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ENERGIA 16 Settembre Set 2015 1228 16 settembre 2015

Nord Stream, l'emblema della dipendenza Russia-Ue

Mosca e il Vecchio continente hanno ancora bisogno l'una dell'altro. Il raddoppio del gasdotto baltico spiega perché.

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L'inaspettato rilancio del progetto di raddoppio del gasdotto Nord Stream dice molto sui rapporti tra Russia e Unione Europea.
A inizio settembre, Gazprom ha firmato un accordo con Shell, E.On, Basf ed Engie (precedentemente Gdf Suez) per la costituzione di una nuova società denominata New European Pipeline, di cui i russi avranno il 51%.
L'obiettivo è raddoppiare la capacità del gasdotto che va da Vyborg, in Russia, a Greifswald, in Germania, passando dagli attuali 55 miliardi di metri cubi a 110 miliardi.
La capacità della linea è oggi sotto-sfruttata, e la recente spinta delle società coinvolte nell'affare mette in evidenza alcune dinamiche della politica estera russa e le contraddizioni di quella europea.

Da destra: Alexei Miller, Ceo di Gazprom, Vladimir Putin e Gerhard Schroeder all'inaugurazione di Nord Stream nel 2011. Schroeder, cancelliere tedesco dal 1998 al 2005, è a capo del progetto.

LA RUSSIA HA BISOGNO DELL'EUROPA. La crisi ucraina ha spinto Vladimir Putin a cercare vie alternative a quelle classiche per il commercio di idrocarburi, principale fonte di sostentamento dell'economia russa.
I nuovi affari, tuttavia, non sono andati come previsto. La scommessa sul mercato cinese non sta soddisfacendo le aspettative dello zar.
L'accordo con Pechino sembra meno prospero di quanto sperava e, dopo aver fallito l'operazione South Stream, anche quella di un gasdotto turco non è andata a buon fine.
La costruzione di Turkish Stream, che dovrebbe trasportare il gas russo in Europa attraverso la Turchia, è stata posticipata «a causa della crisi politica» che blocca Ankara, come ha annunciato il vicedirettore di Gazprom, Alexander Medvedev. I lavori sarebbero dovuti iniziare a giugno, ma Russia e Turchia non hanno ancora firmato il relativo accordo intergovernativo.
Nemmeno il mercato europeo sembrava offrire grandi prospettive, non essendoci in questo momento necessità di volumi aggiuntivi di gas, ma i recenti accordi sul raddoppio di Nord Stream sembrano dire il contrario.
E VICEVERSA... Per capire il punto di vista europeo bisogna innanzitutto avere chiaro che la politica estera dell'Unione non corrisponde alle politiche d'investimento dei colossi energetici.
La differenza d'interessi crea non di rado contrasti all'interno del Vecchio continente: da una parte la politica che impone sanzioni a Mosca e chiede diversificazione nelle fonti di approvvigionamento energetico, e dall'altra le grandi società che pensano fondamentalmente ai loro interessi.
Keith Johnson, della rivista americana Foreign Policy, riassume così il significato dei rinsaldati legami economici euro-russi: «Il nuovo e migliorato Nord Stream chiarisce due cose. Primo, nonostante i discorsi di Mosca sul “Pivot to Asia”, l'Europa è e rimarrà l'assoluta priorità per Gazprom. Secondo, nonostante i tentativi europei nel cercare di limitare la dipendenza dalla Russia, gran parte della politica energetica del continente è nelle mani delle compagnie, non degli Stati. Questo complica gli sforzi dell'Ue, costantemente spronata dagli Usa, nel cercare alternative alla dipendenza dall'energia russa».
I PAESI DELL'EST SI RIBELLANO. A restare spiazzati sono i Paesi dell'Est Europa, Polonia e Ucraina in testa, che si vedono così escludere dal trasporto di gas e di conseguenza sfilare una delle poche armi rimaste a disposizione per trattare con Mosca: il controllo delle tubature che portano il metano in Europa.
Il gasdotto, infatti, bypassa completamente i Paesi dell'Est. Il presidente polacco, Andrzej Duda, ha subito richiamato l'attenzione della Ue: «Considerando che è stato concluso un accordo sulla costruzione del Nord Stream-2, il quale ignora completamente gli interessi polacchi, ci si deve seriamente interrogare sull'unità dei 28 membri dell'Unione europea».
Il primo ministro slovacco, Robert Fico, ha definito il gasdotto un «tradimento», mentre il premier ucraino Arseniy Yatsenyuk l'ha descritto come un «progetto anti-europeo e anti-ucraino».
La risposta alle preoccupazioni di Duda e degli altri si trova nelle parole di Martin Schaefer, portavoce del ministero degli Esteri tedesco: «Si tratta di decisioni societarie su cui il governo tedesco non ha alcuna influenza, né intende averla». E le decisioni societarie, evidentemente, sono di natura puramente commerciale.
LA PRODUZIONE DI GAS DIMINUISCE. Una spiegazione a scelte così contrastanti con le politiche dell'Unione europea è offerta dalle stesse compagnie di Nord Stream: una maggiore capacità di trasporto del gas russo potrebbe risultare molto utile dal momento in cui le riserve proprie dei Paesi dell'Unione iniziano a scarseggiare.
La produzione di gas in Norvegia e Olanda, per esempio, sta pian piano diminuendo.
Lo stesso presidente di Gazprom, Alexei Miller, ha sottolineato che il raddoppio del Nord Stream «è necessario per compensare il continuo declino della produzione di gas dell’Europa».
E, nel frattempo, le tanto auspicate fonti di approvvigionamento alternative sono ancora ben lontane dall'essere sufficienti al mantenimento dell'attuale consumo (e del prezzo) di gas europeo.

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