Una Hand knitting live performance, «su antiche macchine di maglieria a mano» di Cividini.
LA MODA CHE CAMBIA 19 Settembre Set 2015 1313 19 settembre 2015

Le griffe arrancano e torna il simil-artigianato

Le vendite languono. La serie non tira più. L'alta moda rilancia l'hand made d'elite.

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La verità vera, ultima, che nessuno vi dirà mai - noi della stampa residuale che di pubblicità viviamo tanto meno - è che lo sboom della Cina ha rivelato la difficoltà di tenuta dei fatturati della moda di alta gamma, e che il numero dei Paesi dove piazzare le nostre giacchette con fiocchi e Swarovski applicati va diminuendo pericolosamente a causa di guerre, esodi biblici, terremoti.
Saltata tutta la fascia mediterranea del Medio Oriente. Saltata mezza Africa. Brasile mai più ripreso dopo l’apparente sviluppo del primo decennio degli Anni 2000 e sempre flagellato da dazi stellari. Argentina per carità.
PRADA E FERRAGAMO, IL SUD EST ASIATICO NON TIRA PIÙ. Sud Est asiatico fermo al punto che il consiglio di amministrazione di Prada, rendendo noto a metà della scorsa settimana il bilancio trimestrale al 30 aprile che si è chiuso con un calo dell’utile netto del 44 per cento a 58,7 milioni di euro, ha preannunciato come «alla luce dell’incertezza della situazione economica generale, il management stia valutando quali misure intraprendere per contrastare gli effetti negativi sui margini dell’assenza di crescita delle vendite retail».
I conti semestrali di Ferragamo tengono, anzi crescono (l’aumento dell’utile netto è stato pari al 13% a 88 milioni e la società ha annunciato di poter chiudere il 2015 con ricavi in crescita fra il 5 e il 10% e un margine operativo a sua volta in netto aumento), ma nelle sedute borsistiche dei giorni immediatamente successivi, il titolo è stato più volte sospeso per eccesso di ribasso, a causa del peggioramento dello scenario di riferimento della griffe, a sua volta molto esposta nel sud Est Asiatico.
LA CIRSI DELL'ETERNAMENTE REPLICABILE. Tengono gli Stati Uniti, ma le prospettive non sono affatto rasserenanti. Anche per altri motivi. Da un lato, la crescita di creativi e artisti del lusso anche in Paesi che noi, con il nostro eterno spirito imperialista e colonizzatore, crediamo di elevare nel gusto e nello stile offrendo le nostre borsette “primo fiore” in serie. Dall’altro, e appunto, il progressivo disinteresse del cliente davvero alto di gamma per la serie, l’eternamente replicabile.
Non è un caso che, proprio in queste settimane, marchi che fino a pochi mesi fa facevano del «approccio globale» e dello «spirito cosmopolita» il proprio credo e il riferimento della propria comunicazione, stiamo spostando azioni o obiettivi sull’artigianalità, fino ad oggi data per intesa anche quando non reale.
DA BOTTEGA VENETA A CIVIDINI: L'ARTIGIANO TORNA CHIC. Sono finite le sfilate di New York, si sono aperte quelle di Londra, e in attesa dell’inaugurazione della kermesse milanese, dal 23 settembre, si moltiplicano le presentazioni e gli sfoggi pubblici di artigianalità da parte di marchi internazionali. La boutique milanese di Bottega Veneta, tempio di snobismo negli spazi che furono un tempo di Gianfranco Ferré e prima ancora della divina Biki, ha messo in scena fra colonne, fontane e tappeti spessi tre dita un artigiano intento ad intrecciare una delle sue borse iconiche.
Cividini ha in programma fra poche ore una Hand knitting live performance, «su antiche macchine di maglieria a mano» che potrebbe sembrare un ossimoro e invece non lo è, perché in effetti in Cina la maglia tubolare può anche uscire dalle apparecchiature (tutte italiane) senza che si renda necessario un solo intervento manuale.
L'HAND MADE SINONIMO DI ORIGINALITÀ. Alle origini di questo cambio di rotta, vi è un’esigenza di mercato assoluta e per certi versi esiziale: dopo aver giustificato per anni moltiplicatori scandalosi di prezzo sul costo del prodotto con i mezzi più fantasiosi e le giustificazioni più incredibili, fosse pure la stravaganza del direttore creativo, la moda si è infatti trovata a dover fronteggiare un mondo in piena ebollizione che per la metà ha il problema di sopravvivere, per un terzo non ha voglia di spendere più di tanto nella moda anche perché gli sembra scandaloso farlo in questo momento, per un quinto preferisce non farsi imporre marchi lontani dalla propria sensibilità e per l’ultima, meravigliosa quota residua non vuole comprare nulla di simile a quello del suo vicino di limousine. L'attuale spinta di comunicazione sull’artigianato nasce da questo. E ne vedrete sempre di più. Anche dovesse essere vero solo in parte. Ragione in più per cercarsi artigiani veri. Guardatevi attorno, ne stanno nascendo in ogni città. E con il web, Instagram, facebook e gli altri social, è anche facile sostenerli.

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