Economia 28 Luglio Lug 2015 1609 28 luglio 2015

Meterie prime, ecco perché crolla il prezzo

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Vincenzo Longo La crisi cinese affossa il prezzo delle commodity. L’indice Shanghai Composite è arrivato a perdere recentemente l'8,5%, registrando la peggior performance da febbraio 2007. Adesso a pesare sul mercato sono stati i timori secondo cui il governo cinese sarebbe pronto a eliminare le misure straordinarie adottate per arginare le vendite che hanno colpito gli indici di Shanghai e Shenzhen a cavallo tra giugno e luglio. Per ora la preoccupazione degli analisti è solo per i mercati finanziari, su cui si è formata una vera e propria bolla negli ultimi 12 mesi. Ma i primi effetti si sono riverberati anche sulle materie prime come petrolio e rame di cui il gigante asiatico è uno dei principali importatori. RALLENTA LA DOMANDA CINESE DI PETROLIO. Il crollo dei prezzi delle materie prime ha fatto finire sotto pressione tutte le commodity currency e il petrolio non rimane immune da questa tendenza tanto che l’indice Bloomberg Commodity Index ha aggiornato i minimi dopo 13 anni. «L'eccesso di offerta, già presente sul mercato primario, potrebbe aggravarsi in concomitanza con un rallentamento della domanda cinese. I prezzi del greggio sono pertanto destinati a scendere ancora, almeno sino ai minimi toccati a inizio anno», ha spiegato Vincenzo Longo, market strategist di IG "il Brent è tornato ai minimi da inizio aprile, raggiungendo quota 53,50 dollari/barile, mentre il WTI si è fermato a 47,30 dollari. RAME IN SCIVOLATA, L'ORO TIENE. Anche il rame ha subito un crollo verticale. Al London Metal Exchange il prezzo è sceso al livello più basso dal 2009 - 5.164 $/tonnellata per il contratto a tre mesi - arretrando insieme a tutti gli altri non ferrosi. Al contrario l’oro non si è fatto travolgere dalla caduta della Borsa di Shanghai. Mentre il listino cinese cedeva l’8,5%, il lingotto è anzi rimbalzato sopra 1.100 dollari l’oncia. A sostenere l’oro possono aver contribuito anche ricoperture dei fondi, che al Comex per la prima volta da un decennio al Comex sono posizionati in prevalenza “corti”, ossia alla vendita. C’era peraltro molto movimento anche tra le opzioni, in vista della scadenza oggi di molti contratti con strike price 1.125 e 1.100 dollari e della riunione del comitato monetario della Federal Reserve, che si concluderà mercoledì 29 luglio. D. Perché il prezzo delle materie prime sta crollando? R. Le materie prime sono finite sotto pressione nelle ultime settimane a seguito dei dubbi che stanno affiorando sulla tenuta della Cina. Le turbolenze che hanno interessato i mercati finanziari cinesi hanno riportato in auge i timori sul repentino rallentamento della crescita nella seconda economia del mondo. A conferma di ciò, sono arrivate alcuni dati macro che non sembrano aver convinto gli operatori, tra cui il Pmi manifatturiero e quello sul fatturato delle imprese. D. Quanto pesa la situazione cinese sul mercato delle commodity? R. La Cina è tra i principali Paesi che importa più materie prime a livello mondiale. Su alcuni metalli, come il rame e l’oro, così come sul petrolio, il gigante asiatico è al primo posto come importatore a livello globale. Gli operatori si aspettano che la domanda di tali materie prime risentirà in maniera sensibile delle tensioni sui mercati finanziari e dei dati deboli dell’economia reale. D Ci sono altri fattori per giustificare l'affossamento dei prezzi? R.  Sì, soprattutto nel caso del petrolio. In questo caso l’equilibrio tra domanda e offerta risulta già fortemente sbilanciato a favore di quest’ultimo a causa dei livelli alti di produzione dei Paesi OPEC e dello sviluppo dello shale oil negli Stati Uniti. La situazione non migliora sicuramente se consideriamo il recente accordo storico siglato tra l’Onu e l’Iran, che riverserà sul mercato milioni di barili di greggio in questo momento bloccati nei magazzini iraniani. Ecco perché, al di là del rischio Cina, sul petrolio le aspettative rimangono ancora pesantemente ribassiste. D. Per quale motivo l'oro non ha subito le stesse variazioni delle altre materie prime? R. In realtà le quotazioni dell’oro hanno già risentito pesantemente di questi cali la scorsa settimana. Tra l’altro il prezzo del metallo giallo rimane ora in prossimità dei minimi degli ultimi 5 anni, in area 1.077 dollari/oncia. In tal caso le tensioni in Cina agiscono in maniera contrapposta: da un lato, il depauperamento della classe media cinese – a seguito delle perdite sugli investimenti in borsa -  dovrebbero ridurne la domanda di preziosi. Dall’altro le tensioni in Cina spolverano la funzione di bene rifugio dell’oro. Ecco perché tutto sommato rimane a galla la quotazione dell’oro. D. Domani, mercoledì 29 luglio, si conclude la riunione della Fed. Quali possono essere i possibili scenari? R. Se la Banca centrale americana dovesse mostrarsi convinta nel portare avanti il rialzo dei tassi ad ogni costo, il dollaro potrebbe rafforzarsi in maniera sensibile, aggiungendo ulteriori pressioni ribassiste a tutte le commodity. Se nel comunicato, invece, la Fed dovesse citare le recenti turbolenze in Cina o il repentino calo del petrolio come fattori di rischio per l’economia Usa, ecco che allora gli operatori potrebbero interpretare queste parole come un atteggiamento più cauto per un rialzo dei tassi. In questo caso, il dollaro dovrebbe perdere terreno e favorire uno spunto per un recupero alle materie prime.

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