Renzi, giusto no tasse su prima casa
BASSA MAREA 15 Settembre Set 2015 1013 15 settembre 2015

La seconda casa? Non è sinonimo di ricchezza

Aumentare le tasse vorrebbe dire colpire anche la gente comune. Ma vista la strada intrapresa da Renzi il rischio è concreto.

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L’abolizione dell’Imu sulla prima casa è la bandiera dell’autunno fiscale di Matteo Renzi.
L’imposta sulla prima casa esiste praticamente ovunque, in misura variabilissima, ed esiste in Italia dal 1993, con una “sospensione” dal 2008 al 2011.
«L’Italia è l’unico Paese ad avere abolito l’imposta sul possesso dell’abitazione principale», diceva il vice-governatore e oggi governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sentito in Senato nell’estate del 2011 sulla manovra di Ferragosto.
“Regnava” ma ancora per poco Berlusconi, che aveva abolito l’Ici sulla prima casa nel 2008, e che dato il dissesto delle finanze pubbliche avrebbe presto lasciato il posto a Mario Monti, con il ritorno dell’Ici sotto le spoglie dell’Imu.
SECONDA CASA A RISCHIO STANGATA. La seconda anomalia italiana in materia di fiscalità immobiliare, se Renzi riaprirà la prima di berlusconiana memoria, è quella di avere una abnorme imposizione sulla seconda casa, il quadruplo o poco meno, spesso, rispetto a un immobile identico, ma prima casa.
Renzi promette un reintegro completo da parte dello Stato ai Comuni per il mancato gettito della loro quota di Imu o di Tasi sulla prima casa, un’imposta che produce circa 4 miliardi di gettito su 25 complessivi dell’Imu/Tasi, dei quali 11 dalle seconde case (comprese le locate) e 10 circa da negozi laboratori e imprese.
Ma, si sa, le spese spuntano come i funghi e nessuno può escludere che alla fine la seconda casa sia in qualche modo chiamata ancora in soccorso dei bilanci comunali.
CHI CE L'HA SPESSO NON È RICCO. Il fatto è che molte seconde case, in un Paese a forti migrazioni interne come l’Italia di ieri, non sono affatto di ricchi.
Un appartamento di 90 metri quadri, residenza principale, valore catastale 130 mila euro, paga in una delle maggiori città italiane del Centro-Nord circa 400 euro di Tasi netta (se il Comune ha optato per questa formula) mentre un appartamento identico locato con affitto concordato (secondo i parametri comunali di affitto calmierato quindi) paga circa 1.100 di Imu, equivalenti a circa due mesi di affitto.
E se fosse tenuto a disposizione e pagasse quindi l’aliquota piena di seconda casa salirebbe a 1.400 circa.
IL CONFRONTO CON LA FRANCIA. In Francia, per citare un confronto a spanne, ci sono due imposte, la taxe foncière che sarebbe l’Imu, e la taxe d’habitation che sarebbe la Tasi.
Un appartamento del tipo di quello italiano citato avrebbe in numerose collettività un valore di affitto di circa 7 mila euro l’anno (valeur locative moyenne, vlm) e l’Imu francese o taxe foncière si applica sul 50% di questo, con notevoli riduzioni in caso di abitazione principale, pari al 20% della vlm per due coniugi più 15% per figlio ad esempio.
Esistono molte altre riduzioni per casi specifici impossibili qui da considerare; una seconda casa non ha queste riduzioni e paga di più, ma ben sotto il doppio.
I tassi di calcolo della foncière, che sommano tre aliquote - statale, regionale e comunale - e a volte altro, variano moltissimo, dal 10 all’80% secondo i Comuni, e il tasso medio nazionale è attualmente del 33%.

Sarebbe più sensato rivedere l'Irpef

Quindi un ipotetico appartamento “medio” simile a quello italiano di cui sopra abitato da due coniugi con un figlio minore pagherebbe mediamente il 33% di circa 2.500 euro, cioè circa 800 euro, il doppio dell’analogo appartamento prima abitazione in Italia.
Se locato, pagherebbe circa quanto l’analogo appartamento italiano locato a “canone concordato”. Se tenuto a disposizione, l’appartamento francese costerebbe sensibilmente meno di quello italiano.
In più c’è la taxe d’habitation, pagata da chi risiede, proprietario o inquilino, e che sarebbe, per l’appartamento citato e in un Comune a media imposizione, di circa 600 euro.
Con le due tax, la famiglia francese paga quindi 1.400 euro; in più c’è la Teom, la Tari francese (spazzatura), molto varia ma in media attorno ai 120 euro a persona, cioè in totale circa 1.700 euro.
RISARCIMENTO ALL'ITALIANA. L’italiana, ipotizzando 300 euro di Tari, ne paga 700, la metà. Ma ipotizzando un reddito per entrambi di 50 mila euro, la famiglia italiana ne paga circa 16 mila tra Irpef e addizionali (a Parma, ad esempio) mentre quella francese paga sul reddito meno di 5 mila.
Renzi ha promesso un riordino generale con la local tax, ma finché non si vedranno le cifre e le possibili aliquote resta il dubbio che i Comuni saranno risarciti all’italiana.. L’ipotesi per ora non smentita è che faranno in qualche misura appello, come già ripetutamente, alla seconda casa.
Per andare sul concreto e sul micro, spesso più chiaro del macro, prendiamo un Comune standard di 5 mila anime, circa 1.800 famiglie e quindi circa altrettante prime case, e numerose seconde case.
Comuni del genere, a notevole presenza turistica, abbondano dal confine francese a quello sloveno, sulle Alpi e lungo tutte le coste.
AIQUOTA MASSIMA. Uno di questi Comuni ha un bilancio di circa 6 milioni al quale concorrono l’Imu sulle prime case (la quota comunale) per 280 mila euro e l’Imu sulle seconde case che era di 950 mila euro nel 2012, era di 1,8 milioni nel 2013 dopo gli aumenti Monti, e va verso i 2 milioni adesso, di gran lunga la singola voce più importante delle entrate comunali.
Se ci sono problemi con le promesse di reintegro di Renzi, è facile prevedere che i 280 mila persi con l’Imu sulla prima casa, aliquota 4 per mille cioè il minimo possibile, verranno recuperati se necessario sulle seconde case, aliquota 10,6 per mille, il massimo possibile. I ricchi, vista mare, vista lago, vista Monte Bianco, paghino.
Ma che dirà il signor Virginio, di una remota valle prealpina, da 30 anni a Cremona per lavoro, che mantiene la casa dei suoi vecchi in paese e su cui già paga 1.200 euro di Imu non residente perché il Comune montano che aveva 2 dipendenti con 300 residenti 30 anni fa, oggi ne ha 6 con 135 residenti e li deve comunque pagare?
L'EFFETTO DELLE MIGRAZIONI INTERNE. L’Italia, con le gigantesche migrazioni interne degli Anni 50-80, è piena, visto un patrimonio abitativo che ha unità immobiliari doppie rispetto al numero delle famiglie, di seconde case di gente in genere non ricca. Con qualche soldo, sì, ma non ricca.
Ora, se Renzi affida in parte le sue fortune politiche all’effetto Imu prima casa, ispirandosi in questo a Berlusconi, dovrebbe sapere che queste dipenderanno invece da un semplice calcolo: se quanto si risparmierà sulla prima casa sarà superiore all’aggravio sulla seconda, approvazione; se sarà inferiore, pollice verso.
E su quello che succede all’estero, l’estero vicino, dove la prima casa come qualsiasi altro bene immobile o mobile è più o meno tassata, Renzi non dice nulla?
Perché toccare la prima casa che ha la tassazione più bassa in Europa? Perché non rivedere un’Irpef che invece per varie fasce di reddito è ai vertici assoluti?

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