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LO SPORTELLO 2 Ottobre Ott 2015 1833 02 ottobre 2015

Se sul risparmio prevale il pensiero di pancia

Mai sottovalutare il sentiment quando si fa un investimento. Un buon consulente lo dovrebbe sapere.

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Quando siamo partiti in questo inedito (per la informazione economica “standard”) viaggio nel mondo della psicologia economica, abbiamo ricordato un accademico, Andrea Beltratti, che commentava i primi 20 anni della finanza comportamentale.
Egli scriveva alla fine del maggio 2003 ed alcuni suoi commenti si sono rivelati fondati.
SUI RISPARMI SI RAGIONA DI PANCIA. Le sue parole sottolineavano il ruolo degli atteggiamenti, anche emotivi, degli investitori nell’andamento dei mercati. In altri termini ragioniamo piu di pancia che di testa quando ci troviamo al cospetto di decisioni riguardanti i nostri risparmi
Nel 2003 fu un attento commentatore, Walter Riolfi, ad avallare le teorie di Beltratti, così commentava la settimana finanziaria appena trascorsa con questa nota :«…la cultura del dubbio non appartiene agli investitori di Borsa…se ti assale il dubbio, finisci per non prendere decisioni…».
Data la tendenza all’ottimismo baldanzoso, di cui abbiamo già commentato le radici cognitive ed emotive, non c’è da stupirsi se il sentiment prevale sui dati macro economici.
Infatti ribadiva che «i dati macro economici comunicati in settimana avrebbero dovuto indurre un ripensamento rispetto alla tesi ottimistica dominante».
Ma una tesi fondata sulla baldanza non si fa mettere in crisi dai dati, continua imperterrita fino a quando non cambia l’atteggiamento di fondo degli investitori, che tendono a vedere il mondo “in rosa”.
SE IL SENTIMENT PREVALE SUI DATI. Infatti proseguiva dicendo: «Ecco perché lo Standard & Poor’s è salito in settimana del 3,3% e il Nasdaq è volato del 4,9%. In Europa, col dogma di una Wall Street che ha sempre ragione, si sono visti guadagni comparabili: 2,1 lo Stoxx».
Quando l’atteggiamento è positivo non basta un singolo dato macro economico a metterlo in crisi: «….lunedì non si è fatto caso ai consumi personali cresciuti meno delle attese…martedì nessuno si è curato che le vendite al dettaglio fossero scese per la terza settimana consecutiva…»; «….mercoledì l’indice sull’attività manifatturiera di Chicago (ISM) è caduto inaspettatamente sotto i livelli di maggio…»; «….giovedì la Borsa si trovava più alta dei giorni prima nonostante si fosse aggiunto pure il dato sulla spesa per costruzioni cresciuta appena la metà delle attese…»; «…venerdì, davanti a 57mila nuovi assunti (quando si prevedeva un saldo negativo), s’è decretata la fine del più grosso cruccio degli ultimi mesi: la disoccupazione non è più un problema perché con la ripresa aumenteranno i posti di lavoro…».
Walter Riolfi mostra quindi come l’entusiasmo del venerdì, alla fine della settimana, non sia oggettivamente giustificato. Infatti il dato del ministero del lavoro Usa è in contrasto sia con quello che si ricava dall’indice Ism, in particolare con l’indice non manifatturiero pubblicato il 03.10.2003: «…e invece, davanti al dato di venerdì 3, l’investitore baldanzoso ha voluto credere che la propria tesi è quella giusta....».
LA PSICOLOGIA DEGLI INVESTITORI CONTA.
Nulla di sorprendente: abbiamo mostrato più volte i meccanismi che rendono infalsificabili le tesi credute e condivise.
Ecco le conclusioni più generali che Riolfi traeva alla luce dei meccanismi da noi illustati in questi due mesi: «…insomma anche la trascorsa settimana ha finito per fugare i residui dubbi se siano fattori fondamentali a condizionare nel breve i movimenti di Borsa, o, piuttosto, la psicologia degli investitori…”.
Non c’è migliore commento finale per terminare la nostra analisi.
Ma vorrei lasciarvi con un dubbio. Anche se è la psicologia a spiegare l’andamento dei mercati, almeno sui tempi brevi (ma molto più lunghi di quelli che interessano alla maggior parte degli operatori) , e non i dati macro economici, non sarà che la prima ha ragione per caso e la seconda ha torto “a ragione”?
Vorrei concludere, a questo riguardo, con il seguente passo, tratto dal romanzo di Italo Calvino (1959), Il Cavaliere Inesistente (Edizione “I Coralli” del 1960, pag. 78).
Bradamante, che tira all’arco con Rambaldo, dice:

- Colpisci il segno ma sempre per caso.
- Per caso? Se non sbaglio una freccia!
- Anche t’andassero bene cento frecce, sarebbe sempre per caso!
- Cosa mai allora non è per caso? Chi riesce a riuscire non per caso?

A seguito di questo scambio di battute tra Bradamante e Rambaldo, interviene Agilulfo, il Cavaliere Inesistente. Esso incarna la razionalità dei mercati, perfetta ed inesistente.
Non ha emozioni, pura perfezione della ragione:


Lentamente Agilulfo s’avvicinò, prese l’arco, si scrollò indietro il mantello, puntò i piedi uno avanti uno indietro, e mosse avanti braccia e arco. I suoi movimenti non erano quelli dei muscoli e dei nervi che cercano d’approssimarsi ad una mira: egli metteva al loro posto delle forze in un ordine voluto, fermava la punta della freccia nella linea invisibile del bersaglio, muoveva l’arco quel tanto e non di più, e scoccava. La freccia non poteva che andare a segno. Bradamante gridò: - Questo sì è un tiro!

Il profilo ideale del buon consulente bancario e finanziario

Dopo aver attraversato i meandri delle abitudini mentali dei consumatori di prodotti bancari, non posso lasciare il nostro lettore senza una indicazione precisa sul profilo ideale del consulente bancario-finanziario “efficiente “ .
E allora forniamo un semplice vademecum per consentire al risparmiatore di fare una valutazione “periodica” del loro diretto gestore bancario.
Un buon consulente dovrebbe :

1. Incoraggiare il cliente ad assumere una prospettiva più ampia sui suoi investimenti, sugli obiettivi di ciascun investimento e sulla composizione complessiva del suo portafoglio;

2. Incoraggiare il cliente a impegnarsi a lungo su un dato assetto di portafoglio . (cfr. Il tempo)

3. Discutere preventivamente la possibilità di futuri rimpianti o di controfattuali del tipo: «Se avessi invece fatto così…» (cfr. Il rimpianto).

4. Domandarsi (e far riflettere) se una data scelta è coerente con lo stile del cliente (cfr. La percezione del rischio).

5. Controllare se il cliente ha una visione realistica dei rischi, in particolare se un cliente prudente ha subito perdite e intende avventurarsi in investimenti rischiosi (cfr. L’intervista per l’attribuzione del profilo di rischio) .

6. Incoraggiare il cliente ad assumersi i rischi in funzione del suo portafoglio comportamentale (cfr. L’intervista per l’attribuzione del profilo di rischio) .

7. Rileggere il portafoglio dei clienti sulla base dei suoi scopi; confrontare il portafoglio effettivo del cliente con il suo portafoglio comportamentale (cfr. La ricalibratura del portafoglio a seguito dell’intervista per l’attribuzione del profilo di rischio).

8. Controllare che nel tempo ci sia coerenza tra gli scopi del cliente, il suo stile, e quello che è diventato il suo portafoglio comportamentale (cfr. manutenzione del portafoglio) .

9. Rendere i clienti consapevoli dei rischi connessi ai loro investimenti: calibrarli in funzione della loro storia (cfr. Delega e rischio) .

10. Controllare se il cliente ha un approccio globale o frazionato al suo portafoglio e se, di conseguenza, valuta i rischi separatamente (cfr. Bilanci mentali).

A ogni domanda si può rispondere in tre modi: mai, talvolta, spesso.
Per valutare il punteggio segni 1 per ogni risposta “talvolta” e 2 per ogni risposta “spesso”.
Se il punteggio supera il 10 può essere soddisfatto, ma un buon consulente lo dovrebbe ottenere.

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