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AZIENDE 19 Agosto Ago 2015 1323 19 agosto 2015

Amazon, lavoro o incubo? Cinque cose da sapere

Il Nyt accusa l'azienda. Bezos si difende. Ma i dipendenti non ci stanno.

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Jeff Bezos, fondatore di Amazon.

Lavorare da Amazon? Un incubo secondo il New York Times, che in un ampio reportage, ha denunciato le massacranti condizioni cui sarebbero sottoposti i dipendenti statunitensi del colosso delle vendite online.
Un'inchiesta che ha dato la stura a una serie di reazioni contrastanti, tra la repentina difesa del Ceo e fondatore Jeff Bezos e le le controrepliche di alcuni dipendenti, per nulla teneri nei confronti dell'azienda che ha dato loro lavoro.

1. L'accusa: dipendenti in lacrime e 80 ore settimanali

Le accuse sono pesanti. Secondo quanto pubblicato dall'articolo del Nyt, dipendenti e dirigenti di Amazon sarebbero stimolati a non avere un orario di lavoro fisso e incentivati a svolgere le proprie mansioni anche di notte o nei week-end.
MONITORATI AL BAGNO. Il quotidiano ha raccontato che ognuno di loro ha visto i colleghi piangere e chi non riesce a reggere alle 80 ore di lavoro settimanali rischia il licenziamento. I lavoratori poi sarebbero monitorati costantemente, anche al bagno, e i manager valuterebbero costantemente la produttività di ogni sottoposto, allontanando i meno operosi senza troppi scrupoli.
AMBULANZE PER CHI NON CE LA FA. Il reportage si spinge a dire che davanti agli stabilimenti Amazon siano presenti ambulanze pronte a intervenire per trasportare in ospedale chi non resiste ai turni estenuanti, svolti in locali senza aria condizionata e senza nessuna cordialità, dato che ognuno è costretto a garantire la propria sopravvivenza nell’azienda spiando i colleghi.
OSSESSIONE PER IL CLIENTE. Alcuni degli oltre 100 intervistati sostengono che l’azienda faccia di tutto per cancellare le cattive abitudini dei precedenti impieghi, basandosi su 14 regole business-centriche, la cui applicazione sarebbe attentamente controllata. Sempre secondo il New York Times, alla base dei conflitti e delle pressioni raccontati dai dipendenti c’è il manifesto dei valori dell’azienda, che Amazon chiama 'i principi della leadership'. Al primo posto c’è l’ossessione per il cliente, uno dei cardini del pensiero di Bezos e dell’intera società. Più avanti ci sono valori comuni a diverse aziende di tecnologia («pensa in grande», «sii curioso», «tieni alta l’asticella»). Uno dei valori più importanti, secondo gli stessi dipendenti, è il numero 13: «Mostra di avere la spina dorsale. Fai notare quando non sei d’accordo e difendi la tua posizione».

2. La difesa di Jeff Bezos: «Io per primo me ne andrei»

Dopo la pubblicazione dell’articolo sul Times, il Ceo di Amazon Jeff Bezos ha inviato ai dipendenti Amazon una lettera nella quale sostiene che lui non avrebbe alcuna intenzione di lavorare in un’azienda come quella descritta dall’articolo.
RICHIESTA DI SEGNALAZIONI. Invita, dunque, gli stessi dipendenti a segnalare ai responsabili delle risorse umane o direttamente a lui eventuali episodi simili a quelli raccontati, alludendo alla loro inesistenza.
Bezos difende quindi in maniera molto netta la sua azienda, ricevendo il sostegno di altri importanti dirigenti di aziende di tecnologia, senza entrare nel merito delle accuse, ma spiegando che «chiunque lavori in un’azienda come quella descritta, sarebbe pazzo a rimanerci. Lo so bene, perché io stesso lascerei quell’azienda».

3. La controreplica di una moglie: «Mio marito in terapia»

A stretto giro non si è fatta attendere la replica di Beth Adams, moglie di un dipendente Amazon, che ha risposto a Bezos, spiegando come, dopo sei anni di lavoro, suo marito sia finito in terapia.
«Caro Jeff Bezos, in una lettera aperta ai dipendenti, hai chiesto di scriverti nel caso in cui fossero a conoscenza di storie simili a quelle pubblicate nel racconto, ora controverso, che il New York Times ha fatto delle pratiche di gestione del lavoro ad Amazon. Bene, Jeff, in quanto moglie di un ex amazonian che ha lavorato per la tua azienda dal 2007 al 2013, ho pensato di accontentare la tua richiesta. Ovviamente, ci sono molti impiegati felici ad Amazon, ma ti consiglio di non essere così veloce nel dismettere la versione del Times: molti scenari e aneddoti raccontati nell’articolo si avvicinano alla realtà».
«INCATENATI AL COMPUTER». «All’inizio», prosegue la donna, «tutto sembrava eccitante. Piano piano, però, il luccichio iniziò a spegnersi». «Il team di mio marito era responsabile della gestione del trasporto di software nei magazzini. Con magazzini in giro per il mondo, mio marito veniva chiamato per risolvere problemi in Cina nel cuore della notte, in Inghilterra nelle prime ore del mattino e in Kentucky durante la giornata lavorativa. Durante le settimane in cui era ‘reperibile’, restavamo barricati nel nostro appartamento, isolati, incatenati al computer».
«RITMI INSOSTENIBILI». Entro 15 minuti dalla chiamata bisognava rispondere assolutamente. «Se poi la richiesta veniva direttamente da te, Jeff, non c’era verso di uscirne finché il problema non era risolto. Non importava a quale costo fisico o psicologico». Vietato viaggiare in qualsiasi posto lontano più di 15 minuti da una connessione a internet. «Senza figli, questi ritmi erano estenuanti. Quando sono arrivate le nostre ragazze, sono diventati insostenibili. Quando sono nate mio marito non si è potuto prendere più di due settimane e così sono diventata una di quei genitori quasi-single, sposata a un compagno sposato col suo lavoro».

4. I precedenti: altre accuse in reportage passati

Non è la prima volta che Amazon finisce nel mirino di un'inchiesta giornalistica. Nel 2013, per esempio, fece scapore un articolo di una giornalista del Guardian che aveva trascorso una settimana a lavorare in un magazzino di Amazon nel Regno Unito, raccontandone tutte le contraddizioni.
«MEGLIO SENZA TETTO». Sempre sulle colonne del quotidiano brittannico, a fine 2014 Nichole Gracely, ex dipendente del colosso di Bezos, raccontava di vivere in stato di totale necessità e di preferire la sua condizione di homeless piuttosto che lavorare per Amazon. «I miei attuali giorni peggiori sono comunque meglio di quelli passati in Amazon», sosteneva, dicendo di essere stata costretta a lavorare in isolamento e sotto costante monitoraggio.

5. Il brand: 150 mila impiegati e 250 mld di valutazione

Amazon è unanimemente considerata una delle aziende di maggior successo al mondo.
BEZOS NELLA TOP FIVE DEI PAPERONI. Dà lavoro a circa 150 mila persone, è stata valutata 250 miliardi di dollari, ha milioni di clienti e sta costruendo a Seattle un’enorme struttura sferica che nel 2018 ospiterà circa 50 mila dipendenti.
Non solo, Jeff Bezos è ritenuto da Forbes la quinta persona più ricca al mondo.

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