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RIPRESA 3 Settembre Set 2015 1029 03 settembre 2015

L'Italia cresce? L'Ue toglie i trattamenti di favore a Renzi

Pil rivisto a 0,3%. Via Imu e Tasi. Ma Bruxelles suggeriva di detassare il lavoro. Così il governo rischia: addio concessioni di extradeficit. Un guaio per i conti.

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Matteo Renzi a Bruxelles.

Si stava meglio quando si stava peggio.
Almeno in termini di Pil.
Matteo Renzi gongola, ricorda in ogni occasione che nel secondo trimestre del 2015 la ripresa ha fatto capolino in Italia e che dall’inizio dell’anno ha dato una sforbiciata alla disoccupazione con 235 mila posti in più.
Ma tutto questo potrebbe rivelarsi un boomerang in sede Unione europea.
UN DECIMALE IN PIÙ. Al centro del contendere c’è quel decimale di Prodotto interno lordo che porta la crescita nel secondo trimestre dallo 0,2 previsto allo 0,3% rilevato dall’Istat.
Parliamo di 1,5 miliardi di euro in più, una cifra ancora più risibile se paragonata ai 100 miliardi di euro persi dall’inizio della crisi, ma sufficiente a Bruxelles per far cambiare approccio all’Unione europea verso l’Italia.
E per far saltare quelle circostanze straordinarie che potrebbe garantire al nostro Paese uno 0,5% di extradeficit in più nel 2015.
NESSUNA CONCESSIONE. Se l’Italia torna a correre, dicono nei corridoi della Commissione, perché concedere un trattamento di favore?
E, a maggior ragione, perché Renzi dovrebbe cancellare Tasi e Imu, visto che in ogni Paese dell’Eurozona viene applicata la tassazione sulle proprietà immobiliare?
Nelle sue ultime 'raccomandazioni' agli Stati membri l’Unione europea ha chiesto all’Italia soprattutto di intervenire sul costo del lavoro.
MANOVRA DA 10+10 MILIARDI. Nella prossima manovra fiscale Renzi e Pier Carlo Padoan vogliono mantenere gli incentivi per i nuovi assunti con i contratti a tutele crescente e che costano almeno 10 miliardi.
Ma diverso sarebbe aggiungere a questa cifra il tesoretto (altri 10 miliardi) necessario a cancellare Tasi e Imu sulla prima casa.

Dall'Ue assist a Squinzi: estendere gli sgravi a tutti i lavoratori

Filippo Taddei, responsabile Economia del Pd.

In quest’ottica Bruxelles sta dando una mano al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che vuole estendere gli sgravi fiscali non soltanto ai neo assunti, ma a tutti i lavoratori tout court, per allineare alla media europea il cuneo fiscale italiano, che da noi è superiore di oltre cinque punti.
PER TADDEI È «GOSSIP». Filippo Taddei, un tempo mentore economico di Renzi, derubrica la vicenda a «gossip».
Aggiunge che sono «pettegolezzi infondati le indiscrezioni sulle perplessità di Bruxelles sul progetto di abolire la Tasi e l’Imu. A oggi non c'è riscontro, né ufficiale né ufficioso».
Sarà, ma i rapporti tra Roma e Bruxelles si sono fatti sempre più tesi negli ultimi giorni.
RICHIESTE ESPLOSIVE. Anche perché Matteo Renzi sta provando a mettere sullo stesso tavolo argomenti molto disparati tra loro e molto esplosivi: la possibilità di fare politiche in extradeficit, indispensabili per “pagare” il taglio fiscale alle persone e alle imprese (i primi 3 miliardi del piano triennale da 24 miliardi annunciato nei mesi scorsi), l’avallo alla cancellazione sulla Tasi e sull’Imu sulla prima casa - imposta che negli altri Paesi europei viene vista soprattutto come un incentivo all’affitto -, ma soprattutto le risorse per gestire l’emergenza immigrazione.
A Palazzo Chigi infatti definiscono una miseria il mezzo miliardo di euro concesso come una tantum.

Renzi ci prova: altre risorse per la prima assistenza ai migranti

Maria Elena Boschi e Matteo Renzi.

Renzi cavalca una vecchia suggestione di Silvio Berlusconi: se nel 2009 l’ex Cavaliere provò a chiedere alla Ue uno sconto sul 3% giustificando gli enormi sforzi sostenuti per aiutare le popolazioni de L’Aquila e le imprese della Romagna colpite dal terremoto, l’attuale premier chiede un ristorno dei fondi utilizzati (almeno un punto di Pil) per la prima assistenza ai migranti, con un alleggerimento in termini di deficit/Pil.
RISCHIO AUMENTO DELL'IVA. Renzi deve rompere il muro della Ue perché - nella sua manovra da quasi 30 miliardi di euro - almeno una ventina sono necessari per tagliare l’Irpef, la Tasi e l’Imu sulla prima casa ed evitare che scattino le clausole di salvaguardia che potrebbero portare a un aumento dell’Iva.
IMU, RISPARMI PER 204 EURO. Per non parlare delle ripercussioni di natura più prosaica: mentre si rincorrono le voci di nuove elezioni e in Senato il premier fa fatica a trovare una maggioranza sulla riforma di Palazzo Madama, la Cgia di Mestre ha calcolato che con la cancellazione delle tasse su prima casa e servizi comunali gli italiani risparmieranno mediamente 204 euro.
Altro che gli 80 euro che permisero all’ex sindaco di Firenze di sbaragliare la concorrenza alle Europee del 2014.

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