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SCANDALO 23 Settembre Set 2015 1724 23 settembre 2015

Volkswagen, si dimette l'amministratore delegato Winterkorn

Il consiglio di sorveglianza del gruppo ha accettato le dimissioni. Lascia con una pensione da 28 mln. «Serve un nuovo inizio». Il titolo sale del 9%. L'ombra di una vendetta sullo scandalo emissioni.

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Martin Winterkorn, ad di Volkswagen, si è dimesso.

«Volkswagen era, è e rimarrà la mia vita». L'amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, si è dimesso.
Il consiglio di sorveglianza della casa automobilistica, travolta dallo scandalo emissioni, ha subito accettato la sua uscita di scena.
In borsa, dopo la notizia, il titolo ha fatto segnare un rialzo del 9,1% a 115 euro.
Winterkorn se ne va in garage, ma non ci sta a passare per colpevole e nega ogni coinvolgimento personale nel Dieselgate. «Serve un nuovo inizio. Sono scioccato dagli eventi dei giorni scorsi e dal fatto che irregolarità di tali proporzioni siano state possibili nel gruppo Volkswagen. Il processo di chiarificazione e trasparenza deve continuare», ha scritto l'ormai ex amministratore delegato in una nota. «Come amministratore delegato mi assumo la responsabilità. Lo faccio nell'interesse dell'azienda, pur non avendo assunto alcun comportamento illecito».

28 MLN DI PENSIONE. All'ex Ceo spetterà una pensione da 28,6 milioni di euro, secondo quanto è emerso dall'ultimo report annuale, che, spiega Bloomberg, «non indica condizioni per cui la somma potrebbe non venire pagata». A Winterkorn potrebbero anche andare due annalità in caso di uscita per totali 33 milioni, ma la parola spetta al board che potrebbe ridurre la somma.
Il portavoce dell'ex ad non ha voluto commentare le indiscrezioni un'eventuale buonuscita. Nel report annuale del 2014 si dice che l'amministratore delegato ha 'messo da parte' un trattamento pensionistico da 32 milioni di dollari (appunto 28,6 milioni di euro): in base ad alcune circostanze, gli spetta anche una buonuscita da due annualità.
STIPENDIO DA 16 MLN NEL 2014. Lo scorso anno a Winterkorn, 68 anni, sono andati 16,6 milioni di euro, il secondo stipendio più alto della Germania, per una buonuscita quindi superiore ai 33 milioni. Fra le circostanze citate dal report c'e' anche la decisione del board di porre fine al mandato di Winterkorn prima della scadenza, ma se ciò dovesse avvenire per un motivo di cui il manager viene ritenuto responsabile la buonuscita potrebbe venire rivista in modo deciso. Nel comunicato del board, comunque, si sottolineava che «Winterkorn non era a conoscenza della manipolazione dei dati» e veniva ringraziato «per il suo elevato contributo» alla società. Fra i bonus, si legge nel report, c'è anche la possibilità di utilizzare una vettura Volkswagen per tutto il periodo in cui gli verrà corrisposta la pensione.
ALTRE TESTE STANNO PER CADERE. Il consiglio di sorveglianza esaminerà le proposte per un nuovo management venerdì 25 settembre, ma altre teste sembrano destinate a cadere nel frattempo, dal momento che il consiglio stesso ha fatto sapere di aspettarsi ulteriori conseguenze a livello di personale nei prossimi giorni. Un dossier dettagliato su quanto accaduto verrà inoltre trasmesso agli inquirenti. L'azienda ha istituito una commissione speciale, esterna, incaricata di indagare sui responsabili della manipolazione dei dati sull'inquinamento. «Un reato penale che andrà trattato come tale», ha spiegato il consiglio, mentre Stephan Weil, presidente della Bassa Sassonia, ha previsto che lo scandalo avrà conseguenze a lungo termine.

WINTERKORN, TRA I 100 UOMINI PIÙ POTENTI AL MONDO. Winterkorn, Ph.D. al Max Planck Institute per la ricerca nel campo dei metalli, cattolico praticante, nel 2014 è stato inserito da Forbes tra i cento uomini più potenti al mondo. Al 58esimo posto, per l'esattezza. «Come CEO del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn ha esortato i legislatori europei a non sovraccaricare l'industria automobilistica con target eccessivi nella riduzione delle emissioni, motivando l'appello con la mancanza di tempo per sviluppare una tecnologia più efficiente e con le preoccupazioni generate dalla crisi economica», scriveva all'epoca nel suo profilo la celebre rivista americana.
«Il tema è particolarmente sentito da Winterkorn, che ha promesso di rendere la Volkswagen la più grande casa produttrice di automobili elettriche al mondo e di mettere su strada un milione di veicoli elettrici entro il 2020». Una promessa che evidentemente l'amministratore delegato non è più in grado di mantenere.
SOTTO LA SUA GESTIONE FATTURATO RADDOPPIATO. Sotto la sua gestione, tuttavia, la Volkswagen ha raddoppiato il fatturato, passando da 100 a 202,5 miliardi di euro. I marchi del gruppo sono diventati 12, con l'acquisizione di Porsche, Ducati e Italdesign. Nei sogni di Winterkorn c'era poi il sorpasso sulla Toyota. Alla fine del 2014 sembrava fatta, ma poi i giapponesi recuperarono, confermandosi leader nelle vendite mondiali per sole 90 mila vetture.
LO SCONTRO CON PIËCH. La tempesta che si è abbattuta su Winterkorn è arrivata pochi mesi dopo l'esito positivo del durissimo scontro che in primavera lo ha opposto all'ex presidente Ferdinand Piëch per il controllo della casa madre. L'ormai ex amministratore delegato aveva avuto la meglio, incassando il sostegno del consiglio di sorveglianza. L'organismo aveva respinto le critiche di Piëch, il quale a sua volta aveva abbandonato il gruppo. Una guerra di potere che secondo alcuni starebbe dietro anche al Dieselgate. Secondo tale versione, infatti, a spifferare agli americani gli imbrogli dei tedeschi sarebbe stato proprio il vecchio patriarca Piëch.
LA VENDETTA DI URSULA, 'DIE AUTO'. Motivo? L'anziano Piëch, 78 anni, era intenzionato a cedere il posto alla moglie Ursula, di 20 anni più giovane, già entrata nel consiglio di sorveglianza della casa automobilistica. All’inizio del 2015 l'autorevole settimanale economico tedesco Wirtschaftswoche le aveva dedicato una copertina, con un titolo volutamente sgrammaticato: 'Die Auto'. Un articolo femminile al posto del neutro 'das'. Come a dire: la Volkswagen, ormai, è lei. Un piano rovinato dai successi di Winterkorn. Quando Piëch ha chiesto la sua testa si è ritrovato isolato. Ed è stato costretto a dimettersi, assieme alla moglie Ursula, il 25 aprile del 2015.
DA GOVERNANTE A NUOVA MOGLIE. L'amore tra i due è sbocciato per caso, nel lontano 1982. La compagna dell'epoca di Piëch, Marlene Porsche, cercava una governante. Ursula, che dirigeva un asilo, rispose all’inserzione, finendo per sposare due anni dopo il padrone di casa. La signora è una grande amante delle auto. Nel suo garage personale, secondo la stampa tedesca, ci sono una Ferrari 355, una Bentley GTC, una Bugatti Veyron e un'Audi R8, targate da UP1 a UP12. Ferdinand Piëch aveva stabilito che, al momento della sua morte, sarebbe lei a succedergli alla guida delle due fondazioni in cui aveva riunito le sue partecipazioni in Porsche e Volkswagen. Con una sorta di assicurazione, però: che Ursula non chiedesse la separazione prima del tempo.

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