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SCANDALO 22 Settembre Set 2015 0700 22 settembre 2015

Volkswagen & co., quando i tedeschi truffano

Non solo trucchi di Volkswagen sullo smog: mazzette Siemens, wurstel a prezzi maggiorati, veleni di Adidas. Anche la Germania si scopre furbetta. E corrotta.

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Martin Winterkorn, Ceo di Volkswagen.

La poltrona di Martin Winterkorn è, a dirne bene, traballante.
La Environmental Protection Agency americana ha scoperto che Volkswagen usava software per manipolare le rilevazioni sulle emissioni dei diesel.
Una pratica che ha riguardato mezzo milione di veicoli immatricolati negli Stati Uniti.
REPUTAZIONE A PEZZI. Il mercato, come dimostra il crollo del costruttore in Borsa con 12,9 miliardi di capitalizzazione bruciati in poche ore, ha già licenziato il Ceo.
Ma anche il vice premier Siegmar Gabriel, ministro dell'Economia, gli ha dato il ben servito: «Bisogna salvare la reputazione dell'impresa tedesca».
Che a ben guardare non è tanto buona come l'affidabilità e la precisione teutoniche lascerebbero ipotizzare.

EVASIONE DA 351 MILIARDI. E non potrebbe essere diversamente Oltrereno, dove l'evasione fiscale nel 2014 ha raggiunto i 351 miliardi di euro (quei dilettanti degli italiani sono fermi a 333 miliardi) e il giro delle mazzette i 250 miliardi.
E dove, soprattutto il confine tra potere politico e finanziario è tanto labile, visto il peso dei sindacati nelle scelte strategiche delle aziende e lo strapotere dei Laender, gli enti locali, nel sistema bancario.
SIEMENS E MAZZETTE. Famose le mazzette pagate all'inizio del secolo dal gruppo Siemens ad alti funzionari del governo greco per garantirsi commessi di carri armati.
Negli stessi anni il governo tedesco mandò una nave carica di granate a razzo prodotte in Arabia Saudita per ottenere il suo voto nella corsa all'assegnazione del Mondiale 2006.
In questo brodo primordiale anche l'industria - ingrassata com'è di sovvenzioni pubblico - non può certamente brillare per virtù.

Che imbarazzo per il drone Euro Hawk

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Il caso Volkswagen non è il primo nel suo genere.
Nel 2013 fu forte l'imbarazzo dell'industria bellica tedesca quando si seppe che il drone Euro Hawk (prodotto dalla Northrop Grumman per l'esercito americano) non poteva volare.
Nonostante l'alto prezzo (circa 130 milioni di euro a pezzo) era inutilizzabile nelle missioni di ricognizione e spionaggio dove gli americani operavano in maniera più o meno palese, perché privo di sistemi di anti-collisione.
DE MAIZIÉRE CACCIATO. Nel 2007 il colosso dell'aerospazio locale Eads, che doveva occuparsi del collaudo, aveva scritto al ministero della Difesa: «L’ottenimento dell’autorizzazione e delle certificazioni per il volo comporterebbero un aumento dei tempi e dei costi».
La raccomandazione, però, è stata ignorata dal governo tedesco.
Non a caso Thomas de Maiziére, fedelissimo della Merkel, non è stato confermato ministro della Difesa e collaboratore fidato della cancelliera.
SALSICCIA A TAVOLINO. Sempre per risparmiare, nel 2003 i produttori di wurstel si ritrovarono in una saletta appartata dell'Hotel Atlantic di Amburgo e decisero che i prezzi delle salsicce sarebbero stati decisi a tavolino.
Con la concorrenza messa nel sacco, i consumatori pagarono soltanto tra il 2011 e il 2013 il 9% in più.
Nel 2014 Bundeskratellamt, l'Antitrust locale, comminò una multa da 338 milioni a quello che è in Germania è stato denominato il 'Clan dell'Atlantico'.
E che non si è fatto remore di scaricarne il costo sui consumatori.

Persino i voti dell'Automobil club tedesco erano gonfiati

Il quartier generale della Volkswagen.

Ma Oltrereno si bypassa sempre la trasparenza se serve a fare soldi.
Da una verifica della società di revisione Deloitte si scoprì che persino i voti dell'Automobil club tedesco (l'Allgemeiner Deutscher Automobil Club, Adac) all'auto dell'anno erano gonfiati.
Nel 2014 si venne a sapere che gli oltre 34 mila consensi piovuti sulla Golf erano in realtà 3.721.
La Bmw3, la seconda classificata, neppure sarebbe dovuta esserci nella Top Five.
SI IMMOLÒ PETER MEYER. Come starebbe per fare Winterkorn, si immolò per tutti il presidente di Adac Peter Meyer e tanto bastò pere chiudere le indagini e non arrivare ai principali beneficiari di questa truffa: i costruttori.
Il governo Merkel fece finta di non vedere che il gruppo Daimler-Mercedes non utilizzava nei nuovi modelli un nuovo refrigerante per sistemi di aria condizionata mobili a impatto ambientale ridotto.
Risparmiando non poco, visto che ne erano privi circa 130 mila veicoli immatricolati in quell'anno.
MANODOPERA RUMENA. Come ha dimostrato un'inchiesta della tivù Ard, nei mattatoi tedeschi caporali senza scrupoli arruolerebbero manodopera rumena per gli impianti della ricca Renania Palatinato, pagandoli 150 euro al mese.

L'Adidas inquinava 14 volte oltre il limite

La sede di Deutsche Bank.

Tra i colossi tedeschi il principale fornitore di squadre olimpiche è l'Adidas.
Greenpeace ha accusato l'azienda di aver utilizzato nelle scarpe modello “Predator” una quantità di sostanze inquinanti 14 volte superiori ai limiti stabiliti dalla stessa azienda (anche se la cosa non è stata mai provata); una campagna social costrinse l'Adidas a ritirare dal mercato Js Roundhouse Mid, sneakers disegnatate dal provocatorio designer Jeremy Scott, che avevano soprattutto un difetto: dei braccialetti attaccati alle caviglia che ricordavano troppo i legacci usati dagli schiavisti nell'Africa nera.
BANCHE, QUANTI GUAI. Ma il settore dove la corruzione la fa da padrone è quello bancario.
Il colosso Commerzbank, saturo di debiti, ha dovuto accantonare 2,5 miliardi per sanare contenziosi i legali legati alle manomissioni dell'indice Libor, quello che regola gli interessi sui prestiti.
Ancora più maleodorante il mondo della Sparkasse (le popolari) e la Landesbanken (le banche regionali): talmente indebitate e poco trasparenti che Angela Merkel ha impedito alla Banca centrale europea (Bce) di estendere i suoi poteri di vigilanza.
BUCO DI 8 MILIARDI. Tra derivati, investimenti verso titoli Junk, prestiti non rimborsati e fondi sottratti, il settore avrebbe un buco di almeno 8 miliardi di euro.
La cancelliera ne ha spesi due soltanto per ricapitalizzare Deutsche Bank.

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