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ECONOMIA 13 Settembre Set 2015 1745 13 settembre 2015

Mercato immobiliare, si fa presto a dire ripresa

Per l'Abi le erogazioni di mutui aumentano. E Renzi esulta: «L'Italia è ripartita». Ma le condizioni sono più stringenti. Ecco perché quei numeri non dicono tutto.

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Per l'Abi le erogazioni di mutui sono aumentate dell'82% nel 2015.

Costo del denaro di fatto vicino allo zero. Crollo dell'inflazione. Liquidità a buon mercato fornita al mondo del credito dalla Bce proprio per aiutare le famiglie e le imprese. Persino l'Euribor è stabile.
Ci sarebbero tutte le condizioni per accendere un mutuo con costi minori, invece in Italia farsi concedere un prestito immobiliare presenta costi maggiori rispetto alla media.
Con una differenza pari almeno tra il 4 e il 5% rispetto agli altri Paesi dell'area.
E la cosa è ancora più inspiegabile se si pensa che sono ripartite le compravendite immobiliari.
RENZI CAVALCA I NUMERI. L'Abi ha calcolato che dall'inizio dell'anno le erogazioni sono incrementate a livello annuo dell'82,2% rispetto allo stesso periodo del 2014.
Non a caso Matteo Renzi ha preso a pretesto questo numero come principale benchmark della ripresa.
Eccolo ripetere, davanti alla platea di Cernobbio o della Festa dell'Unità, che è innegabile che l'Italia sia ripartita, perché «l'82% dei mutui in più significa che finalmente la gente sta tornando a fare investimenti».
ANCHE PADOAN SI MOSTRA FIDUCIOSO. Pier Carlo Padoan, invece, non usa paralleli che ricordano le facili equazioni di Silvio Berlusconi, quando l'allora premier ripeteva che non c'era la crisi perché i ristoranti erano pieni.
Ma il sempre cauto ministro dell'Economia esprime lo stesso concetto: «Le condizioni italiane sono diverse, c'è l'80% dei proprietari di casa in un contesto in cui la fiducia si sta accumulando e le famiglie stanno riprendendo un ruolo centrale nella spesa e stanno accendendo mutui».
ERRORI DI INTERPRETAZIONE. Ma a ben guardare le statistiche possono farci incorrere in qualche errore di interpretazione della realtà. E non soltanto perché, come ha spiegato Massimiliano Donà dell'Associazione nazionale consumatori, nei numeri forniti dall'Abi potrebbero essere state «conteggiate anche le surroghe, come se fossero nuovi mutui».
O perché, come spiega il suo collega del Codacons Carlo Rienzi, dietro quel +82% c'è soprattutto un rimbalzo, visto che «negli ultimi 7 anni i finanziamenti concessi dalle banche per l'acquisto di una abitazione sono crollati del 72%, con una contrazione superiore ai 45 miliardi di euro».

Le condizioni delle banche diventano più stringenti

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

La Banca d'Italia, attraverso i dati raccolti con la banca dati della Crif, ha segnalato che nel corso dell'anno si sta via via contraendo l'importo medio richiesto, che si è attestato a soli 120.511 euro.
A riprova poi che le condizioni imposte dalle banche per accendere un mutuo diventano più stringenti, il fatto che un terzo delle richieste arrivano da chi ha un reddito tra i 100.000 e i 150.000 euro. E se diminuisce l'importo complessivo crescono il numero delle rate (dai 20 ai 30 anni i 2/3 di quanto erogato), il tasso medio d'interesse (ormai di poco superiore al 3% quando a inizio anno era di poco sotto il 2,5 al netto del Taeg) e il valore dei costi fissi.
Proprio la situazione italiana finisce per essere acuita dopo che la Ue ha deciso di reintrodurre la penale per l'estinzione anticipata dei mutui.
LA DENUNCIA DI LANNUTTI. Una norma che da noi era stata abrogata nel 2007 dalle lenzuolate di Bersani. «L'Europa 'delle banche', mentre addossa con il bail-in ai depositanti i crac bancari prodotti dall'avidità dei banchieri e dall'omessa vigilanza delle contigue autorità di controllo, con la direttiva che dovrà essere recepita e trasformata in decreto entro il 21 marzo 2016, taglia ancora una volta i diritti di coloro che sottoscriveranno un mutuo, chiedendo all'Italia di tornare indietro di 8 anni con l'applicazione di una norma 'armonizzatrice', che ha la finalità di 'armonizzare' gli esclusivi i profitti delle banche», ha denunciato il presidente di Adusbef Elio Lannutti.
IL NODO DELLA TRASPARENZA. Si muove su una linea opposta il parlamento italiano. Tra gli emendamenti inseriti dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera al pacchetto Concorrenza l'obbligo per le banche di maggiore trasparenza sulla vendita di polizze assicurative accessorie ai contratti di finanziamento e ai mutui.
Nel testo si legge che «se gli intermediari assicurativi, le banche, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari condizionano l'erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo alla stipula di un contratto di assicurazione, sono tenuti a sottoporre al cliente il proprio preventivo».
«IL CLIENTE DEVE ESSERE INFORMATO». Contemporaneamente «il cliente deve essere debitamente informato al momento della sottoscrizione e ha comunque il diritto di recedere, senza spese, dal contratto di polizza assicurativa entro sessanta giorni dalla sottoscrizione del contratto».
Gli operatori poi sono obbligati a «informare il richiedente il finanziamento della provvigione percepita e dell'ammontare della provvigione pagata dalla compagnia assicurativa all'intermediario, sia in termini assoluti che percentuali sull'ammontare complessivo».

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