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LAVORO 30 Settembre Set 2015 2056 30 settembre 2015

Italia, fuga di ingegneri: le aziende vanno a caccia

La richiesta delle imprese sale del 31%. Ma i professionisti scelgono l'estero.

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Ingegneri di tutta Italia, gioite: le aziende della Penisola vogliono voi.
La richiesta di profili tecnici dovrebbe infatti salire del 31% (uno degli incrementi più alti degli ultimi 15 anni).
Il problema è che sono gli ingegneri a snobbare le aziende italiane, tentati dalla prospettiva di stipendi più alti e certi che all'estero la meritocrazia valga più che in patria.
DISOCCUPAZIONE AL 4%. È lo scenario tracciato dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, e diffuso il 30 settembre al Palazzo del Cinema di Venezia, in apertura del 60° Congresso della categoria, in cui è stata lanciata la previsione sul tasso di disoccupazione che, «dopo aver raggiunto punte del 6%, si riporterà verosimilmente al 4% per il settore dell'ingegneria, a fronte del 12% nazionale».
Con la fine dell'anno, «il sistema produttivo nazionale assorbirà quasi 10 mila ingegneri elettronici e dell'informazione, 7 mila industriali e più di 2 mila civili».
CERVELLI SEMPRE IN FUGA. Il sistema produttivo li assorbirà, se li troverà. Non mancano infatti i cervelli in fuga, e quelli con la valigia pronta: il 5% degli ingegneri che operano nell'industria o nei servizi lavora all'estero e il 18% l'ha fatto in passato.
In generale, il 23% vanta un'esperienza oltreconfine, «percentuale elevata», si legge nell'indagine, «che, in parte, dà atto di un ruolo di rilievo e di elevate competenze riconosciute» a questa figura professionale.
SE NE VANNO PER SOLDI E CARRIERA. Il 31% è, inoltre, intenzionato a lasciare il nostro Paese.
Ma perché gli ingegneri giocherebbero la carta dell'emigrazione? Innanzitutto, per «ottenere migliori condizioni remunerative e contrattuali che l'Italia non offre (53%)», poi per le chance di crescita professionale (45%), infine per «gli avanzamenti di carriera, considerati i maggiori criteri meritocratici».
DELRIO: «RIPARTIAMO INSIEME». Al consiglio nazionale è intervenuto con un messaggio video anche il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio.
«Dobbiamo far ripartire il Paese insieme, dobbiamo ritrovare fiducia insieme, dobbiamo riscrivere le regole insieme», ha auspicato il ministro nel messaggio.
«Siamo di fronte a un sistema delle opere pubbliche malato, che verrà definitivamente archiviato con il nuovo Codice degli appalti che in questi giorni andrà in approvazione al Senato», ha dichiarato Delrio, spiegando che la ripartenza dell'Italia passa anche attraverso «la qualità della progettazione e il presidio di legalità degli affidamenti. Il Paese ha bisogno di infrastrutture utili che vengano messe al servizio dei sistemi industriali in maniera efficace, cosa che fino ad oggi non sempre è avvenuta».

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