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CONTI 12 Agosto Ago 2015 1138 12 agosto 2015

Non solo Renzi: i governi giocano coi fondi pubblici

Risorse per la formazione al Jobs Act. Quelle per le aree sottoutilizzate alla Cig. E 9 mln per la Terra dei Fuochi all'Expo. Così Palazzo Chigi fa quadrare i conti.

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Matteo Renzi.

Nella Prima Repubblica c’era la mitica commissione Bilancio.
Qui – soprattutto nelle ore precedenti allo sbarco delle Finanziarie in parlamento – i soldi passavano in un baleno da una voce di spesa all’altra.
Nella Seconda Repubblica i partiti (di sinistra e di destra) si affidavano alla lotta all’evasione: ogni anno alzavano l’asticella dei fondi da recuperare dal sommerso in manovra, ben sapendo che sarebbe stato impossibile farlo.
Poi, in fase di correzione di bilancio, quei soldi venivano recuperati, sottraendoli ai fondi per le opere pubbliche. Non a caso congelate nell’ultimo ventennio.
L'EMERGENZA È IMPOSTA DALLA CRONACA. È una prassi consolidata nella storia Repubblica, che si conferma anche oggi con il renzismo: l’agenda dei governi segue le emergenze imposte dalla cronaca, così la politica è costretta a giocare con i fondi pubblici: li prende agli enti locali, li sposta sull’emergenza maltempo, quindi li riporta sul welfare.
Ne sa qualcosa l’ultimo governo accusato nelle ultime settimane, dopo l’allarme Svimez, di aver impoverito il Sud.
Il finanziamento della sua riforma più discussa – il Jobs Act – segue questa logica.
IL JOBS ACT STA IN PIEDI CON I SOLDI PER IL SUD. Per pagare la decontribuzione agli imprenditori che scelgono di assumere con il nuovo contratto a tutele crescenti, l’articolo 12 della scorsa manovra recupera i 3,5 miliardi necessari dalla quota non impegnata del Piano di Azione e Coesione: questi sono soldi che l’Unione europea garantisce al Mezzogiorno per finanziare la formazione sul territorio.
Lo Svimez ha rincarato la dose, ricordando che sempre il Jobs Act «ha penalizzato il Sud», perché i suoi fondi «sostituiscono e non si sommano alle agevolazioni già esistenti». L’economista Gaetano Stornaiuolo ha infatti denunciato: «Le imprese del Mezzogiorno potevano accedere ad agevolazioni pari a 11 mila euro. Il limite previsto dalla nuova legge è 8.060 euro».

Cig sovvenzionata con i fondi interprofessionali: 94 mln nel 2014

L'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Le parti sociali denunciano poi il continuo depauperamento dei fondi interprofessionali – 94 milioni soltanto nel 2014 – per sovvenzionare la Cig.
In fondo nulla di nuovo sotto il sole. Complice la crisi, nel 2008 Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi, rispettivamente ministro dell’Economia e del Lavoro, decisero di finanziare la cassa integrazione con 8 miliardi di euro, provenienti dai fondi di coesione e dai Fas.
FAS, IL BANCOMAT DEI GOVERNI. In questo modo tennero attaccati alle imprese migliaia di lavoratori in esubero, ma lo fecero utilizzando i fondi destinati a grandi opere e formazione. Scelsero i padri, pagandogli la Cig, a scapito dei figli. Che non a caso – come dimostra il boom di disoccupazione giovanile – non hanno più trovato un posto fisso.
Proprio i fondi Fas, quelli destinati alle aree sottoutilizzate, sono stati negli anni un bancomat a favore dei governi che si sono succeduti, per mettere una pezza a questa o a quella spesa imprevista. I soldi che dovevano essere spesi per la Salerno-Reggio Calabria o per la linea ferroviaria veloce Napoli-Bari – soltanto per citare due famose incompiute – sono stati invece utilizzati per finanziare una bretella a Latina, ripianare i debiti del comune di Roma, pagare le multe per le quote latte oppure sostenere i trasporti del Lago di Garda così rimborsare i comuni dopo la progressiva abolizione dell’Iva.
50 MILIARDI EMIGRATI AL NORD. È stato calcolato che, soltanto nell’ultimo decennio, 50 miliardi di investimenti legati a questa posta siano per magia emigrati dal Mezzogiorno al Settentrione. Inutile dire che il capitolo più falcidiato è stato quello infrastrutture.
L’Ance ha calcolato che ogni anno quasi 1 miliardo viene sottratto al comparto per ripianare i debiti della sanità. Ne è nata una guerra tra poveri, con il Sud che ha perso circa 12 miliardi utilizzati per opere pubbliche realizzate al Nord.
E le cose vanno avanti allo stesso modo se, nell’ultimo Milleproroghe, il governo ha deciso di “scippare” 9,7 milioni di euro dai fondi per la sorveglianza per la Terra dei Fuochi al finanziamento dell’Expo.
I DUBBI SUGLI ANNUNCI DI DELRIO. Se non bastasse, il territorio nutre non pochi dubbi agli annunci di Graziano Delrio, quando promette l’apertura di cantieri di grandi opere per 15 miliardi soprattutto al Sud.
Ma il suo predecessore al ministero delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, prima di cadere per colpa degli imbarazzanti rapporti con Ettore Incalza, aveva finanziato per i collegamento ferroviari del Nord 4.799 milioni (98.8 del totale), lasciando al Sud soltanto 60 milioni.
E dove venivano presi quei soldi? Dai fondi europei non utilizzati e dai tagli ai trasferimenti agli enti locali, che soltanto nell’ultima manovra hanno superato i 4 miliardi a scapito di sindaci e governatori.

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