Marchionne 140907134642
FACCIAMOCI SENTIRE 21 Settembre Set 2015 1044 21 settembre 2015

E tu hai un ad vero o un indossatore delegato?

Troppi Ceo tradiscono il loro ruolo. Diventando macchiette inutili e nocive.

  • ...

L'amministratore delegato di Fiat Chrysler Sergio Marchionne.

Definizione da Wikipedia: «L’amministratore delegato (in sigla ad, in lingua inglese Ceo – Chief executive officer) è un componente del Consiglio di amministrazione di una società per azioni o altra azienda organizzata in modo analogo, al quale in Consiglio stesso ha delegato propri poteri».
Va detto che questi poteri, sia in termini di amministrazione ordinaria che straordinaria, possono essere più o meno ampi ma spesso rappresentano un aspetto puramente formale.
Cosa significa? Vuol dire che spesso, nelle aziende non quotate, normalmente l’ad riceve una lettera personale e confidenziale (in gergo side letter) dove l’azionista gli dice come tali poteri dovranno essere utilizzati.
È una pratica abbastanza diffusa tra le controllate di aziende multinazionali estere che, attraverso comitati ecc., hanno poi il controllo su come la delega data all’amministratore delegato debba essere utilizzata. Noterete quindi una prima segmentazione tra l’ad di una azienda quotata e quello di un'impresa che quotata non è.
L'AD DI UNA QUOTATA, UN VERO CAPO AZIENDA. Nel primo caso, dovendo l’amministratore delegato rispondere almeno trimestralmente ad analisti e investitori, è (o dovrebbe essere) più capo azienda e deve ricordarsi che non è lì solo curare gli interessi dell’azionista di maggioranza ma di tutti coloro che hanno investito soldi nell’azienda a prescindere dalla dimensione del loro investimento.
Questo profilo ha l’attitudine di confrontarsi, spesso anche con energia, con l’azionista e con il Consiglio di amministrazione ed è capace di impegnarsi in prima persona assumendosi anche responsabilità operative, magari ad interim, per dimostrare quanto sia convinto dei propri piani e ha la tendenza a guidare l’azienda con l’esempio.
Normalmente è poco formale, in quanto abituato ad andare al sodo dei problemi nel rispetto di quelli che lui considera i superiori interessi dell’azienda (dai quali far discendere ovviamente i propri). Dotato di una forte personalità, ha comunque l’umiltà di discutere la sua vision o strategia con gli altri membri del Cda, cercando di migliorarla sulla base dei consigli/suggerimenti degli altri consiglieri, dove naturalmente è rappresentato l’azionista, ma cercando di trovare il consenso più generalizzato possibile sulla propria progettualità.
È chiaro che il capo azienda non può seguire tutti i consiglieri che spesso sullo stesso tema hanno idee diverse; andando una volta a destra e una a sinistra per seguire le idee di ognuno l’azienda ne soffrirebbe. Naturalmente questo profilo di ad ha anche il coraggio di uscire dall’azienda quando realizza che la distanza tra la sua visione e quella degli azionisti/consiglieri è troppo grande.
Qualcuno dirà che la storia insegna che non tutti hanno questo coraggio. In alcuni casi è vero soprattutto perché se si è “sbattuti fuori”, bisogna essere onesti, normalmente si portano a casa più soldi.
In tutto l’articolo farò solamente un nome di amministratore delegato e anticipo che appartiene a questa categoria (con tutti i pregi ed i difetti che ogni essere umano porta con se): Sergio Marchionne.
L'INDOSSATORE DELEGATO, UN POSER DA CONVEGNI. Un’altra categoria è quella invece che una volta, prendendo scherzosamente in carico una definizione non mia è quella “dell’Indossatore Delegato”.
Si tratta generalmente di coloro che sono ad di una controllata di una multinazionale estera la quale predilige una politica di Gruppo rispetto alle esigenze del Paese nel quale opera (nel nostro caso l’Italia).
Sia ben chiaro che si tratta di persone estremamente qualificate, selezionate dai migliori Head Hunters in circolazione, ma ai quali viene tarpata (nelle generalizzazioni le minoranze per quanto nobili vengono sacrificate) la creatività e la vena strategica.
Sono molto bravi nell’execution dei piani che arrivano dal quartier generale, ma spesso hanno difficoltà importanti a contribuire alla strategia del Gruppo stesso.
La battuta dell’Indossatore Delegato (perché tale vuole essere senza alcuna mancanza di rispetto per questa categoria, in cui peraltro ho fatto per breve tempo una esperienza personale) nasce dal fatto che l’aspetto “strategico” sta nel far conoscere l’azienda con i suoi prodotti e servizi a tutti i livelli, per cui trascorrono molto tempo in convegni, associazioni di categoria e i più hanno una vita sociale fatta di cocktail ed eventi piuttosto spinta.
La loro percentuale di inviti rifiutati è decisamente bassa. Più diventano visibili più diventano “appetibili” per il mercato.
Gli Head Hunters li conoscono personalmente uno per uno magari talvolta non conoscendo nel dettaglio la loro performance o piuttosto idealizzando qualche successo arrivato in circostanze particolari. Scambiano il fatto che una volta si può vincere al Superenalotto ma non per questo si diventa premi Nobel della matematica.
Dotati spesso di phyisique du role e dominando bene almeno una lingua straniera (in particolare l’inglese) una buona parte di loro sviluppa quindi un personal network che rappresenterà la migliore polizza assicurativa qualora dovessero lasciare l’azienda per un qualunque motivo.
Per questo sono facili da riconoscersi a prima vista in quanto sono sempre molto eleganti e viaggiano necessariamente con autista. Difficilmente escono dalla macchina se l’autista non gli apre prima la portiera.
L'AMMINISTRATORE DILEGUADO, MOLTIPLICATORE DI PROBLEMI. Sempre scherzandoci un po’ su, una terza categoria è quella dell’Amministratore Dileguato. Quello che non c’è. Quello che i managers vorrebbero come punto di riferimento e invece, se e quando riescono a incontrarlo, entrano nel suo ufficio con un problema e ne escono con quattro.
Come possono esistere profili simili, direte voi? Purtroppo ci sono. Soprattutto in alcune aziende famigliari dove si arriva al vertice grazie al rapporto di relazione e non tramite una selezione meritocratica. Costoro rimandano i problemi o non li affrontano proprio e ancora una volta le aziende ne soffrono.
Personalmente ritengo che il numero uno di un’azienda (uomo o donna che sia) faccia l’azienda: nel bene e nel male.
Per questo l’azionista, congiuntamente con il Cda ed il Comitato remunerazione e nomine, deve essere particolarmente responsabile nella sua scelta. Un amministratore delegato, un Indossatore delegato e un amministratore dileguato ovviamente non sono la stessa cosa e nella scelta devono prevalere solo ed esclusivamente i superiori interessi dell’azienda.
Vorrei concludere (spero) simpaticamente questa digressione sui diversi tipi di ad invitando ogni lettore a giudicare il “suo” amministratore delegato e giudicare a quale categoria appartiene.
E naturalmente sono personalmente incluso in quanto non mi sottraggo a tale giudizio.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso