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BASSA MAREA 22 Settembre Set 2015 1140 22 settembre 2015

In Usa crisi passeggera, solo che non passa mai

L'economia americana non si rialza. E gli unici risultati buoni sono deludenti.

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Janet Yellen, presidente della Federal Reserve.

Era facile prevedere che la Federal Reserve americana non avrebbe fatto nulla, anche in questa ennesima tornata di attese, e lasciato come ha fatto il costo del denaro, il 17 settembre scorso, ai livelli straordinariamente bassi degli ultimi sette anni.
Ripetiamolo, sette anni. Era facile prevederlo perché l’economia americana non sta così bene come molti, forse più in Europa che nella stessa America, ritengono stia.
Alla fine il New York Times, che pubblica almeno due articoli a settimana documentando i limiti della ripresa, ha salutato con favore la 'non mossa' della Fed scrivendo in un editoriale che questa «offre un’opportunità» alla crescita (Fed Gives Growth a Chance).
GLI USA CRESCONO, MA PER I REDDITI CAMBIA POCO. Come, dopo 80 mesi di tassi zero una nuova opportunità a tassi zero? E fino a ora che cosa è successo? E visto che lo stesso Nyt invocava già a marzo di «dare alla crescita un’opportunità» e non toccare (allora) i tassi, come è davvero andata, da allora negli ultimi anni?
È successo che l’economia è cresciuta, ha superato circa 3 anni fa quanto a Pil, e in dollari costanti, i livelli del 2007 (in Italia siamo ancora sotto, nell’area euro i livelli sono stati recuperati a euro costanti solo nel corso del 2015), Wall Street ha inanellato record, le imprese spesso profitti, ma la famiglia americana se ne è accorta poco.
Mentre la Fed prendeva la sua decisione di non decidere, il Census Bureau (l’Istat americano) rilasciava a metà settembre i dati sul reddito mediano lordo della famiglia americana, il reddito a metà esatta della scala, più significativo di quello medio. Nel 2014 era di 53.657 dollari, meno 1,5% in termini reali del 2013, il 6,5% in meno del 2007 e il 7,25 in meno del 1999. Il New York Times, e altri, ricordavano recentemente che non c’è da aspettarsi una vera ripresa dei salari nemmeno dal 2015.
SOLO L'OCCUPAZIONE È TORNATA A SALIRE. Delle tre condizioni poste dalla Fed ormai da molti mesi per un rialzo dei tassi - occupazione, salari e inflazione non lontana dal 2% - solo l’occupazione è tornata a buoni livelli (ma con attività mansioni e paghe mediamente inferiori al passato).
Paghe reali ferme o peggio, e da qui il deludente ritorno del grande consumatore americano, molla principale dell’economia. Inflazione a zero o quasi, con voci dove i prezzi crescono come l’abitativo frenate da altre in netto calo, e quindi alla fine deflazione ancor di più che in Europa, non certo segno di vivacità di domanda.
Inoltre l’economia, cresciuta da metà 2009 a fasi alterne come sempre dopo le grandi crisi finanziarie, sembra ora fare fatica a reggere la media di questi anni di crescita del Pil, media data da trimestri molto discontinui e che è attorno al 2,2%.
Al momento, secondo l’indice GdpNow della Fed di Atlanta, il Pil cresce all’1,5%.

Il Quantitative easing delle Fed, risultati deludenti

Se la Fed americana avesse aumentato, sia pure di una frazione di punto, il suo tasso di riferimento sarebbe stato il segnale che incominciava davvero a finire la crisi finanziaria del 2007-2008.
Visto che questa mossa non c’è stata, vuol dire che non ne siamo ancora usciti, e non ne sono usciti neppure gli Stati Uniti.
Attenzione, non sono usciti neppure gli Stati Uniti dopo un eccezionale stimolo monetario, denaro a costo zero per 80 mesi e creazione di quasi 4 mila miliardi di liquidità extra attraverso l’acquisto di titoli (Quantitative easing), senza eguali.
La Banca centrale europea sta facendo lo stesso, ma da molto meno tempo. C’è chi dice che se avesse seguito subito l’esempio Fed staremmo assai meglio, ma è una teoria non facile da provare.
La vulgata lo fa dicendo che l’America corre e l’area euro no. Ma è, appunto, una vulgata, con una quota di verità e una di fantasia.
Certo, la lettura di comodo che la stessa Fed ha dato della non-scelta, lo ha fatto la settimana scorsa il suo presidente Janet Yellen, è che a fronte del peggioramento delle condizioni internazionali (Cina e Paesi emergenti soprattutto, ndr) è stato più prudente attendere.
LA FED STA PRENDENDO TEMPO. Ma non è vero che dominano le preoccupazioni internazionali, citate per la prima volta dal 2007. Ci sono anche quelle americane. La vera lettura è che la Fed non sa che cosa fare, e ha preso tempo, come sta facendo sul tema centrale dei tassi da almeno un anno, rammaricandosi probabilmente, dicono autorevoli osservatori americani, di non averli alzati a inizio 2015 quando le condizioni dell’economia interna, e non solo la situazione internazionale, sembravano migliori.
Non si possono quindi eludere, alla fine, le domande centrali: di che natura e di che portata è questa crisi, e a che punto è, se dopo anni eccezionalmente lunghi di denaro a costo zero e altri poderosi aiuti un’economia potente come quella americana è ancora costretta a muoversi con queste prudenze?
Ci sono due letture di quanto accaduto dopo il 2007-2008.
Una crisi fisiologica, da eccessi di debito, come ne accadono periodicamente, hanno detto i grandi protagonisti della finanza, a partire dagli americani, e la maggior parte degli economisti, seguaci delle teorie sulla razionalità e l’efficienza dei mercati. Milton Friedman è il loro vate, anche se era stato più prudente di parecchi suoi epigoni.
Una crisi patologica, non solo provocata da debiti mai visti, ma da azzardi mai visti sui mercati, e dal fallimento di teorie economiche troppo compiacenti.
UNA 'CRISI PASSEGGERA CHE NON PASSA MAI. Si può anche pensare che quest’ultima sia la lettura più corretta e onesta, ma si deve sapere che resta minoritaria. La forza dell’establishment finanziar-politico, con il valido sigillo degli economisti di grido e la copertura dei vertici di Washington e non solo, tiene saldamente in piedi la tesi della crisi fisiologia e, quindi, passeggera.
Già, ma se è passeggera, quando passa? Se la Fed non riesce a rialzare i tassi e continua in una politica monetaria assolutamente eccezionale per portata e durata e senza, praticamente, veri precedenti storici, neppure negli Anni 30 a ben vedere (alcune analogie ci furono, ma solo parziali), come si fa a parlare di fisiologico?
Si dice che i tassi verranno alzati a dicembre, e probabilmente accadrà, perché la Fed deve uscire da una situazione ormai impossibile e ingestibile e ricreare il normale, storico spazio di manovra sui tassi della politica monetaria.
Ma dicembre sarà la vigilia della campagna presidenziale del 2016, aggiungendo incognite politiche, per i democratici soprattutto, a un eventuale aumento dei tassi che sarebbe il primo di una rapida serie (così si era detto), e che potrebbe frenare l’economia, se questa non è così forte come dice la vulgata, e non lo è. Tutto questo con un vertice Fed di nomina democratica.
Sarà interessante.

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