Economia 12 Agosto Ago 2015 0146 12 agosto 2015

La Cina svaluta ancora lo yuan

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Nuovo calo della valuta cinese. Lo yuan si è di nuovo indebolito oggi all'apertura dei mercati asiatici, dopo la svalutazione di ieri, 11 agosto. La banca centrale cinese, la People's Bank of China, ha infatti limato ulteriormente il valore di riferimento dello yuan, sforbiciandolo di un ulteriore 1,62% dopo il taglio di ieri, che è stato dell'1,9%. LA BANCA CENTRALE CINESE: LO YUAN SI STABILIZZERA'. La Banca centrale cinese precisa che alla luce della situazione dell'economia interna e internazionale non ci sono ragioni economiche per una continua svalutazione dello yuan. In altre parole lo yuan si stabilizzerà. Secondo la Pboc la volatilità del renminbi potrebbe aumentare nel breve periodo, in attesa che si trovi un equilibrio sul mercato dei cambi, ma dovrebbe diventare «ragionevolmente stabile» dopo una fase di aggiustamento. Pochi minuti dopo aver abbassato il dell'1,6% il cambio dello yuan sul dollaro, la Banca centrale è intervenuta con un comunicato per affermare che «ci sarà un breve periodo di adattamento» al suo nuovo meccanismo di fissazione del prezzo dello yuan e che le fluttuazioni sono «un fenomeno normale». La Pboc ha anche spiegato che la decisione di svalutare nuovamente la sua moneta, dopo il taglio dell'1,9% deciso ieri, è legato al valore di chiusura sul mercato nazionale (6,3231 sul dollaro). «Se la chiusura del giorno precedente devia significativamente dalla parità centrale di quel giorno, la parità centrale del giorno seguente varierà... di conseguenza» afferma la banca centrale. «Ci vorrà qualche tempo per gli operatori di mercato per aggiustare la quotazione e le prassi di scambio, come pure per esplorare e trovare un equilibrio nel prezzo». Questo può condurre «potenzialmente a una significativa fluttuazione della parità centrale dello yuan nel breve termine» ma dopo un periodo di aggiustamento i movimenti giornalieri e la parità «convergeranno verso un'area ragionevolmente stabile». Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Pboc sarebbe intervenuta sul mercato per sostenere lo yuan vendendo dollari quando il biglietto verde è salita fino a 6,43 sulla valuta cinese. Lo yuan può oscillare al massimo del 2% rispetto alla parità centrale fissata dalla Pboc (oggi pari a 6,3306 yuan per dollaro).

Il dong può avere una oscillazione del 2% contro il precedente 1% rispetto al livello fissato dall'autorità monetaria di Hanoi. NUOVO CALO DI GREGGIO E ORO. E IL VIETNAM SVALUTA IL DONG. Non si ferma la caduta del prezzo del petrolio. Il greggio Wti cede lo 0,5% a 42,89 dopo che ieri era scivolato di oltre il 4% toccando i minimi degli ultimi 6 anni. Nuovo calo anche per l'oro: le quotazioni  con consegna immediata scendono dello 0,4% a 1103 dollari l'oncia. Perde quota anche l'argento (-1% a 15,20). Intanto il Vietnam ha allargato la banda di oscillazione della sua moneta, il dong, per poterla indebolire dopo la svalutazione operata dalla Cina ed evitare gli «impatti negativi e mantenere la competitività». Il dong può avere una oscillazione del 2% contro il precedente 1% rispetto al livello fissato dall'autorità monetaria di Hanoi. La moneta vietnamita quest'anno è scesa del 3% (ora quota a 22,040 sul dollaro) a fronte del calo del 10% della valuta dell'Indonesia e del 13% della Malesia.

Per l'agenzia di rating la mossa ha un senso economico e non è l'inizio di una guerra sulle valute. PER S&P LA DECISIONE E' UNA RIFORMA STRUTTURALE. L'agenzia di rating Standard & Poor's difende la decisione della Banca centrale cinese di rendere più flessibile il cambio: «ha un senso economico e non è l'inizio di una guerra sulle valute o un tentativo di rianimare la crescita». La mossa cinese «è più una riforma strutturale che una svalutazione competitiva» e probabilmente è più legata ad una «correzione tecnica» finalizzata a «migliorare il funzionamento del mercato» oppure è un tentativo di «soddisfare le condizioni del Fondo monetario internazionale per affiancare lo yuan alle altre valute del paniere Sdr (euro, yen, sterlina e dollaro). Secondo gli analisti di S&P «non convince l'idea che la Cina stia tentando di spingere la crescita svalutando la propria moneta», dal momento che «le esportazioni dipendono più dalla domanda estera e quindi i tassi di cambio giocano un ruolo secondario». La mossa della Cina, infine, «difficilmente è stata motivata dai deboli risultati di luglio», valori che «sono fiacchi da un po' di tempo». La decisione arriva quindi «in tempi opportuni» e consente a Pechino di poter affermare di aver fatto quello che hanno più volte chiesto il Fmi ed il Tesoro Usa.

Washington vorrebbe un cambio libero entro due o tre anni. UNA MOSSA BENVENUTA PER L'FMI IN VISTA DEL LIBERO CAMBIO. Il fondo monetario internazionale definisce quella della Cina «una mossa benvenuta» perché dà più spazio alle forze di mercato in vista di un regime di cambio libero che Washington vorrebbe «entro due o tre anni». A Washington sanno la decisione è stata presa solo ora che Pechino ha bisogno di svalutare per sganciarsi da un dollaro in rafforzamento. Il Fondo menziona il dialogo sull'ingresso nel paniere Sdr (diritti speciali di prelievo), che è facilitato da un cambio più aperto alle forze di mercato. Gli Sdr sono una sorta di "riserva valutaria" internazionale che però non è molto utilizzata ma Pechino sa che entrare a farne parte ha un alto valore simbolico: certificherebbe che lo yuan è una valuta globale al pari del dollaro. Uno documento del Fmi di qualche settimana fa mostrava che la Cina è vicina al soddisfare i criteri per entrare nel Club (essere uno dei principali esportatori e avere una valuta utilizzabile liberamente). Il Fmi, che pianificava una revisione del paniere Sdr a fine anno, potrebbe rinviare la decisione al settembre del 2016.

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