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LO SPORTELLO 31 Luglio Lug 2015 0900 31 luglio 2015

Finanza comportamentale: sfida psicologica alla banca

Capire le ragioni dietro gli investimenti aiuta a essere consapevoli delle scelte.

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Prelievo allo sportello automatico di una banca.

La natura della psicologia degli investimenti e della finanza comportamentale.
Da sempre, nella formazione degli operatori della finanza (e non dei risparmiatori), viene dato un giusto peso alle nozioni economiche e finanziarie che concorrono alla formazione dei prodotti che vengono collocati.
Negli ultimi anni, però, una serie di studi ha messo in luce quella che potremmo chiamare finanza ingenua o, più tradizionalmente, finanza comportamentale.
L'ANALISI È MENTALE. Si tratta, in sostanza, dell’analisi dei modelli mentali con cui i profani si rappresentano il rischio connesso agli investimenti e delle motivazioni che guidano le decisioni in questi ambiti, oltre che dell’esame dei loro comportamenti effettivi.
Il termine finanza comportamentale sottolinea, per ragioni retoriche, soltanto questo ultimo aspetto.
Tuttavia i comportamenti dei risparmiatori non sono casuali o irrazionali.
Sono sistematici e guidati dalle loro procedure cognitive.
OCCHIO ALLE TRAPPOLE. Il lavoro degli studiosi di psico-economia ha evidenziato come le modalità quotidiane di presa di decisione e le emozioni così innescate possano sfociare in quelle che potremmo definire trappole cognitive o “tunnel”: una volta che un problema è stato impostato in un certo modo è difficile sfuggire, sul piano comportamentale, a una serie di conseguenze.
I BANCARI SANNO MUOVERSI. È bene sapere però che i bancari (gestori e management) sono consapevoli del formarsi di tali conseguenze per “sfruttarle” e non per impostare meglio un dialogo e mantenere una relazione sana e trasparente con il cliente.
La consapevolezza di questo stato di cose sta emergendo in coloro che, pur non essendo psicologi cognitivi, si dedicano allo studio delle decisioni e dei comportamenti dei profani sui mercati.
FOCUS SUI COMPORTAMENTI. In questo periodo estivo-feriale la rubrica Lo sportello si propone appunto di illustrare, in modo non tecnico ma approfondito, tutti gli argomenti più rilevanti dal punto di vista delle applicazioni della finanza comportamentale.
Andrea Beltratti, professore alla Bocconi, anni fa ha sottolineato giustamente come alcuni risultati di questa disciplina siano sorprendenti: mostrando per esempio che la scelta di allocazione di portafoglio di un sottoscrittore a un piano pensionistico è influenzata dalle modalità di offerta.
OBBLIGAZIONI O AZIONI? Se il prodotto comprende la scelta tra due fondi azionari e due fondi obbligazionari la scelta finale prevalente sarà un investimento del 50% in titoli azionari.
Ma se il prodotto comprende tre fondi azionari e uno obbligazionario, la scelta finale sarà probabilmente un investimento del 75% in titoli azionari.

Siamo schiavi di contesti in cui ci troviamo a decidere

Cercheremo qui di spiegare la natura di tali scelte, determinata sia dall’influenza di fattori contingenti sia dalla forza di meccanismi cognitivi che ci rendono schiavi degli specifici contesti in cui ci troviamo a decidere.
Sempre in linea con questo modo di pensare, Beltratti ricorda che altre analisi mostrano che le persone tendono a dare troppo peso alle singole notizie, senza porle in contesti più ampi.
Oppure che gli investitori odiano vendere i titoli in perdita.
L’elenco è lungo: si tratta di elementi che suscitano interrogativi, ma che, allo stesso tempo, ci aiutano a comprendere le possibili motivazioni di certi eventi.
REAZIONI 'DI PANCIA'. Per esempio, martedì 27 maggio 2003 sono usciti dati migliori delle attese sulla fiducia dei consumatori e la vendita di case, provocando un entusiasmo d’altri tempi e una crescita dei mercati americani del 3%.
È possibile che qualcuno si sia dimenticato di porre questa notizia nel contesto di una situazione generale ancora negativa dal punto di vista congiunturale e abbia erroneamente pensato che l’arrivo di una rondine abbia portato la primavera?
SCELTE QUASI INSPIEGABILI. Cercheremo in questa rubrica non tanto e non solo di rispondere a interrogativi del genere, ma di fornire gli strumenti più generali per analizzare i meccanismi e le motivazioni che innescano scelte altrimenti inspiegabili.
Ciò è utile non solo per capire come funzionano di fatto le menti degli investitori, e i loro conseguenti comportamenti, ma anche per evitare di buttare tutto ciò che non è spiegabile con l’approccio tradizionale in un grande cestino chiamato “irrazionalità delle scelte finanziarie degli individui” che le banche conoscono bene.
RAZIONALITÀ DIVERSA. Esse obbediscono, come vedremo, a una razionalità diversa, spesso funzionale alla quotidianità ma talvolta fuorviante nei contesti economici.
La finanza comportamentale non si limita ad analizzare e a cercare di capire a posteriori quello che è successo.
Se così fosse si tratterebbe di una disciplina storica.
Aspira anche, come un qualsiasi sapere scientifico, a proiettare i suoi principi nel futuro e, quindi, a prevedere alcune tendenze date le condizioni realizzatesi in passato.

Difesa nella gestione dei rapporti con la banca

Ha scritto anni fa sempre Andrea Beltratti: la finanza comportamentale può aiutarci a comprendere perché i mercati azionari siano da qualche tempo in un trading range abbastanza ristretto.
Gli investitori che hanno comprato nel corso del 2002 e che hanno visto il valore dei loro risparmi scendere sino all’inizio del 2003 si saranno forse rifiutati di vendere in perdita ma, a meno che non siano diventati ottimisti sul futuro, tenderanno ad approfittare di ogni piccolo rally di mercato per rialleggerire le posizioni spuntando un piccolo guadagno.
Questo costituirebbe un ostacolo significativo alla crescita futura dei mercati, il cui andamento potrebbe essere ostacolato dalla presenza di investitori pentiti che non vedono l’ora di uscire da un asset class che ha mostrato di poter dare delusioni anche in presenza di prezzi di acquisto che sembravano interessanti.
NOZIONI BASE UTILI. Al di là di previsioni contingenti di tale tipo, fornire informazioni basiche nel campo della finanza comportamentale è essenziale per impostare l’azione di “difesa nella gestione dei rapporti con la banca”.
In questa rubrica inizieremo con le nozioni di base, e cioè il concetto di utilità attesa e di propensione al rischio.
Mostreremo i diversi atteggiamenti nei confronti del rischio in condizioni soggettive di guadagno o di perdita.
Passeremo poi in rassegna i meccanismi mentali connessi a fenomeni noti, come il premio al rischio e la teoria del portafoglio.
ERRORI E BILANCI MENTALI. Analizzeremo le conseguenze della nozione di bilancio mentale, di baldanza cognitiva (over confidence), di correlazione illusoria, gli effetti chiamati scelte locali, e la variante borsistica dell’errore fondamentale dell’attribuzione.
Seguiranno poi i meccanismi della focalizzazione, del rimpianto e della dissonanza cognitiva.
Particolare attenzione sarà dedicata all’applicazione di tali nozioni alla psicologia degli investimenti.

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