ANALISI 30 Settembre Set 2015 1142 30 settembre 2015

Milan-Bee: le incognite sull'affare

Mancanza di garanzie. Dubbi sul valore del club. Quotazione in Borsa rischiosa. Flop del nuovo stadio. Perché slitta la trattativa fra mister Bee e Berlusconi.

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Il presidente del Milan Silvio Berlusconi e il broker thailandese Bee Taechaubol.

Il giorno dopo il suo 79esimo compleanno, Silvio Berlusconi non ha ricevuto il regalo sperato.
L'ex Cavaliere avrebbe voluto vedere sul suo tavolo 480 milioni di euro per la cessione del 48% del Milan al broker thailandese Bee Taechaubol, ma dovrà aspettare almeno un mese per sapere se quei soldi arriveranno davvero.
Nel lungo incontro del 30 settembre ad Arcore con Berlusconi e i manager di Fininvest, l'imprenditore asiatico ha chiesto una proroga del closing per il passaggio delle quote.
CINQUE INCOGNITE SULL'AFFARE. Dietro a questa mossa ci sono in realtà diversi motivi: da un lato la difficoltà di mister Bee nel trovare i fondi necessari; dall'altro i dubbi sul reale valore del Milan e la rischiosa quotazione su una Borsa asiatica. A ciò si aggiungono il progetto naufragato del nuovo stadio e i possibili risvolti di un'inchiesta della procura di Milano sui diritti tivù.

1. Forbes: mister Bee non ha ancora i soldi per chiudere l'accordo

Casa Milan, la sede del club rossonero.

Il sito della rivista americana di economia e finanza Forbes sostiene che Taechaubol non abbia la disponibilità sufficiente per l'acquisizione del Milan.
Il tycoon starebbe quindi cercando di attirare l’attenzione dei media, trattando con un uomo potente come Berlusconi, per trovare altri investitori interessati ad acquistare la società con lui. Fonti della società rossonera contattate da Lettera43.it non si sono sbilanciate sulle intenzioni di Mr. Bee, ma è chiaro che a Fininvest servano garanzie.
SERVE UN MILIARDO DI EURO. Per chiudere l'affare, la cordata dell'imprenditore thailandese (che comprende Ads Securities, società di brokeraggio con sede ad Abu Dhabi, e China Citic Bank, banca commerciale che fa capo al governo di Pechino) deve reperire il finanziamento necessario, che dai 480 milioni iniziali è destinato a salire fino a 1 miliardo per il 100% del Milan. Una valutazione eccessiva?

2. Reale valore del club incerto: se il broker ci ripensa...

Il thailandese Bee Taechaubol.

Stando ai conti della società rossonera e alle prospettive di crescita, sì.
Il valore del marchio Milan, pari a 218 milioni di euro, al 14esimo posto nella classifica delle squadre di calcio mondiali stilata da Brand Finance, non basta a giustificare la valutazione di 1 miliardo per il club, che ha chiuso il 2014 con un rosso di 91,3 milioni di euro e negli ultimi 10 anni ha accumulato perdite per 360 milioni.
FORBES: IL MILAN VALE 690 MILIONI. Secondo Forbes, il valore del Milan a maggio 2015 si attestava a circa 690 milioni di euro (contro i 750 della Juventus che ha lo stadio di proprietà), una cifra lontana da quella su cui si sono accordati Mr Bee e Berlusconi. Quest'ultimo, dunque, avrebbe strappato un'intesa su un prezzo 'gonfiato', considerate anche l'esclusione dalla Champions League per il secondo anno consecutivo e la mancanza di uno stadio solo del Milan, che non lasciano ben sperare per i conti nel medio termine.

3. Crollo dei mercati asiatici: rischi per la quotazione in Borsa

La Borsa di Shanghai.

L'ipotesi di accordo ha come obiettivo «la valorizzazione e la commercializzazione del marchio Milan in particolare nei Paesi asiatici», era scritto nel comunicato trasmesso da entrambe le parti dopo la fumata bianca dello scorso giugno.
Nei progetti di Bee c'è la quotazione del Milan sulla Borsa di Hong Kong. Attraverso questa operazione, il broker thailandese punta a ottenere progressivamente una posizione di maggioranza nella società rossonera, per poi valutare se vendere e uscire di scena.
LA TEMPESTA FINANZIARIA FA PAURA. Ma il recente crollo dei listini finanziari asiatici ha creato un clima di panico e incertezza generale, mettendo in dubbio questa operazione in cui è coinvolta la banca Citic controllata dal governo cinese.
Mr Bee ha quindi preso tempo, anche perché deve fornire a Fininvest la garanzia di copertura economica nel caso in cui non dovesse più realizzarsi la quotazione in Borsa.

4. Salta il progetto del nuovo stadio: addio ai ricavi tutti per sé

Il rendering del nuovo stadio del Milan al Portello.

Una battuta d'arresto nella trattativa è arrivata anche dopo la decisione del Milan di rinunciare all'area del Portello dove sarebbe dovuto nascere il nuovo stadio su cui puntava l'amministratore delegato Barbara Berlusconi.
Dopo aver vinto il bando di Fondazione Fiera Milano, il club ha fatto marcia indietro e ora dovrà pagare una penale tra gli 8 e i 12 milioni di euro. Ufficialmente si è parlato di mancati accordi sulla bonifica del suolo (un'ex area industriale) e sui relativi costi, ma non è escluso che ci siano state anche altre motivazioni, come i dubbi sulla sostenibilità finanziaria da parte di Fininvest.
SOGNO RINVIATO PER ANNI. Anche se Silvio Berlusconi si è detto contento del fatto che il Milan resterà a San Siro (gestito con l'Inter e il Comune) il flop del Portello rimanda a un futuro incerto il sogno di un nuovo stadio di proprietà con ricavi tutti per sé, come fanno la Juventus e tanti grandi club internazionali. Un addio, chissà per quanti anni, a un fattore di competitività basilare nel calcio di oggi.

5. Inchiesta sui diritti tivù: dubbi sui legami con la trattativa

Niccolò Ghedini.

Infine sull'operazione si allunga indirettamente l'ombra di un'inchiesta della procura di Milano sulla spartizione dei diritti televisivi della Serie A per il triennio 2015-2018 con l'ipotesi di reato di ostacolo alla vigilanza dell'Antitrust.
L'indagine cerca di fare luce su un presunto patto occulto che avrebbe condizionato la divisione degli introiti tra le varie società calcistiche.
Secondo Repubblica, la vicenda si intreccia con l’inchiesta sul barone Filippo Dollfus de Volkesberg, arrestato in Svizzera a maggio (oggi ai domiciliari) con l’accusa di gestire conti correnti cifrati per imprenditori italiani di primo piano, fra cui chi materialmente ha partecipato alla divisione dei diritti tivù.
GHEDINI NEGA UN'INDAGINE SULL'AFFARE. Le indagini sono in corso e al momento non c'è conferma sul fatto che le due tranche dell'inchiesta possano aver toccato anche aspetti della cessione di quote del Milan. Niccolò Ghedini, storico legale di Berlusconi, dopo aver incontrato il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha definito prive di fondamento le notizie riguardanti un'indagine sull'affare con Mr Bee.
Resta da capire se nel doppio filone di inchiesta siano coinvolti personaggi che hanno partecipato anche alla trattativa con il broker thailandese oppure no.

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