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ECONOMIA 19 Settembre Set 2015 1530 19 settembre 2015

Def: più Pil e più deficit, se l'Ue vuole

Aumenta dello 0,2 la stima del Pil, ma dello 0,8 la richiesta di deficit. E Renzi vuole altri 3,3 mld per l'emergenza migranti.

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Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

La strategia resta quella iniziale: rispettare le regole Ue, ma usare tutti i margini di flessibilità possibili per cercare, nonostante tutto, di varare una «manovra espansiva», come l'ha definita il primo ministro Matteo Renzi. Per questo la nota di aggiornamento del Def, pubblicata dal ministero dell'Economia il 18 settembre, sposta in avanti i limiti di spesa previsti in aprile: il deficit per il 2016 cresce fino al 2,2%, il pareggio di bilancio slitta dal 2017 al 2018.
STIMA PIL AUMENTATA DELLO 0,2, PIÙ 0,8% DI DEFICIT. Due i numeri importanti: l'Italia aumenta la stima del Pil per il 2015 e per il 2016 di 0,2 punti percentuali, portandola allo 0,9% e all'1,6%, e chiede di poter spendere lo 0,8% in più. E così, se l'Unione europea accetterà lo schema elaborato da Palazzo Chigi e via XX Settembre, Roma avrà a disposizione oltre 13 miliardi in più per una legge di Stabilità che dovrebbe tagliare le tasse e lanciare anche nuove misure anti povertà.
IL NODO È ANCORA IL DEBITO. Non solo, Renzi e Padoan chiedono a Bruxelles di permettere un deficit anche maggiore per far fronte all'emergenza migranti. Sullo sfondo resta il nodo del debito, che a causa un'inflazione minore del previsto, scenderà meno di quanto stimato finora. Ecco tutti i nuovi numeri del Documento di programmazione economico finanziaria dell'esecutivo:

Le nuove stime della nota di aggiornamento al Def (18 settembre 2015)  

Tutti i numeri di Renzi e Padoan:

PIÙ PIL IN CAMBIO DI PIÙ DEFICIT. Le stime di crescita sono riviste al rialzo sia per quest'anno (da +0,7% di aprile a +0,9%) che per il 2016 (da +1,4% a +1,6%). Ad aumentare rispetto al Def di primavera è anche il deficit, dall'1,8% programmatico al 2,2%. Tradotto in euro si tratta di poco meno di 13 miliardi in più, da utilizzare, insieme a spending review e a entrate una tantum, per il taglio delle tasse sulla prima casa, per il disinnesco delle clausole di salvaguardia e per le misure a favore della crescita a cui il governo tende. La chiave di quei miliardi passa però proprio per Bruxelles.
L'Italia ha già ottenuto dalla Commissione Ue il via libera ad uno 0,4% di deficit in più ottenuto grazie alle riforme messe in campo fino alla primavera. Ora l'obiettivo è ottenere un altro margine dello 0,4%, puntando su un ulteriore 0,1% concesso sulle nuove riforme (come quella del credito ad esempio) e su uno 0,3% da ricavare sugli investimenti. In base alla comunicazione sulla flessibilità di gennaio scorso, i soldi spesi per investimenti infrastrutturali (scuole comprese) cofinanziati dall'Ue possono essere infatti scorporati dal calcolo del deficit.

RICHIESTA DI SPESA PER I MIGRANTI DI 3,3MLD. Il commissario all'Economia Ue, Pierre Moscovici, ha già dato una buona accoglienza al piano italiano, spiegando che Roma non è più una controllata speciale di Bruxelles. E allora se arrivasse un ok ufficiale alle nuove stime, l'Italia potrebbe far correre il deficit anche oltre. Renzi lo aveva già annunciato, ma Padoan è andato cauto: nella nota di aggiornamento del Def ancora non compare, ma Roma chiederà un altro 0,2% in più per la 'circostanza eccezionale' legata all'emergenza emigrazione. E se la proposta fosse accolta l'indebitamento salirebbe ulteriormente al 2,4%, con altri 3 miliardi circa a disposizione. I calcoli sono infatti riportati nella relazione al parlamento sulla nota di aggiornamento al Def (leggi il documento): con i fondi per l'emergenza immigrazione, lo spazio di manovra del governo arriva a 17,9 miliardi.

DISOCCUPAZIONE SOTTO IL 12%. Il tasso di disoccupazione scenderà quest'anno dal 12,7% del 2014 al 12,2%, per calare sotto la soglia del 12% nel 2016, all'11,9%.

PRESSIONE FISCALE IN CALO AL 42,6%. La pressione fiscale torna a scendere dopo molti anni passando dal 43,1% del 2014 e del 2015 al 42,6% previsto per il 2016 dal governo nel quadro tendenziale dell'aggiornamento del Def che considera sia la disattivazione delle clausole di salvaguardia previste per il prossimo anno, sia il bonus di 80 euro. Il calo prosegue: 42,3% nel 2017, 42,2% nel 2018, 41,9% nel 2019.

CALA LA SPESA PER INTERESSI. Quest'anno sarà di circa 70 miliardi (4,3% del Pil), con una riduzione di circa 0,4 punti percentuali sul 2014. Nel 2016 il rapporto rimane stabile.

12 MILIARDI DA LOTTA A EVASIONE. Gli incassi ammonteranno per l'esattezza 11,867 miliardi. Si tratta di un aumento di 150 milioni sugli 11,717 miliardi del 2014.

MENO TASSE E PIANO ANTI POVERTÀ. I margini di flessibilità dovrebbero essere utilizzati per l'eliminazione dell'«imposizione fiscale su prima casa, terreni agricoli e macchinari 'imbullonati'» ma anche per misure di «alleviamento della povertà e stimolo all'occupazione, agli investimenti privati, all'innovazione, all'efficienza energetica e alla rivitalizzazione del Sud». Inoltre, il primo ministro Renzi e il ministro Padoan hanno anche già annunciato che nella legge di Stabilità ci saranno misure sulla flessibilità delle pensioni e per la tutela degli esodati. Bruxelles però ha già criticato l'idea della cancellazione della tassa sulla prima casa, considerata tra le più eque tra le misure fiscali.

PRIVATIZZAZIONI PER 6 MILIARDI. Nella nota di aggiornamento del Def e nella relazione al parlamento che la accompagna non si fa cenno alla spending review. Si parla però di privatizzazioni: il governo programma per quest'anno dismissioni pari allo 0,4% del Pil, pari a circa 6 miliardi, e dello 0,5% (8 miliardi) per i due anni successivi. Si prosegue dunque nel programma previsto: Poste, Enav, StM e poi Fs. L'attuazione delle operazioni «è in ogni caso condizionata alla presenza di condizioni di mercato favorevoli».

PAREGGIO DI BILANCIO RIMANDATO. L'altro dato rilevante è quello del debito. Il rapporto con il Pil diminuirà dopo anni di crescita, ma meno di quanto previsto ad aprile. Il governo rivendica una tendenza al ribasso che non si vedeva da 8 anni a questa parte, ma la velocità di aggiustamento sarà inferiore. Tanto che il pareggio di bilancio è stato rimandato ancora una volta di un anno, al 2018. Uno slittamento che secondo il Tesoro non rappresenta un problema, visto che quello che conta è l'andamento verso il basso, ma dovrà comunque essere valutata in sede Ue. Dove il governo italiano ha firmato il Fiscal compact, che prevede dal 2016 l'abbattimento ogni anno del 20% della quota di debito superiore al 60% del Pil. Parametri difficili da rispettare.

IN UE LO SPETTRO DEFLAZIONE. Per far approvare le sue linee strategiche il governo può sottolineare che l'inflazione in Unione europea resta più bassa del previsto, in sostanza lo spettro della deflazione si aggira ancora per l'Unione e incide non poco sui parametri macroeconomici degli Stati membri: nel 2015 il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,9, cioè lo 0,2% in più di quanto previsto ad aprile, ma a causa della bassa inflazione il rapporto deficit Pil resterà lo stesso (viene calcolato sui valori nominali, non su quelli reali).

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