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MUM AT WORK 3 Ottobre Ott 2015 1700 03 ottobre 2015

Rimandare la gravidanza non aiuta nella carriera

Tante donne lo fanno. Per salvare il lavoro. Ma è una falsa speranza. Ed è rischioso.

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Una donna in gravidanza.

Rimandare non serve a niente. Soprattutto una gravidanza. Soprattutto quando si lavora.
E invece va proprio all’Italia il primato delle madri che posticipano e fanno figli dopo i 40. Negli ultimi anni le “mamme over” sono aumentate del 12%, fa sapere la Sigo, la società italiana di ginecologia e ostetricia. Nel 2010 erano 34.770 mentre oggi sono 39.835 e rappresentano oltre l’8% di tutte le partorienti italiane.
A Lettera43.it il presidente Paolo Scollo spiega che «la bassa natalità e l’aumento della fecondità tardiva hanno ragioni soprattutto sociali: la nostra società ha difficoltà a trovare una collocazione per le mamme che lavorano, il problema principale è il posto fisso. Più si prolunga il tempo della ricerca o dell’assestamento di un impiego, più si posticipa la nascita di un figlio, che arriverà in età sempre più
ASPETTARE TROPPO: SBAGLIATO E RISCHIOSO. Per Scollo le donne italiane impiegano tempo per trovare un lavoro stabile, come un uomo «duraturo», buono per mettere su famiglia.
E poi, una volta trovato un possibile padre, bisogna vedere se anche lui ha un buon lavoro. «Quando in una famiglia il partner ha un lavoro precario, si cerca di posticipare la nascita dei figli», ragiona il presidente Sigo.
Proprio quello che è successo a Mariangela, 42 anni, romana, impiegata amministrativa, mamma da un anno e cinque mesi di Nicolò. «Sono andata a convivere tardi, a 28 anni e ho aspettato di avere una posizione sicura prima di pensare di fare un figlio», racconta a Lettera43.it.
Appena avuto il contratto a tempo indeterminato ha pensato alla famiglia. «Ma ho capito sulla mia pelle che i bambini è meglio farli da giovane, anche a 30 anni. Dieci anni di meno sono tanti. La mancanza di sonno e la privazione di tempo libero alla mia età sono più difficili da affrontare», ammette la neo-mamma.
«NON DIVENTARE MADRI NON MIGLIORA LA CARRIERA». Non solo, ma da un punto di vista medico gestire una gravidanza dopo i 40 anni «è un fattore di rischio» spiega Scollo. «Il massimo della fertilità si vive entro i 30 anni, dopo si riduce e anche per questo aumentano le fecondazioni assistite», spiega il presidente Sigo.
«Per le aziende poi non è che sia meglio avere una dipendete di 40 anni in maternità: potrebbero esserci più rischi per la sua salute», concorda Paola Profeta, docente di Gender and Family policies alla Bocconi:«Questo comportamento è un indicatore di difficoltà che andrebbe visto con attenzione dalla politica».
«La tendenza allarmante è che questa fecondità tardiva non è che si stia accompagnando a un avanzamento massiccio delle donne nel mondo del lavoro», spiega la professoressa a Lettera43.it. «Si finisce per rimandare, ma il momento giusto non arriva mai. E arrivati i 40 anni si decide finalmente di fare un figlio», continua la professoressa.
«LA GRAVIDANZA SVILUPPA CAPACITÀ». «Io lo vedo come un grande fallimento: non è che a 40 sia più facile che a 30. Non ci si afferma a livello professionale, perché poi sono poche le donne che partecipano al mercato del lavoro e poche raggiungono livelli manageriali, e nemmeno nella vita privata: molte ricercano evidenziano che le donne vorrebbero avere 2-3 figli». Ma facendo il primo dopo i 40, è difficile riuscire a fare il secondo.
Per Profeta «è l’atteggiamento della donna che non vuole rischiare e che non sa come sarà trattata dal datore di lavoro. Per me è un comportamento indotto dal mondo in cui viviamo, non è una preferenza della donna, ma una risposta individuale ad una situazione sociale che vede la maternità come un ostacolo».
Le donne pensano che aspettare sia meglio per il lavoro, ma questo fa sì che si facciano meno figli e più tardi, commenta la professoressa della Bocconi.
«La gravidanza dovrebbe essere vista come un vantaggio, come un momento in cui la donna sviluppa delle capacità superiori». Questa opinione si sta diffondendo in alcuni ambienti “illuminati” come il coworking Piano C di Riccarda Zezza insegna a vedere la gravidanza come “skill” e non come ostacolo, difficoltà, perdita.
«Per ora ce lo diciamo solo, ma non lo mettiamo in pratica. Ma la maternità è un bagaglio di energia e capacità che porta vantaggio alla carriera». Insomma, non la ferma.

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