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ECONOMIA 14 Agosto Ago 2015 1223 14 agosto 2015

Pil, tre cose da sapere sulla crescita dell'Italia

Cresciamo dello 0,2%. Un dato positivo o negativo? Il minimo per centrare gli obiettivi del governo. Che non sono irraggiungibili, ma a rischio.

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Il 14 agosto l'Istituto nazionale di statistica (Istat) ha diffuso i dati sulla crescita del prodotto interno lordo italiano nel secondo trimestre del 2015 (aprile-giugno).
Il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al periodo gennaio-marzo. Il ministro dell'Economia Padoan ha dichiarato che il dato era in linea con le attese del governo, anche se «si può fare meglio». Mentre per il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi significa che la ripresa ancora «non c'è». Ma chi ha ragione, cosa dice quel numero, è positivo o negativo?

1. Quali erano gli obiettivi del governo?

  • La crescita del Pil nelle stime del Documento di programmazione economico finanziaria del governo (Fonte: Mef).

L'esecutivo aveva fissato i suoi obiettivi di crescita, su cui si basano i conti pubblici dello Stato, programmi di spesa e di riforme, nel Documento di programmazione economico finanziaria (Def) pubblicato il 10 aprile del 2015.
Il ministero dell'Economia prevedeva per il primo trimestre «una prima variazione positiva del Prodotto interno lordo, successivamente si prospetta una decisa accelerazione della ripresa». E rivedeva il tasso di crescita del 2015 «di un solo decimo verso l’alto, portando il valore previsto a 0,7%».
PREVISTI TRE SCENARI POSSIBILI. Nel Def erano infatti tratteggiati tre scenari: uno di maggiore crescita con un aumento del Pil reale all'1,2%, uno di base con la crescita allo 0,7% e uno di minore crescita allo 0,2%. Le linee di azione del governo e i saldi sono calcolate a partire dallo scenario di base.
Il dato diffuso dall'Istat è in parte positivo, perché continuiamo a registrare aumenti del Pil dopo oltre tre anni di recessione, ma non mostra una ripresa «decisa», bensì una frenata rispetto al ritmo di crescita del primo trimestre e posiziona il Paese sotto la crescita media dei 19 Paesi della Zona euro. Se la variazione del Pil non avesse superato lo 0,2% l'obiettivo del governo poteva dirsi compromesso.
In sintesi si può affermare che era la soglia minima per rispettare la programmazione finanziaria dell'esecutivo.
L'Economist ha sottolineato che la «bassa» e «insoddisfacente» performance italiana e francese è la principale causa della pallida ripresa europea: «Dato lo stimolo dai prezzi bassi dell'energia e la politica del quantitative easing lanciata a marzo dalla Bce, la rinnovata debolezza della seconda e della terza economia dell'Europa è preoccupante».


La crescita dei Paesi Ue nel secondo quadrimestre del 2015 (Fonte: Economist)

2. Quanto deve crescere il Pil nei prossimi mesi per rispettare i programmi?

Considerando i primi due trimestri dell'anno, spiega l'Istat nel suo comunicato, e ipotizzando una stagnazione o crescita zero nei prossimi sei mesi, il risultato per il 2015 si fermerebbe allo 0,4%.
Per centrare gli obiettivi dello scenario base ipotizzato nel Def, quindi, il Pil dovrebbe registrare un aumento nei prossimi due trimestri dello 0,4% e dello 0,3%.
OBIETTIVI DI RENZI A RISCHIO. Si può quindi dire che gli obiettivi dell'esecutivo non sono irraggiungibili, ma sono a rischio.
Il comunicato dell'Istat spiega che «la variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura, di un aumento nei servizi, e di una variazione nulla nell'insieme dell'industria. Dal lato della domanda, invece, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta (cioè le esportazioni meno le importazioni, ndr)».
Due sono i dati degni di nota. La variazione nulla nell'insieme dell'industria ha fatto dire al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che la «ripresa vera non c'è».
DECISIVO IL DATO SULLE ESPORTAZIONI. Secondo Intesa San Paolo, tuttavia, «si prevede un netto rimbalzo della produzione industriale già nel mese di luglio, mentre il recente calo delle quotazioni petrolifere nei prossimi mesi sosterrà il reddito disponibile reale delle famiglie molto più di quanto si prevedesse a inizio 2015».
Ma c'è una variabile che potrebbe essere ancora più importante. Il ministero dell'Economia spiegava nel Def che «il contributo decisivo alla accelerazione del ciclo economico verrà dalla domanda estera». Nei primi due trimestri del 2015 l'export è cresciuto dell'1,8% e del 2,1%, a giugno però il valore delle esportazioni ha segnato una flessione dello 0,6%.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.  

3. Perché le promesse di Renzi dipendono dal Pil?

Dalla crescita del Pil dipendono ovviamente tutti i saldi della finanza pubblica. Ma anche la manovra, o meglio, la legge di Stabilità 2016 che deve essere messa a punto in autunno.
Renzi ha promesso di tagliare l'Imu e la Tasi, una misura che è destinata a costare 5 miliardi nel 2016: potrebbe stimolare la crescita ovviamente, ma solo se non fosse finanziata solo con tagli alla spesa pubblica. Inoltre il governo deve trovare 16 miliardi per disinnescare la clausola di salvaguardia che porterebbe a un rialzo dell'Iva, tossico per un'economia che ancora arranca.
IL GOVERNO HA BISOGNO DI 25 MILIARDI. E per estendere nel tempo gli sgravi fiscali sui contributi per i lavoratori previsti dal Jobs Act servono altre risorse.
Le misure annunciate finora costano circa 25 miliardi. Mentre tra tagli e nuove entrate il governo ne ha a disposizione appena 15. Molte voci concordano sull'intenzione del governo di chiedere a Bruxelles uno slittamento del pareggio di bilancio anche per il 2016. Un'opzione che se il Pil continuasse a deludere diventerebbe una scelta forzata. A meno che non si intervenga più pesantemente di quanto prospettato finora sul capitolo pensioni.
Bisogna ricordare che nelle previsioni per l'anno prossimo non è stato calcolato l'impatto delle riforme strutturali approvate nel 2015. «Un principio di cautela che porta ad effettuare proiezioni particolarmente prudenziali dei saldi di finanza pubblica», è scritto nel Def. E di cautela, a guardare i dati Istat, c'è bisogno.

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