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LA RELAZIONE 1 Agosto Ago 2015 1319 01 agosto 2015

Corte dei Conti, allarme fisco Comuni

In 3 anni tasse Comunali cresciute del 22%. «L'autonomia così non funziona».

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L'ingresso della Corte dei Conti.

Questo federalismo non funziona. La crescita dell’autonomia finanziaria dei Comuni, infatti, non sembra aver prodotto alcun beneficio né sui servizi, né sui consumi e sull'occupazione locale. Anzi. Ha portato solo a una tassazione maggiore.
A dirlo è la Corte dei Conti nella sua relazione sulla finanza locale. Un allarme che arriva 24 ore dopo quello sulle Province, le cui risorse, a riordino non concluso, rischiano di non bastare a «garantire servizi di primaria importanza». Senza interventi «la forbice tra risorse correnti e fabbisogno tende a una profonda divaricazione, difficilmente sostenibile per l'intero comparto».
IN 4 ANNI TAGLI PER 8 MLD. Lo stesso vale per i Comuni. In quattro anni, dal 2010 al 2014, i Comuni hanno subito tagli per circa 8 miliardi, compensati da «aumenti molto accentuati» delle tasse locali «per conservare l'equilibrio in risposta alle severe misure correttive del governo».
PESO FISCALE AI LIMITI. La relazione sulla finanza locale parla chiaro: oggi il peso del fisco è «ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali».
Basta dire che nell'ultimo triennio, le imposte comunali sono cresciute del 22%: si è passati dai 505,5 euro 2011 ai 618,4 euro pro capite 2014.
PENALIZZATE LE CITTÀ. Maglia nera per le città: nei Comuni con più di 250 mila abitanti la pressione arriva a 881,94 euro a testa. Non se la passano meglio i Comuni tra i 60 mila e i 249 mila abitanti in cui la pressione procapite si aggira sui 649,69 euro. Infine nei Comuni fino ai 1.999 abitanti si paga 628 euro.
Dato, questo, «indicativo di come il livello penalizzante della pressione fiscale nei piccoli centri sconti le differenze di base imponibile (e quindi la minore capacità fiscale) che, a fronte delle più che incisive misure correttive sui livelli di disponibilità finanziarie indispensabili a garantire servizi essenziali, hanno determinato una 'rincorsa' all'esercizio del massimo sforzo fiscale».
ISOLE: INCREMENTO DEL 93,62%. La quota più bassa di riscossione fiscale si registra nei Comuni tra 5 e 10 mila abitanti (511,76 euro procapite) e comunque tutte le fasce intermedie si collocano sotto i 600 euro a testa.
Preoccupante la situazione nelle Isole dove si registra un incremento del 93,62%. Insieme col Sud sono anche le aree dove maggiore è stata la riduzione dei trasferimenti (rispettivamente -49,5% e -34,6% tra 2011 e 2014).
L'AUTONOMIA NON HA PRODOTTO BENEFICI. Per la Corte la crescita dell’autonomia finanziaria degli enti non sembra aver prodotto alcun beneficio, né sui servizi, né sui consumi e sull'occupazione locale, in assenza «di una adeguata azione di stimolo derivante dagli investimenti pubblici».
Andrebbe dunque «recuperato il progetto federalista che lega la responsabilità di "presa" alla responsabilità di "spesa", realizzando una necessaria correlazione tra prelievo e impiego». Progetto «a cui è sicuramente funzionale la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, necessaria per superare definitivamente il criterio della spesa storica, ma che i più recenti interventi normativi non sembrano sostenere adeguatamente, andando nella direzione di una maggiore flessibilità dei bilanci, di una effimera ricostituzione della liquidità con oneri di rimborso a lunghissimo termine e di un alleggerimento degli oneri connessi alla neonata disciplina dell’armonizzazione contabile».
RISANAMENTI INUTILI. La dinamica delle entrate locali, è l'analisi dei magistrati contabili, è dovuta principalmente a due fenomeni: «Il deterioramento del quadro economico, con effetti penalizzanti soprattutto sul gettito risultante dalle più ridotte basi imponibili» e dalle «numerose manovre di risanamento della finanza pubblica, i cui effetti prodotti dal disorganico e talvolta convulso succedersi di interventi sulle fonti di finanziamento degli enti locali hanno determinato forti incertezze nella gestione dei bilanci e nella formulazione delle politiche tributarie territoriali».

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