa fatica ad entrare nella testa di chi governa le istituzioni».

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