I nuovi giocattoli Apple
ANALISI 10 Settembre Set 2015 1442 10 settembre 2015

Apple, come cambia la filosofia con Tim Cook

Rivoluzione di Cupertino. Ora arriva dopo gli altri. Ma fa le cose con più cura. Copiare? No, sfruttare le sinergie. Persino con Microsoft. Se lo sapesse Jobs...

  • ...

Tim Cook sul palco del Bill Graham auditorium a San Francisco per l'evento Apple del 9 settembre. La casa di Cupertino ha presentato il nuovo iPhone 6s e il 6s Plus.

Il mondo della tecnologia è un ecosistema fatto di specie diverse.
Ci sono aziende che vogliono solo arrivare in anticipo, altre che puntano sul fattore tempo e sulla continuità della propria vision per ritagliarsi un’importante fetta di mercato, altre che vogliono essere le prime della classe a ogni costo.
NIENTE GRANDI EVENTI. Apple è tutte queste cose insieme.
E forse ora il pubblico ha iniziato a capirlo.
Lo dimostra la sua ritrosia per i grandi eventi dove è chiamata a dividere il palco con i concorrenti.
L’azienda di Cupertino non è mai presente alle grandi fiere del settore: non è stata al Ces di Las Vegas, non al Mobile world congress di Barcellona, e non ha neppure presieduto all’ultima edizione dell’Ifa di Berlino.
IN CONCORRENZA CON L'IFA. Anzi, ha deciso di organizzare la sua mega-presentazione annuale proprio il 9 settembre, giorno in cui si chiudevano i battenti della manifestazione tedesca, quasi a voler offuscare tutte le novità arrivate dalla Germania.
Il numero uno di Apple Tim Cook, puntuale come sempre, alle 10 del mattino del 9 settembre (le 19 ora italiana) è salito sul palco del Bill Graham Auditorium di San Francisco, il più grande della storia di una presentazione di Cupertino.
INDISCREZIONI CONFERMATE. Il popolo della Rete, i fan e gli analisti aspettavano al varco.
Tutti attendevano una carrellata di novità.
Molte previsioni si sono rivelate attendibili e tante sono state confermate: la nuova versione dell’iPhone 6, il 6S e il 6S Plus, le indiscrezione sulla nuova Apple tv e il focus sugli smartwatch.

Il nuovo orientamento di Cook: arrivare dopo, ma fare le cose meglio

Apple ha presentato Pencil, la sua penna hi-tech.

Quello che però molti non si aspettavano, o meglio non volevano enfatizzare nelle loro previsioni, era il fatto che fosse finita un’era.
Che Cupertino avesse deciso di chiudere un capitolo.
E non dipende dal fatto - come dicono in molti ormai da troppo tempo - che l’azienda abbia accusato il colpo della morte del “visionario” Steve Jobs e si sia piegata alla nuova impostazione più pragmatica voluta dal Ceo Tim Cook.
RITORNO AL PASSATO? Il fatto è che i tempi sono inesorabilmente cambiati e solo gli stupidi non cambiano idea.
Fra le novità arrivate da San Francisco c’è soprattutto lui: il nuovo iPad Pro.
Nuovo, ma in realtà per i “puristi” della Mela sembra un ritorno all'indietro.
Ha uno schermo più grande della media (12,9 pollici) di altissima risoluzione, fotocamera evoluta, processore di ultima generazione, prezzo elevato: insomma, tutto quello che serve per trasformarlo nel cavallo di battaglia di Cupertino. Ma c’è dell’altro.
FOCUS SULLA PRODUTTIVITÀ. Cook ha pensato che fosse tempo di intercettare un nuovo pubblico fatto di chi vuole un oggetto altamente tecnologico non solo per il design o per l’intrattenimento evoluto, ma anche per usarlo sempre e in ogni contesto soprattutto per la produttività.
Non che con gli iPad precedenti non si potesse, intendiamoci, però certo l’orientamento “consumer” era molto più spinto di quello “business”.
COPIA DEL SURFACE DI MICROSOFT. Così assieme alla tavoletta magica è arrivata anche una tastiera fisica, la prima, e addirittura uno stilo con cui scrivere, disegnare e progettare direttamente sul display.
Molti hanno accostato il nuovo iPad a una copia del Surface di Microsoft: non è del tutto sbagliato anche perché, come ha dimostrato lo stesso Cook in questi anni, l’orientamento di Cupertino in questa fase è quello di arrivare un po’ dopo gli altri, ma fare le cose con più cura e sorprendere con i dettagli.

Forse Steve Jobs si starà rigirando nella tomba

Tanti altri hanno pensato che - dopo l’annuncio del 9 settembre - Steve Jobs si stesse rigirando nella tomba solo a sentir parlare di “pennino capacitivo” per iPad.
«A CHI SERVE UN PENNINO?». Dopotutto era stato lui stesso nel lontano 2007 a ironizzare sulla scelta della concorrenza dicendo davanti a un pubblico adorante un «ma chi ha davvero bisogno di un pennino oggi?».

  • La presentazione di Steve Jobs del 2007 in cui denigrava il 'pennino'.

Steve Jobs.

Eppure oggi non è il 2007 e tante cose sono cambiate: il touch è una realtà consolidata che non serve più difendere a tutti i costi.
Ora bisogna pensare solo a come arricchirla, potenziarla.
MICROSOFT SUL PALCO. Per questo Apple ha deciso che conviene allearsi anche con i rivali di sempre.
Non sorprende quindi che sul palco di San Francisco sia salita pure Microsoft, per la prima volta co-protagonista di un evento della Mela per presentare il nuovo pacchetto Office appositamente pensato per l’iPad.
Il vantaggio è reciproco: Apple rende il suo tablet uno strumento sempre più incline alla produttività, Microsoft diventa o resta punto di riferimento di un pubblico che si è sempre tenuto a debita di distanza dal mondo Pc e Windows.
LE ALLEANZE VANNO RIVISTE. I tempi sono cambiati, le alleanze e le strategie di business vanno riviste.
E Apple non è così stupida da non tenerne conto: neppure una schiera di fan in religiosa ammirazione basta più a modificare gli istogrammi dove gli economisti tracciano l’andamento del mercato e delle vendite.
Tim Cook lo sa: la sua azienda ha bisogno di rimanere se stessa, ma cambiando radicalmente.
Cambiare tutto affinché nulla cambi, come un novello “gattopardo” della tecnologia.

Correlati

Potresti esserti perso