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INTERVISTA 2 Settembre Set 2015 0700 02 settembre 2015

Pil e lavoro, Piga stronca Renzi: livelli 2011 lontani

Disoccupazione al 12%. Pil rivisto a +0,3%. Renzi esulta. Ma l'economista Piga: «Giovani a casa, 50enni in ufficio. Ecco il Jobs act. E gli statali improduttivi?».

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Svolta buona o solo propaganda? La verità, come spesso accade, sembra stare nel mezzo.
Il settembre di fuoco di Matteo Renzi si apre con un punto a favore del premier, apparso in video per celebrare i dati Istat che marcano un deciso calo della disoccupazione e una rivisitazione al rialzo del Pil.
Dati incoraggianti, senza dubbio, ma che diversi interlocutori del governo non hanno esitato a tacciare di autopromozione.
SQUINZI: «NON È MERITO NOSTRO». Il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi ha detto che «la crescita del Pil dello 0,3% non basta».
Anche perché «non è merito nostro, ma è dovuta al dimezzamento del prezzo del petrolio, al rafforzamento del dollaro e al Quantitative easing».
Affermazioni che stridono col trionfalismo del premier, assai deciso nel celebrare il successo delle sue politiche, a cominciare dal cavallo di battaglia della riforma del lavoro, il Jobs act.
CAMUSSO: «PIEDI PER TERRA». A gettar benzina sul fuoco ci ha pensato anche l'intervento di Susanna Camusso.
Per la leader Cgil il calo della disoccupazione è senza dubbbio «positivo», ma va guardato attentamente «per capire come e dove intervenire per rafforzare una tendenza che è ancora, purtroppo, marginale rispetto alle reali esigenze del Paese».
Insomma, «se Renzi e Squinzi tornassero coi piedi per terra», è il parere di Camusso, «il Paese potrebbe cogliere le opportunità che sembrano prospettarsi».
ANCHE PIGA PREDICA CAUTELA. Intervistato da Lettera43.it, Gustavo Piga, economista e professore ordinario di Economia politica all'Università degli studi di Roma Tor Vergata, non sembra discostarsi molto dalla linea che predica cautela.

L'economista Gustavo Piga.

DOMANDA. I dati Istat (disoccupazione al 12% e Pil rivisto a +0,3%) certificano una ripresa sulla buona strada?
RISPOSTA. L'ottimismo del governo mi pare un poco fuori luogo.
D. Eppure dal 2013 il tasso di persone senza lavoro non toccava valori così bassi.
R. Il problema sta nel fatto che la crescita occupazionale è trainata dai cinquantenni. Mentre i più giovani continuano a restare a spasso.
D. Cioè?
R. Più che nuovi lavoratori, abbiamo a che fare con dipendenti rimasti al loro posto per via della riforma Fornero.
D. Non esattamente una conquista, insomma.
R. Anzi, un motivo in più per alimentare le lamentele degli imprenditori. E accrescere le difficoltà nel lungo periodo, viste le persistenti barriere all'ingresso per i giovani. Quelli che hanno più energie ed entusiasmo.


D. Pochi meriti per il governo Renzi dunque?
R. Decisamente. La forbice generazionale continua a restare troppo ampia. E le riforme messe in campo finora non contribuiranno a cambiare le cose.
D. Nemmeno il Jobs act?
R. La flessibilità c'era già nel privato. Sarebbe servito adottare il Jobs act nell'unico settore che ne avrebbe avuto bisogno, vale a dire la Pubblica amministrazione. Che, invece, si è pensato bene di non andare a toccare.
D. Avrebbe portato risultati concreti?
R. Avrebbe evitato che chiunque conquisti un posto fisso nel pubblico diventi immediatamente improduttivo.
D. Ha ragione Squinzi ad ascrivere a fattori esterni il merito dell'inversione di tendenza?
R. Non serve un economista per capire che il dimezzamento del prezzo del petrolio, il rafforzamento del dollaro e una piccola parte di politica europea intelligente hanno determinato questo trend.
D. Quale piccola parte?
R. È stata l'Europa a dettare quelle politiche restrittive che il governo Renzi si ostina a portare avanti. Senza capire che siamo di fronte a una crisi della domanda affrontabile solo combattendo la paura della gente di consumare.


D. Cosa serve secondo lei?
R. Più investimenti pubblici, tornare a credere nella spesa pubblica.
D. Crede che si stia perdendo tempo?
R. Certo. E il paradosso sta nel fatto che mai nessun governo prima d'ora ha avuto una tale padronanza delle tecnologie per portare a termine le riforme. Il problema sta tutto nelle politiche sbagliate.
D. Per esempio?
R.
La spending review, l'università. Si sarebbe dovuto e potuto fare molto di più.
D. I dati odierni sono poca cosa, dunque.
R. Non mi stupirei se a fine anno dovesse esserci un'inversione in senso opposto. E siamo ben lungi dal recuperare tutto il terreno perso dal 2011...

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