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NUMERI 10 Settembre Set 2015 1959 10 settembre 2015

I migranti valgono il 9% del Pil italiano

2,36 mln di lavoratori stranieri creano il 9% del Pil: 123 mld. E le future pensioni...

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In Italia i lavoratori immigrati regolari sono 2,36 milioni.

Centoventitre miliardi di Pil e il 9% della ricchezza italiana. Tanto valgono - economicamente - i 2,36 milioni di lavoratori immigrati dichiarati, 151 mila in più rispetto al 2014 (sui residenti complessivi che sono 5 milioni). Una piccola popolazione che lavora nei cantieri, nelle fabbriche, nei negozi, in campagna ma soprattutto in famiglia come collaboratori domestici e assistenti.
IN CIMA LOMBARDIA E LAZIO. Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto sono, nell'ordine, le regioni in cui si conta il maggior numero di residenti stranieri, come rilevato dal rapporto di Fondazione Di Vittorio-Fillea Cgil.
Sono immigrati la maggior parte dei lavori domestici, in 579 mila svolgono infatti lavori familiari: sono colf, badanti, baby sitter e superano gli italiani che in questo settore lavorano in 205 mila (meno della metà). Fra i primi 10 settori in cui sono occupati gli immigrati, seguono la ristorazione, il commercio al dettaglio, le attività di costruzione e quelle agricole.
Nelle costruzioni la presenza dei lavoratori immigrati è strutturale e storica, soprattutto nel comparto dell'edilizia è straniero il 10,3% dell'intera forza lavoro, con punte che in alcuni territori superano il 50%: sono in tutto 250 mila lavoratori (50 mila in meno del dato pre-crisi).
IL NERO CHE VALE IL 12% DEL PIL. Tutto questo escludendo il lavoro nero, stimato dalla Fillea «in almeno 300 mila fantasmi, che sfuggono a ogni tutela e statistica, ma non a quell'economia sommersa che vale il 12% del Pil nazionale». Nonostante una presenza così strutturata dei lavoratori stranieri, «quello delle costruzioni continua a essere un mercato del lavoro duale, in cui gli immigrati sono vittime di segregazione occupazionale, discriminazione e ricatto», racconta il segretario generale della Fillea Walter Schiavella.
Dei 5 milioni di stranieri residenti in Italia, circa 3 milioni e 800 mila provengono da Paesi extra-comunitari. Fra le prime 10 nazionalità presenti spicca su tutte quella rumena (sono più di 1 milione, il 22% sul totale degli stranieri) con una presenza più che doppia rispetto agli albanesi che si fermano a 459 mila, seguono i marocchini, i cinesi, gli ucraini e i filippini.
IL NODO PENSIONI. Ma gli immigrati non solo portano come lavoratori ricchezza al nostro Paese (e non solo). Potrebbero in un futuro non troppo lontano 'assicurare' anche le pensioni anche a noi europei.
Secondo un recente studio di Bloomberg, l'età media del Vecchio Continente, infatti, si alza a un ritmo tale che entro il 2020 saranno necessarie altre 42 milioni di persone giovani per mantenere in funzione il sistema pensionistico, 257 entro il 2060.
Italia, Spagna, Portogallo e Grecia sono, insieme con Giappone e Corea del Sud tra i sei Paesi dove nel 2050 più del 40% della popolazione avrà più di 60 anni (dati Un).
Un rapporto della Commissione europea sull'invecchiamento della popolazione calcola che nel 2060 il grado di dipendenza degli over 65 rispetto ai produttori di reddito (persone tra i 15 e i 60 anni) salirà al 50% rispetto all'attuale 27%. Ergo: ci saranno solo due lavoratori per pensionato rispetto agli attuali quattro.

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