Economia 30 Luglio Lug 2015 1456 30 luglio 2015

Eni, l'utile cala a 0,11 miliardi

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Claudio Descalzi L'Eni chiude il secondo trimestre con un risultato netto in perdita di 0,11 miliardi e un utile netto adjusted che crolla dell'84% a . Lo annuncia il gruppo petrolifero che nel semestre registra un utile netto di 0,59 miliardi (-70%) e un utile netto adjusted di 0,79 miliardi (-62%). Sulla base dell'esame dei risultati del primo semestre 2015 e delle previsioni per l'intero esercizio, la proposta di acconto dividendo al cda del 17 settembre 2015 sarà di 0,40 euro per azione (0,56 nel 2014) da mettere in pagamento a partire dal 23 settembre 2015 con stacco cedola il 21 settembre 2015», ha fatto sapere Eni. DESCALZI: 5,7 MILIARDI DI CASH FLOW. «Ottimi risultati industriali in tutti i business che ci hanno consentito di rivedere al rialzo alcuni degli obiettivi del piano strategico». Lo afferma l'ad dell'Eni Claudio Descalzi, aggiungendo che anche grazie alle rinegoziazioni dei contratti gas e al riassetto degli impianti di raffinazione è stato possibile «limitare gli effetti della caduta dei prezzi degli idrocarburi, sia in termini economici, sia in termini di cassa. Nonostante il dimezzamento del prezzo del barile, abbiamo conseguito 5,7 miliardi di cash flow». OTTIMI RISULTATI INDUSTRIALI: CRESCITA PRODUTTIVA RECORD. «Nel settore upstream - prosegue Descalzi - abbiamo raggiunto una crescita produttiva record e abbiamo contenuto significativamente i costi. Inoltre, il recente avvio della produzione del campo di Perla, in Venezuela, e l'ormai prossimo avvio di Goliat, in Norvegia, forniranno un contributo importante nella seconda parte dell'anno. I business del middownstream hanno tutti ottenuto risultati positivi, grazie ai forti progressi nel riassetto dei nostri impianti di raffinazione e petrolchimici, al successo nelle rinegoziazioni dei contratti gas e agli ulteriori interventi sull'efficienza. Si tratta di «un risultato particolarmente rilevante, dato che operiamo in un settore che oggi ha come principale sfida proprio l'autofinanziamento degli investimenti. Questi risultati superiori alle attese ci consentono di confermare la proposta al CdA al prossimo 17 settembre di un acconto dividendo pari a 0,40 euro per azione». PESA IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO. La performance, spiega il gruppo, "è stata penalizzata dal crollo delle quotazioni del petrolio, che ha determinato la contrazione dei ricavi del settore E&P (esplorazione e produzione) nonché dal peggioramento dei risultati di Saipem in considerazione del debole scenario del settore petrolifero". In particolare, il settore E&P ha registrato un utile operativo adjusted in calo del 48% su trimestre e del 61% su semestre e quello ingegneria e costruzioni ha riportato una perdita operativa adjusted di 740 milioni di euro nel trimestre e di 580 nel semestre. Si tratta di elementi negativi che, però, "sono stati parzialmente compensati dalla crescita delle produzioni, dal deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro e dal miglioramento dei risultati dei business raffinazione e chimica grazie alle azioni di efficienza e ottimizzazione che unite alla ripresa dei margini hanno consentito il ritorno alla redditività". Le altre voci finanziarie del trimestre vedono un utile operativo adjusted (esclusa Saipem), in calo del 41% a 1,50 miliardi (-51% a 2,91 miliardi nel semestre), con gas & power, raffinazione e chimica positivi in entrambi i periodi. Considerando invece anche Saipem l'utile operativo adjusted è in flessione del 72% a 0,76 miliardi nel trimestre e del 63% a 2,33 nel semestre. L'utile netto adjusted esclusa Saipem si attesta rispettivamente a 0,45 miliardi (-46%) e a 1,05 miliardi (-47%). Il flusso di cassa netto dell'attività operativa, che nel primo semestre è stato di 5,68 miliardi, e gli incassi da dismissioni (0,64 miliardi) hanno coperto buona parte dei fabbisogni per il pagamento dei dividendi (2,02 miliardi) e gli investimenti del periodo (6,24 miliardi).

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