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INTERVISTA 23 Settembre Set 2015 1900 23 settembre 2015

Volkswagen, per Krischer il governo Merkel «sapeva»

Un'interrogazione inchioda l'esecutivo tedesco. La scrissero i Verdi di Krischer, che dice a L43: «Berlino non fece nulla. Il dieselgate ci rovina l'immagine».

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Uno scandalo con conseguenze gigantesche, partito dagli Usa dove non a caso costruttori di auto come Volkswagen sono meno legati agli organismi di governo e, di conseguenza, alle autorità di controllo.
A sapere che le grandi aziende del settore truccavano i test sui livelli di emissioni dei gas dei veicoli erano in diversi a Berlino e Bruxelles. E non soltanto tra gli addetti ai lavori.
IL MINISTRO SAPEVA. Il vice capo frazione dei Verdi Oliver Krischer, deputato tedesco al Bundestag responsabile per le politiche all’Ambiente, spiega a Lettera43.it: «Il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt che nega qualsiasi conoscenza dei dispositivi per la manipolazione la ammetteva invece rispondendo alla nostra interpellanza del 28 luglio 2015 e non è un mistero quanto siano legate politica e industria automobilistica, anche alla Commissione europea».
Krischer conosce bene il carteggio con il governo e, esploso l’affaire Volkswagen, ha subito puntato il dito anche contro l’esecutivo di Angela Merkel.
UNA PRASSI COMUNE. «L’immagine della più importante industria tedesca è gravemente danneggiata». Ma attenzione, «lo scandalo partito da Volkswagen interessa tutto il comparto automobilistico, è molto più grande», ammonisce.
L’uso di dispositivi per abbassare i giri del motore e con essi le emissioni è «una tecnica diffusa in tutta l'industria automobilistica. Serve più trasparenza, a livello mondiale, e sopratutto serve un cambio di mentalità».


Il deputato tedesco dei Verdi Oliver Krischer che accusa il governo Merkel.  

DOMANDA. Onorevole Krischer, rispondendo alla vostra interrogazione il ministro tedesco Dobrindt scrive, testuale, di condividere il «parere della Commissione europea», cioè che i «piani per eliminare i dispositivi di spegnimento (responsabili per la riduzione delle emissioni, ndr) non abbiano ancora dato grandi risultati».
RISPOSTA. Esatto. Si afferma l’esistenza di tali sistemi di manipolazione. Dobrindt sapeva quello che ora nega, è scritto nero su bianco.
D. Il ministro ai Trasporti ha istituito una commissione d’inchiesta. A luglio non fu disposto di indagare?
R. No. Si prendeva atto dell’esistenza del problema, dichiarando di «sostenere i lavori in atto per lo sviluppo delle opere di regolamentazione europee, in particolare con l’obiettivo di abbassare le reali emissioni dei veicoli».
D. Una dichiarazione d’intenti in politichese. Nella sostanza, pare di capire, nessuna denuncia o forti pressing a Bruxelles.
R. Nel documento il governo si impegna a parlare del tema a Bruxelles, ma in concreto niente di niente. Il legame tra l’industria e gli apparati politici tedeschi è molto forte.
D. Dobrindt è della Csu, i cristiano-democratici bavarese. Ma Merkel guida una grande coalizione anche con la sinistra dell’Spd. La lobby è trasversale?
R. È una dinamica comune, interessa entrambi gli schieramenti.
D. Ma è un sistema di lobbying solo tedesco? Nella risposta ai Verdi Berlino chiama in causa più volte l’esecutivo europeo.
R. Sulla Commissione Ue non possiamo dire chi sa cosa, attribuire responsabilità. Ma non è un segreto su quanto siano vicini, anche a Bruxelles, potere politico e industria automobilistica.

Nubi sul colosso Wolkswagen, anche il ceo Martin Winterkorn si è dimesso (Getty).  

D. Quanto si può allargare lo scandalo alle altre case automobilistiche europee e mondiali?
R. Il nostro non è un attacco indiscriminato, Volkswagen è solo la prima della lista. La tecnica delle manipolazioni con i software durante i test non è limitata alla Germania, ma diffusa a tutto il comparto dell’auto.
D. Si indaga Oltreoceano, in Asia, in Australia e il governo francese ha chiesto di aprire un’inchiesta a livello europeo.
R. C’è una questione di trasparenza da risolvere verso i cittadini e i consumatori e, alla base, una mentalità da cambiare. Lo diciamo da tempo.
D. Perché avete presentato l’interrogazione sulle emissioni?
R. È risaputo che, su strada, il getto dei gas di scarico inquinanti dalle auto sia maggiore di quello rilevato nelle prove. Avevamo ricevuto diverse segnalazioni dai consumatori.
D. Stima grandi danni per la Germania?
R. Le auto sono l’industria più importate tedesca, l’immagine generale è rovinata. Il valore delle quotazioni Volkswagen è precipitato in Borsa, la casa di Wolfsburg ha lanciato un profit warning, l’allarme sugli utili.
D. Se il sistema di truccare è generale, potrebbero saltare anche le concorrenti tedesche, le francesi, le italiane, le asiatiche…
R. A nostro avviso lo scandalo è esploso con Volkswagen, ma le manipolazioni e anche l’inazione dei governi sono un problema più esteso. Chiaro, l’affaire può crescere.

Twitter @BarbaraCiolli

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