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SCENARI 19 Agosto Ago 2015 1300 19 agosto 2015

Europa, il futuro delle tratte a lungo raggio è low cost

Lufthansa ci prova. Da novembre voli internazionali a prezzi più che dimezzati. Colonia-Dubai a 99 euro, per Bangkok ne serviranno 199. La rivoluzione è vicina?

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Velivoli di Alitalia e Lufthansa.

Questione di mesi, poi anche l’Europa è destinata a entrare nella guerra delle low cost sulle tratte di lungo raggio.
Cioè si potrà andare da Colonia a Varadero oppure da Birmingham a Los Angeles con meno di 150 euro.
Già in passato ci sono stati tentativi in questa direzione, ma adesso ci sono due elementi che danno imminente la svolta: entra nel settore un gigante come Lufthansa; i suoi piloti sono in agitazione da quasi un anno perché sanno che sotto la livrea di un low cost guadagneranno meno.
NOVITÀ A NOVEMBRE. A novembre 2015 la controllata Eurowings è pronta a iniziare a volare (da Colonia e Bonn) con due Airbus A330-200 in direzione Varadero, Cuba.
Altri voli saranno operati con SunExpress Germany, la compagnia aerea nata dalla joint venture tra Lufthansa e Turkish Airlines, per portare ai sei le tratte a lungo a raggio: le caraibiche Puerto Plata, Punta Cana e Varadero, la mediorientale Dubai e nel Far East Phuket e Bangkok.
COSTERÀ SOTTO I 200 EURO. Per la cronaca, andare da Colonia a Dubai costerà dai 99,99 ai 149,99 euro; per viaggiare da Colonia a Bangkok serviranno 199,99 euro.
Molto meno rispetto ai biglietti che in media emettono le compagnie tradizionali.
Ma la sfida tedesca non è soltanto uno strumento per respingere la concorrenza in europa delle compagnie orientali, che come dimostra l’acquisizione di Alitalia da parte di Etihad o le multibasi di Emirates negli scali del Vecchio Continente.
RIVOLUZIONE COPERNICANA. Siamo alle porte di una rivoluzione copernicana del gruppo tedesco, che fa fatica a resistere tra il calo delle sovvenzioni pubbliche imposte dall'Unione europea e l’aumento dei paletti di natura ambientale.
Infatti ha scelto Eurowings perché ha un contratto separato per i piloti, che permette alla compagnia di ridurre il costo del lavoro e di aumentare la flessibilità.
Il che vuol dire maggiore facilità per spostare la base di armamento nelle vicine Austria e Svizzera dove il gruppo già controlla gli hub di Vienna e Zurigo.

Anche Air France-Klm e l’Italia targata Etihad si muovono

Aerei della compagnia francese Air France.

Air France-Klm non sta a guardare.
Presentando gli ultimi disastrosi conti l’amministratore delegato Alexandre de Juniac ha annunciato di voler presto rilanciare il progetto di sviluppo del vettore low cost Transavia.
Anche perché l’ex monopolista francese del trasporto vuole trasportare sotto questa livrea 10 milioni di passeggeri già dal 2016.
SINDACATO MORBIDO. Con scioperi a dir poco selvaggi, nel 2014 i sindacati bloccarono De Juniac, che si accingeva a trasferire basi operative e personale sotto il marchio di Transavia in Portogallo, Italia e Germania.
I nuovi vertici del sindacato del volo Snpl invece si mostra più accondiscende verso i progetti del gruppo.
Lo dimostra l’ultimo accordo sulle linee di corto e medio raggio: l’azienda ha confermato il numero minimo di personale navigante, il mantenimento di hostess e steward nella basi provinciali, ma in cambio chi è in organico a Nizza, Marsiglia e Tolosa dovrà lavorare due giorni in più al mese.
DA NOI TARIFFE SCONTATE. Nel suo piccolo anche l’Italia targata Etihad - che in teoria dovrebbe diventare la testa di ponte di Hogan verso gli Stati Uniti, ma che al momento è soltanto un vettore regionale - guarda al low cost.
Infatti ha lanciato una tariffa scontata per chi viaggia anche sul medio raggio soltanto col bagaglio a mano.
Attualmente sono molti attivi su questo versante i vettori del Nord Europa.
Norwegian usa i suoi Boeing 787 per trasportare i suoi passeggeri da Norvegia e Svezia a New York anche per 170 euro e a Bangkok con 130 euro a tratta.
Molto attiva anche l’islandese Wow!.

Tanti esperimenti di low cost internazionali miseramente falliti

Michael O'Leary, amministratore delegato di Ryanair.

Ma finora in Europa gli esperimenti di low cost internazionali miseramente falliti sono stati tanti: Air Madrid ha chiuso dopo 2 anni nel 2007, Oasis Hong Kong Airlines nel 2008 dopo 3 anni, mentre Viva Macau si è vista ritirare la licenza.
Mentre in Asia, e per collegamenti verso Australia e Stati Uniti, il low cost regge.
Eppure lo sbarco nel comparto di Lufthansa e Air France risponde alla maggiore criticità finora affrontata dai vettori tradizionali che si travestono da low cost: quello degli aerei.
FUSOLIERE DA CAMBIARE. Micheal O’Leary, boss di Ryanair - lo stesso che da cinque anni si fa bello con la promessa di biglietti per New York a 7 dollari - l’ha spiegato tante volte: il load factor si raggiunge soltanto con 40-50 voli settimanali sulla stessa tratta e i costruttori dovrebbero modificare i loro giganti dell’aria, gli unici in grado di garantire risparmi di carburante del 20%, riducendo i posti e rendendo le loro fusoliere più strette.
CAPIENZE RIDOTTE. Proprio di fronte all’interessamento di tedeschi e francesi Airbus e Boeing stanno lavorando a modifiche e sarebbero pronti a ridurre la capienza dei loro A350 o 787 Dreamliner.
Intanto si stanno sperimentando per i piccoli A320 e 737 - quelli a fusoliera stretta - serbatoi più capienti, in grado di garantire la piena operatività tra Londra e New Delhi.
Tutti interventi che soltanto le grandi compagnie possono sostenere.

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