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PROVOCAZIONE 20 Agosto Ago 2015 0800 20 agosto 2015

Commissariati dalla Troika: ecco perché conviene

Fiscal compact sforabile. Maggiore liquidità. Operazioni economiche in deficit. Così Irlanda, Portogallo e Grecia sono ripartite. Aiuterebbe pure l'Italia?

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Operatori di Borsa al lavoro.

La Troika prima ti uccide e poi ti rimette a nuovo.
Almeno a livello finanziario.
Irlanda, Portogallo, Spagna e persino la Grecia sono le economie più dinamiche dell'area euro.
Nel secondo trimestre i Paesi sottoposti ai salvataggi del trio Banca centrale europea (Bce), Fondo monetario internazionale (Fmi) e Unione europea (Ue) sono stati caratterizzati dal 'segno più': Madrid è cresciuta dell'1%, Atene dello 0,8%, mentre Lisbona ha avuto lo stesso sviluppo di Berlino (+0,4%) e ha corso il doppio di Roma (+0,2%) e il quadruplo di Parigi (ferma a crescita zero).
E L'ITALIA È INVIDIOSA. Che il trend sia inoppugnabile - almeno per quanto riguarda gli aspetti di finanza pubblica - lo dimostra anche l'invidia messa nero su bianco dai tecnici del nostro Tesoro, quando in un recente report hanno dovuto ammettere che a inizio anno l'Irlanda ha registrato un boom di entrate con un aumento dell'11,7%.
Mentre il Portogallo e la Spagna si sono difesi rispettivamente con una crescita del gettito del 3,8 e del 3,3%.
L'Italia, nello stesso periodo, chiudeva a -0,2%.
PESA LA CRESCITA DELL'IVA. Ma quello che più fa pensare gli uomini di via XX settembre è che dietro quest'inversione di tendenza c'è soprattutto il peso dell'Iva, cresciuta a Dublino del 7,9%, in terra lusitana dell'8 e nella penisola iberica del 6,9%.
Unione europea, Bce e Fondo monetario hanno fatto pagare a caro prezzo i loro salvataggi.
IRLANDA, SALARI DECURTATI. In cambio di aiuti pari a 79 miliardi l'Irlanda ha tagliato i salari e rinunciato a quasi tutte le agevolazioni fiscali per le imprese straniere, aumentando la tassazione complessiva del 19%.
MADRID, 65 MILIARDI DI TAGLI. A Madrid è andato in scena il più costoso esperimento di bad bank finanziato con fondi europei: 40 miliardi di euro, ma in cambio la Spagna ha dovuto accettare tagli per 65 miliardi e ha introdotto una riforma del lavoro che - oltre a essere presa a modello da Mario Draghi - ha cancellato indistintamente diritti e privilegi.

A Lisbona prelievo forzoso delle pensioni

Il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalotos e il premier Alexis Tsipras.

Ricette non dissimili quelle imposte a Lisbona: prelievo forzoso sulle pensioni, aumento dell’orario di lavoro, tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici, licenziamenti, privatizzazioni di società statali, l’Iva balzata dal 13 al 23%. Tutte misure che, a dire dei lusitani, hanno causato una profonda restrizione del welfare e il peggioramento dei già pessimi servizi pubblici.
GRECIA, MISURE FEROCI. Discorso, in teoria, identico anche in Grecia: qui gli aiuti hanno superato i 240 miliardi e forte di questo esborso la Troika ha imposto licenziamenti di dipendenti pubblici, aumento della tassazione, un attivo primario (sopra il 3%) che la storia ellenica mai aveva conosciuto, privatizzazioni e persino la chiusura della televisione di Stato.
LA RESISTENZA DI TSIPRAS. Tutte misure che Alexis Tsipras ha provato a respingere e che di fatto ha congelato per sei mesi con non poche ripercussioni sui conti pubblici.
Salvo poi accettare l'ennesima cura da cavallo - tagli e strette fiscali per 35 miliardi, dismissioni per 50 - in cambio di 86 miliardi sonanti in tre anni.
Soldi sui quali nessuno nutre dubbi, mentre sono ancora in pochi a scommettere sull'effettiva realizzazione delle riforme promesse dal governo di Atene.

I Paesi salvati possono non rispettare il pareggio di bilancio

I leader dell'Ue alla firma sul Fiscal compact.

Ma questa è soltanto una faccia della medaglia.
Infatti va messo sul piatto della bilancia anche il fatto che tutti i Paesi soggetti a piano di salvataggio possono non rispettare il vincolo europeo del pareggio di bilancio.
OPERARE IN DEFICIT. Possono fregarsene del Fiscal compact e riescono a sovvenzionare in deficit - cosa che non avviene in Italia - le proprie economie.
Il disavanzo irlandese è saldamente sopra il 4%, nonostante il Paese sia cresciuto a ritmi cinesi nel 2014 (+7,7%).
E sfiorava l'8% l'anno precedente.
SPAGNA, DEBITO 'ITALIANO'. La Spagna neanche nel 2015 torna sotto il 3%, mentre il debito ha avuto una crescita 'italiana' (è al 94% del Pil).
In Portogallo il deficit/Pil è stato del 6,4% nel 2012, è calato al 4,9, si è ridotto soltanto fino al 4,5 nel 2014, nonostante il governo locale si fosse impegnato a portarlo al 4%.

Farsi 'colonizzare' dalla Troika porta moneta sonante

Una manifestazione anti-Troika in Grecia.

Sul medio termine tutti questi Paesi ci hanno soltanto guadagnato a farsi 'colonizzare' dalla Troika: hanno incassato moneta sonante, spesso finita a rifinanziare banche altrimenti destinate al fallimento; hanno applicato politiche di austerità, ma queste hanno tagliato la spesa improduttiva e riformato il lavoro aumentando la produttività; hanno utilizzato la possibilità di operare deficit per finanziare la domanda interna, come dimostra il boom dell'Iva nei Piigs salvati da piani di aiuto europei.
E tanto è bastato per alleggerire il peso del rigore.
ECONOMIE RIPARTITE. Proprio aver 'drogato' i consumi ha permesso all'Irlanda di far ripartire anche il comparto immobiliare, alla Spagna di diventare il primo produttore europeo di auto e al Portogallo di avere uno dei sistemi bancari più sani del Vecchio Continente, dopo aver sistemato i conti del Banco Espirito Santo.
Visto dall'Italia siamo di fronte a un caso di dumping (la vendita all’estero di una merce a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato interno).
NOI? SOLO SUPER MANOVRE. Da Monti in poi tutti i nostri governi hanno sempre rifiutato di farsi commissariare dall’Europa.
Il prezzo? Manovre per oltre 200 miliardi di euro, tassazione media al 46,9%, disoccupazione che sfiora il 13%, quasi 65 mila esodati dopo l’aumento dell’età pensionabile e una recessione terminata soltanto nell'ultima parte del 2014.
In compenso possiamo vantarci di aver mantenuto il nostro deficit saldamente sotto il 3%...

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