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FINANZA 3 Agosto Ago 2015 1926 03 agosto 2015

Grecia, la Borsa crolla: le cose da sapere

I listini di Atene vanno a -16%. I titoli degli istituti di credito raddoppiano le perdite a -30%. E sono ormai spazzatura. Così la speculazione gioca sul futuro greco.

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Gli 86 miliardi promessi dalla Troika non arriveranno prima di un mese.
Intanto Atene sembra sprofondare come nei giorni in cui il default sembrava un’opzione ormai prossima.
Lo sciopero dei medici di base rende (almeno per il momento) un rischio insostenibile ammalarsi. Perché si viene curati soltanto pagando i contanti.
Dell’economia reale è rimasta talmente poco che a luglio l’indice sul manifatturiero (che nel Paese ha un peso non certo rilevante) è crollato di 16 punti (dal 46,9 di giugno al 30,2).
LA DEFLAGRAZIONE DELLA BORSA. Soprattutto quella odierna passerà alla storia come la giornata della deflagrazione della Borsa dopo un mese di congelamento: ha aperto perdendo 23 punti percentuali, ha chiuso recuperando un po’, ma sempre lasciando sul terreno 16,2 punti.
Per la cronaca gli altri listini d’Europa non hanno registrato grandi ripercussioni per il crollo di Atene.
Questo perché dal luglio scorso - quando la locale autorità dei mercati e la Troika imposero ad Alexis Tsipras di chiudere la Borsa - sono cambiate tante cose.
Intanto, in quei giorni, il premier greco aveva respinto il piano di rigore imposto dai creditori e rimesso la decisione sul da farsi al suo popolo indicendo un referendum. Consultazione che è stata a dir poco stravolta, visto i sacrifici accettati dal premier.
Soprattutto in questo lasso di tempo le Borse europee, anche perché ai massimi, hanno registrato fortissime oscillazioni, che invece il listino ellenico aveva evitato, proprio sfruttando la chiusura.
TROPPI ORDINI DI VENDITA CONGELATI. Di conseguenza sono entrati gli ordini di vendita congelati, creando un paradossale (almeno in questo) livellamento delle condizioni finanziarie tra la Grecia e i suoi riottosi partner.
Operatori e analisti avevano messo in conto una giornata di lacrime e sangue, con bassissima attività. Mentre la risposta delle altre piazze finanziarie dimostra che il mercato ormai considera chiusa l’ipotesi Grexit e non considera più credibile il rischio contagio.

Tsipras spinge per anticipare gli aiuti Ue

Alexis Tsipras, leader di Syriza.

Eppure sarebbe un errore ridurre tutto al semplice dei corsi borsistici tra Atene e le altre piazze finanziarie del Vecchio. Il listino greco vale meno di 20 miliardi (e nell’ultima seduta ne ha bruciati quasi due), ma a peggiorare il suo stato di salute c’è il fatto che per un quinto del suo valore è legato alle fluttuazioni degli istituti bancari, che hanno perso mediamente il 30% e che in Grecia sono tenuti in vita artificialmente dalla Bce attraverso gli 86 miliardi forniti mensilmente attraverso il fondo d’emergenza Ela. In più la loro attività è frenata dai limiti alla circolazione di capitali imposta dal governo, le perdite sfiorano i 100 miliardi, gli incagli sfiorano il 40% degli asset in portafoglio.
I TITOLI DELLE BANCHE? SPAZZATURA. In quest’ottica i loro titoli sono spazzatura. E come tali li trattano gli investitori internazionali. Nei mesi scorsi le realtà più aggressive e spregiudicate come il fondo Pimco hanno rastrellato queste azioni, giocando su prezzi bassi, alte fluttuazioni e la possibilità di “ricoprirsi” mettendo denaro sugli Etf (gli indici che ripetono le quotazioni borsistiche) quotate a Wall Street.
Ma adesso le condizioni sono cambiate, a meno che il governo non riesca a farsi anticipare fondi dai creditori sulle banche.
Tsipras e la Troika hanno concordato che almeno 10 miliardi degli 86 del terzo salvataggio finiranno proprio alle banche e saranno usate per la loro ricapitalizzazione.
Contemporamente gli istituti si sono visti vincolare una parte (circa un quinto) dei 50 miliardi, che si vogliono incassare dalle privatizzazioni.
Non a caso nelle ultime settimane il premier e il sistema creditizio hanno spinto per ottenere un largo anticipo. Richiesta respinta dalla Germania, secondo la quale è sufficiente il supporto della Bce attraverso l’Ela.
IPOTESI BAD BANK SUL MODELLO SPAGNOLO. Paradossalmente le tensioni sui mercati aiutano Tsipras. Che al riguardo avrebbe un piano molto ambizioso e che consta di due parti. In primo luogo lavora per fondere i principali quattro gruppi del Paese (Alpha Bank, Piraeus Bank, Eurobank e National Bank of Greece) per creare due campioni nazionali. Sull’altro versante starebbe valutando di utilizzare parte dei fondi della Troika per creare una bad bank sul modello spagnolo e “comprare” titoli spazzatura e sofferenze in pancia agli istituti ellenici.
Va da sé che in questo scenario le banche di Atene tornerebbero a essere appetibili. Sarebbero alleggerite del forte indebitamento e potrebbero avere più munizioni per l’economia reale, cioè per prestare soldi a famiglie e imprese. Attività fondamentali in un Paese dove è molto forte il terziario.
Al riguardo è utile quanto fatto presente dagli economisti di Markit, che hanno spiegato il crollo della fiducia delle piccole e medie imprese con il fatto che molti imprenditori si sono lamentati perché la chiusura delle banche e le restrizioni al capitale hanno ostacolato le attività di business delle loro aziende.
Non a caso in molti si sono rivolti a banche online della Bulgaria, della Romania o dalla Serbia.
A riprova che - se ripulito - il mercato bancario ha un futuro pure in Grecia.

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