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FACCIAMOCI SENTIRE 28 Settembre Set 2015 1302 28 settembre 2015

L'Italia impari da Berlino a tutelare i suoi interessi

I tedeschi difendono a priori le loro aziende, noi ci condanniamo all'autolesionismo.

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Volkswagen è stata travolta dallo scandalo Dieselgate.

Giovedì 24 settembre sono stato ospite della trasmissione Virus di Nicola Porro in onda su Raidue alle 21:30.
Il tema che dovevo contribuire a dibattere era legato a quanto successo con il cosiddetto Dieselgate di Volkswagen e su come quanto successo impatti in modo negativo sull’immagine tedesca nel mondo.
In studio Matteo Salvini (segretario generale della Lega) e Claudio Cerasa (direttore del quotidiano Il Foglio). Collegato (come me) dall’esterno Ugo Gumpel (giornalista tedesco).
Devo dire che all’inizio sono rimasto sorpreso dai toni moderati di Salvini, che mi aspettavo partisse in quarta, mentre Cerasa faceva esercizio di grande equilibrio. Chi invece ha cercato disperatamente di difendere l’immagine della Germania come forse nessun giornalista italiano avrebbe mai osato fare per il proprio Paese era Ugo Gumpel.
LORO SANTIFICANO MOCK, NOI DIMENTICHIAMO SCANDOLA. Inizialmente ha cercato di “santificare” Peter Mock, l’ideatore del test che ha rivelato l’incongruenza dei diesel Volkswagen. È arrivato fornito di una grande immagine fotografica del Mock che ha mostrato ripetutamente come a dire: non parliamo dello scandalo ma apprezziamo l’uomo che ha contribuito a farlo esplodere, è questa è l’immagine della Germania.
Già da qui si capiva una differenza sostanziale con le abitudini italiche che normalmente non “santifica” chi contribuisce a far chiarezza o a far emergere eventuali problemi. Infatti ho cercato di ricordare (ma con scarso successo) che recentemente in Italia, come riportato dai media nazionali, il sindacalista della Cisl Fausto Scandola ha fatto esplodere il caso degli stipendi d’oro nella stessa Cisl. Nessuno lo ha difeso portando in televisione la sua immagine, è stato anzi espulso dai probiviri nazionali del suo sindacato e nessuno più parla di lui.
La seconda cosa (patetica) che ha cercato di fare Gumpel è stata di affermare che tutto il casino in Volkswagen era successo perché, avendo l’azienda a cuore la soddisfazione del cliente (sic!), aveva cercato di installare sulle vetture un contenitore più grande per contenere l’AdBlue, ovvero un liquido che abbatte i gli ossidi di azoto onde non sacrificare il cliente a continui rifornimenti della soluzione.
Capite la differenza tra l’approccio italico e quello tedesco? Gumpel naturalmente ha dimenticato di citare che in Germania qualche altro incidente di percorso l’avevano avuto: senza nessun intento speculativo ricordo l’incidente della ThyssenKrupp a Torino, lo scandalo tangenti di Siemens, quelli legati alla costruzione del nuovo aeroporto di Berlino. Riuscireste mai a immaginare un giornalista italiano che si presenti in televisione a difendere una situazione simile? Eppure il tedesco Gumpel l’ha fatto.
BERLINO DIFENDE LE SUE AZIENDE A PRESCINDERE. La domanda è: ma come è possibile che dopo eventi simili la Germania venga ancora considerata un Paese serio e la loro immagine non ne risulti scalpita se non temporaneamente? La mia personale interpretazione è che, forti della credibilità ormai acquisita, loro difendano le loro aziende “a prescindere”.
Probabilmente Martin Winterkorn (il Ceo dimissionario di Vw) non scriverà un libro, non lo promuoverà con eventi mondani dove molti gli chiederebbero l’autografo e non sarà neanche invitato a tenere una lezione all’università come da noi è successo con il comandante Schettino.
Ma la Volkswagen in quanto azienda, in quanto patrimonio economico/sociale del Paese, verrà difesa come è già stato fatto con Siemens e ThyssenKrupp e come noi non abbiamo fatto con Finmeccanica, Costa Crociere, Eni etc.
Personalmente sostengo da sempre che nel nostro Paese, pur con gli innumerevoli problemi che abbiamo da risolvere, esistono delle eccellenze da far invidia a tutto il resto del mondo. Ma noi siamo fatti così: ci piace farci del male e vediamo perfetto tutto quello che è fuori dal nostro Paese.
Io invece credo che non siamo titolari di tutti i mali del mondo e quanto successo in Germania,e non solo, ne è la dimostrazione.
L'ETERNO AUTOLESIONISMO ITALIANO. Qualcuno ricorda più lo scandalo del sangue infetto in Francia? O lo scandalo Total, o lo scandalo che ha coinvolto il presidente Holland che andava in scooter dalla sua amante? Tutti i capi di Stato che incontrano Hollande non si fanno dubbi sul fatto che sarà presidente della Repubblica francese fino alla naturale scadenza del suo mandato.
Recentemente il nostro orimo ministro ha affermato: «Se l’Italia fa quel che deve è più forte della Germania». Non perché l’abbia detto lui ma io sono totalmente d’accordo.
Anzi, vado oltre: ”Se l’Italia fa quel che deve non ce n’è per nessuno». Abbiamo tutto quanto gli altri stanno cercando: creatività, intelligenza, capacità organizzativa, etc. ma soprattutto a livello individuale. Noi ci perdiamo in quanto “sistema”. Un ulteriore esempio? Per molti non saremmo mai riusciti ad inaugurare Expo 2015.
Altrettanti chiedevano a gran voce che sarebbe stato più “dignitoso” rinunciare. Bene oggi l'esposizione universale fa circa 300 mila visitatori al giorno. E cosa dobbiamo leggere? Che per visitare il padiglione giapponese occorre fare una fila di sette ore. Nessuno sottolinea il grande successo della manifestazione ma si concentra sui problemi organizzativi per dire che niente funziona. Questi siamo noi.
Se Volkswagen si fosse chiamata Fiat l’avremmo uccisa per sempre. Se Expo 2015 fosse stata in Germania avremmo gridato alla capacità organizzativa di questo “grande” Paese.
È duro competere con i nostri peers internazionali in questo modo. Usa, Germania, Uk, Francia etc. hanno la capacità di dialogare anche aspramente al loro interno, ma sono estremamente uniti quando sono in gioco i superiori interessi dello Stato.
Noi questa espressione potremmo anche cancellarla dal nostro dizionario in quanto non serve. Ma resta la mia convinzione: «Se l’Italia fa quel che deve avendo come priorità i superiori interessi del Paese, non ce n’è per nessuno». E naturalmente accetto scommesse.

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