Rosetta Compleanno 150806115241
TECNOLOGIA 17 Settembre Set 2015 0909 17 settembre 2015

L'Eni trivella sulla cometa di Rosetta

Il colosso energetico italiano ha fornito la tecnologia necessaria per la perforazione nella missione spaziale.

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La missione Rosetta, atterrata sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko il 12 novembre 2014, porta con sé un pezzo d'Italia grazie al contributo di tutti gli scienziati dell'Esa (European Space Agency), ma anche grazie al ruolo avuto dall'Eni nello sviluppo di alcune tecnologie presenti sulla sonda.
RACCOLTI CAMPIONI DI SUOLO. Vi ricordate il film Armageddon? Un gruppo di trivellatori petroliferi che viene incaricato di andare sulla cometa che distruggerà il Pianeta per perforarla e salvare il mondo?
Con Rosetta è successo qualcosa di simile (senza il destino del mondo in ballo): la tecnologia sviluppata dalla società Tecnomare (controllata dall'Eni) è stata utilizzata per costruire il sistema SD2, che ha lo scopo di raccogliere i campioni del suolo della cometa e di trasferirli ai diversi dispositivi che eseguono le analisi.

La tecnologia sviluppata dalla società Tecnomare è stata utilizzata per costruire il sistema SD2.

Principal Investigator di SD2 (Sampling Drilling and Distribution) è ancora una volta un'italiana, la prof. Amalia Ercoli-Finzi del Politecnico di Milano.
Sulla base dei requisiti degli scienziati, Eni ha progettato il dispositivo di acquisizione dei campioni dal suolo della cometa (“driller/sampler” e “volume checker”), curandone anche l’ingegnerizzazione, la costruzione, i test e la preparazione per l’integrazione con il lander, cioè con la sonda destinata all’atterraggio sulla cometa.
LA TECNOLOGIA DEL SISTEMA SD2 Il driller/sampler è un dispositivo miniaturizzato che perfora il terreno fino alla profondità di 230 millimetri e ricava un campione dal fondo.
Costruito in acciaio e titanio, è in grado di trattenere e poi rilasciare il materiale grazie a un meccanismo interno.
Il campione viene depositato in un sistema elettromeccanico (volume checker) che ne misura la quantità, per poi essere messo all'interno dei vari analizzatori.
Le capacità di perforazione tengono conto dell’ampia imprevedibilità delle reali condizioni di resistenza della superficie della cometa, che può arrivare alla consistenza del ghiaccio omogeneo.
I dispositivi, progettati e testati per sopravvivere alle accelerazioni del lancio spaziale e per lavorare nel vuoto fino a -160° c, sono stati realizzati in cooperazione con Selex ES S.p.A e con i finanziamenti di Asi (Agenzia Spaziale Italiana).

La tecnologia Eni usata sulla sonda.

NON SOLO ROSETTA L’impegno di Eni nella ricerca, anche in ambiti tecnologicamente innovativi diversi dal settore petrolifero, le ha permesso di trasferire tecnologie sviluppate nell’attività oil and gas in aree di frontiera quali l'Oceano artico, l'esplorazione degli abissi e, appunto, lo spazio.
Sulla scia di Rosetta, Eni è impegnata anche in ExoMars, una missione russo-europea di esplorazione marziana in fase di sviluppo da parte dell'European Space Agency (ESA) e dall'Agenzia Spaziale Russa (Roscosmos), che prevede l'invio di un orbiter ed un dimostratore tecnologico di ingresso e discesa nel 2016, mentre nel 2018 un lander russo dovrebbe rilasciare sulla superficie marziana un rover ESA.

Un render del rover Esa.

La missione fa parte del Programma Aurora e combina lo sviluppo tecnologico con ricerche di grande interesse scientifico.
Anche in questo caso il ruolo di Eni è incentrato sulla perforazione e il carotaggio per la raccolta di campioni.
Il sistema, sviluppato dalla controllata Tecnomare e dal settore ricerca e sviluppo di Eni, sarà integrato al rover e permetterà di scavare il suolo marziano fino a 2 metri di profondità per effettuare analisi biologiche.

Schema del sistema di perforazione e carotaggio montato sul rover.

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