Unicredit.
EDITORIA&FINANZA 1 Ottobre Ott 2015 1832 01 ottobre 2015

Mondazzoli, Unicredit fa la voce grossa

Piazza Cordusio non sente ragioni: o Rcs rispetta i patti entro novembre o dovrà chiamare l'aumento di capitale. Ecco perché lo stop a Mondazzoli.

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Unicredit.

Sembrava cosa fatta la vendita della divisone libri alla berlusconiana Mondadori.
Ma il 30 settembre il Consiglio di amministrazione di Rcs si è chiuso senza un accordo e ha rinviato ai prossimi giorni la «finalizzazione dell'operazione».
I nervi sono tesi non tanto per la trattativa con Mondadori, che ha già messo sul piatto 135 milioni di euro, ma per i rapporti con le banche e in particolare con Unicredit, che è esposta per 120 milioni di euro (è tra gli istituti finanziatori, ma è anche prima azionista di Mediobanca, a sua volta socia di Rcs) e che nei giorni scorsi ha fatto la voce grossa con i manager di via Solferino.
IL NODO DEI TEMPI DI PAGAMENTO. Per capire lo stop del 30 settembre, infatti, bisogna fare un passo indietro, a 10 giorni fa, quando l'amministratore delegato di Rcs, Pietro Scott Jovane, accompagnato del direttore finanziaro Riccardo Taranto, si è presentato in piazza Aulenti, nuova sede dell'istituto, con l'intento di rassicurare i creditori.
Il problema, per la banca guidata da Federico Ghizzoni, riguarda soprattutto i tempi dell'operazione.
Mondadori prima di pagare il conto vuole il via libera dell'Antitrust, il che significa che i denari a Rcs arriverebbero non prima di dicembre se non addirittura del gennaio 2016. Ma piazza Aulenti non è disposta ad aspettare.

L'ultimatum di Unicredit: nessun slittamento sul pagamento dei covenant

Se entro il 30 novembre la società che edita tra le altre cose il Corriere della Sera non coprirà i covenant previsti nel contratto di rifinanziamento del debito stipulato nel 2013 (ovvero una posizione finanziaria netta minore o uguale a 440 milioni; un indebitamento non superiore a 3,5 volte l'Ebitda entro il 31 dicembre 2015 e cessioni per 250 milioni, finora ne sono state realizzate per 190) - è il messaggio recapitato al manager - dovrà chiamare l'aumento di capitale da 190 milioni. Proprio quello che più terrorizza gli azionisti di via Solferino.
L'OFFERTA DI RCS: 2 MLN DI SCONTO. Per spingerla ad anticipare i tempi di pagamento, Rcs ha quindi proposto a Mondadori uno sconto di 2 milioni di euro sulla Libri, ma l'offerta è stata ritenuta non congrua dalla società di Segrate.
Di qui lo stallo. Ora il nodo è capire chi, tra venditore e acquirente, si accollerà i costi di una eventuale multa antitrust. La fusione con Rizzoli infatti darebbe vita a un operatore con il controllo di circa il 38% del mercato, un posizione dominante che potrebbe spingere l'autorità a chiedere la cessione di alcuni asset.
Intanto sulle sorti del gruppo editoriale è intervenuto anche Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, azionista con il 6,25%: «In generale non abbandoniamo le società in difficoltà, le aiutiamo», ha detto, rispondendo sulla possibile partecipazione della banca a una ricapitalizzazione della Rizzoli.

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