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DOMANDE 6 Ottobre Ott 2015 0703 06 ottobre 2015

BpVi, i dubbi sul profilo di rischio degli azionisti

BpVi nel 2013-14 ha avuto 43 mila nuovi soci. Ma le sue obbligazioni erano complesse. E le azioni «difficilmente vendibili». Gli investitori lo sapevano?

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Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

Un aumento di capitale da oltre 500 milioni di euro e 17 mila nuovi soci nel 2013, un altro di 700 milioni e altri 26 mila nuovi azionisti nel 2014, per un totale di 43 mila nuovi soci in due anni.
I numeri dello scandalo BpVi (azionista di Lettera43.it), i cui vertici sono indagati dalla procura di Vicenza per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, sono pesantissimi: più di un terzo degli attuali 110 mila soci ha comprato i titoli dell'istituto di credito al prezzo record di 62,50 euro e dopo pochi mesi l'ha visto crollare del 23%. Perdendo migliaia o milioni di euro.
LA MAXI SVALUTAZIONE HA BRUCIATO MILIONI. Tutti hanno acquistato mentre la Banca popolare di Vicenza presentava risultati positivi e annunciava progetti di espansione. Poi, il brusco risveglio: i loro risparmi sono stati usati per coprire le voragini di bilancio e le loro azioni hanno subito in primavera una maxi svalutazione.
E sono destinate a perdere ancora valore - questa è la certezza su cui tutti concordano, compreso il nuovo amministratore delegato Francesco Iorio - con la quotazione in Borsa fissata per l'aprile 2016. Un destino al quale finora nessuno sembra in grado di sfuggire. O quasi.

La nota informativa 2013-2018 a obbligazionisti e azionisti.

La trappola delle azioni: se non partecipi all'aumento di capitale perdi

La Guardia di finanza sta indagando su alcune operazioni avvenute prima dell'11 aprile: qualcuno avrebbe venduto le azioni poco prima della svalutazione, seguita all'ispezione Bce. Gli altri, invece, a meno che non siano decisi a partecipare al nuovo aumento di capitale appaiato alla quotazione, sono sconfitti in partenza, compresi quel migliaio di nuovi soci a cui la banca ha illecitamente venduto azioni per un valore di 974 milioni in cambio di finanziamenti.
La Bpvi voleva mostrare un patrimonio più solido di quanto fosse in realtà, molti dei clienti volevano soltanto un prestito.
BANCA IN TRATTATIVA CON GLI AZIONISTI. Tuttavia solo con 20 'privilegiati' la banca ha sottoscritto un patto di riacquisto delle azioni: le Fiamme gialle hanno trovato gli atti sottoscritti dai funzionari dell'istituto.
Con la stragrande maggioranza, invece, si troverà un accordo entro la fine dell'anno. Delle trattative si sta occupando il vice-direttore generale Iacopo De Francisco. Ma secondo quanto risulta a Lettera43.it, nei primi incontri con i clienti-azionisti, Banca popolare di Vicenza avrebbe rifiutato di riacquistare le azioni in cambio dell'azzeramento dei finanziamenti.
NON VUOLE RIACQUISTARE I TITOLI. L'istituto infatti si sta preparando a un nuovo aumento di capitale. E ha incassato la garanzia di Unicredit per l'acquisto di azioni per un valore di 1,5 miliardi.
Ma se le centinaia di clienti coinvolti svendessero i propri titoli, la banca dovrebbe aumentare l'obiettivo, già non semplice, di raccolta di denaro sul mercato.
Insomma, per i prossimi mesi, i soci che hanno ottenuto un prestito condizionato all'acquisto di azioni rischiano di rimanere 'intrappolati'. A questo punto l'intesa annunciata da Iorio potrebbe trasformarsi in nuovi contenziosi. Ma i problemi del gruppo vicentino non finiscono qui. A una domanda di fondo, infatti, nessuno ha ancora dato risposta.

La nota informativa 2013 - 2018 a obbligazionisti e azionisti.

Le obbligazioni della Bpvi erano complesse, le azioni difficilmente vendibili

Nelle avvertenze obbligatorie contenute nel prospetto informativo sull'offerta 2013- 2018, con cui la Banca popolare di Vicenza presentava la possibilità di acquistare obbligazioni convertibili in azioni, l'istituto dichiarava «la natura complessa dello strumento». E spiegava che «la componente derivativa potrebbe essere valutata dagli operatori di mercato diversamente dalla valutazione effettuata dall'emittente al momento dell'emissione». Aggiungeva che «tale carenza di informazioni (...) potrebbe incidere in maniera significativa sulla capacità dell'investitore di individuare agevolmente il valore delle stesse».
UN'OPERAZIONE OGGI NON LEGALE. Dal 30 giugno 2015, dopo una specifica comunicazione della Consob, le banche possono vendere strumenti complessi solo ai clienti professionali, cioè a quei clienti che secondo la direttiva europea Mifid, recepita dall'Italia nel 2007, rispondono a due tra tre requisiti: aver effettuato operazioni significative sul mercato - una media di 10 operazioni a trimestre nei quattro precedenti -; aver un portafoglio, inclusi i depositi in contanti, di oltre 500 mila euro; aver lavorato nel settore finanziario almeno un anno.
Interpellata da Lettera43.it, BpVi ha dichiarato: «Pur ponendo che le azioni emesse dalla banca siano oggi da considerarsi prodotti complessi, nel 2013 e nel 2014 tali strumenti potevano essere sottoscritti anche da investitori non professionali, quindi non solo da quegli investitori che avevano specifica esperienza in materia finanziaria e di investimenti».
La nota informativa della banca è stata depositata in Consob il 10 giugno 2013. Due giorni prima dell'avvio di una ricapitalizzazione da 506 milioni di euro (di cui 253 milioni di prestito obbligazionario) al prezzo per azioni fissato per il secondo anno consecutivo a 62,50 euro.
GUADAGNI QUASI IMPOSSIBILI. In quei documenti era anche scritto: «I destinatari delle offerte sono tenuti a tener conto, tra l'altro che le azioni presentano degli elementi di rischio propri di un investimento in strumenti finanziari non quotati in un mercato regolamentato, per cui in sede di disinvestimento potrebbero sorgere difficoltà di smobilizzo». E ancora: «Per i sottoscrittori di azioni, infatti, potrebbe essere impossibile o difficile poter vendere le azioni o poter ottenere in caso di vendita un valore uguale o superiore all'investimento originariamente effettuato».
L'istituto di credito paventava l'ipotesi che le sue azioni difficilmente si sarebbero potute vendere e a maggior ragione a un prezzo superiore. E spiegava anche, con un linguaggio piuttosto ostico per chi non si occupa di finanza, che il valore dei titoli era «disallineato» rispetto ad altre banche quotate e non quotate.
A fronte di questa nota, una domanda sorge spontanea: un investitore correttamente informato, per quanto inesperto, avrebbe comprato titoli che secondo la stessa banca difficilmente avrebbero avuto mercato? Già nel 2009 la Consob aveva diffuso una comunicazione ad hoc per «raccomandare agli intermediari di fornire al cliente informazioni sul valore corretto e sui costi del prodotto illiquido distribuito».
Intanto nel febbraio 2014 il presidente dell'istituto Gianni Zonin annunciava un nuovo aumento di capitale, dichiarando di voler portare gli azionisti a 140 mila entro il 2015 e di preparare «operazioni straordinarie di crescita»: l'acquisizione mai realizzata di Banca d'Etruria e Veneto Banca. E il cda fissava di nuovo il valore delle azioni a 62,5 euro.

La lettera con cui il presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Zamberlan risponde al socio Maurizio Dalla Grana.

Bertelle: «Alcuni clienti dicono di non aver risposto ai test»

Qualcuno, tuttavia, inizia ad esprimere dubbi sulla gestione delle emissioni da parte dell'istituto. Il 26 aprile 2014, secondo quanto risulta dai documenti in possesso a Lettera43.it, il socio Maurizio Dalla Grana dichiara durante l'assemblea che «alla luce delle dichiarazioni della banca che giudica questo strumento finanziario complesso, ci si domanda se i soci della BpVi sono in toto preparati dal punto di vista finanziario e in grado di fare scelte che potrebbero essere onerosissime».
Viste le prime testimonianze riportate da Claudio Gatti sul Sole 24 Ore, Dalla Grana domandava anche di poter «verificare se nel recente passato la banca ha fatto affidamenti, o dato garanzie dirette o indirette, ai soci o non soci della BpVi affinché questi potessero sottoscrivere in toto o in parte azioni od obbligazioni convertibili della banca».
ZAMBERLAN: NESSUNA SEGNALAZIONE. Il presidente del collegio sindacale Giovanni Zamberlan rispondeva alla richiesta il 15 dicembre 2014, dichiarando di aver incontrato presidente e organo di controllo il 15 novembre e precisando che «le verifiche richieste rientrano tra le attività che le funzioni aziendali di controllo dela banca continuativamente pongono in essere». Affermava poi che «al Collegio sindacale non sono state segnalate situazioni afferenti alla fattispecie descritta nel suo intervento in assemblea».
A scoprire il sistema dei finanziamenti condizionati, una pratica illegale utilizzata per mostrare una solidarietà patrimoniale fittizia, sarà in seguito l'ispezione della Bce.
«I controlli sono stati bypassati», ha affermato il nuovo direttore generale Iorio il 30 settembre, promettendo di ristrutturare tutto il sistema di controllo «a brevissimo». Intanto Zamberlan è ancora al suo posto, come tutti i membri del collegio sindacale.
E nessuno ha ancora risposto alla domanda: i risparmiatori entrati nel capitale dell'istituto negli ultimi due anni, oltre un terzo del totale degli attuali soci dell'istituto, erano investitori in grado di valutare i pericoli dell'operazione? Per valutare le competenze dei propri clienti, sempre secondo la direttiva Mifid, gli istituti di credito sono tenuti a sottoporre loro dei precisi questionari, per poi stendere il loro profilo di rischio. Quei profili corrispondono alle capacità reali di piccoli imprenditori, casalinghe, artigiani a cui sono state vendute azioni che la stessa banca considerava difficilmente rivendibili?
LE DENUNCE RACCOLTE DA BERTELLE. «Diversi clienti», dichiara a Lettera43.it l'avvocato Renato Bertelle, che sta raccogliendo le denunce degli azionisti, «mi hanno riferito che non gli sono state fatte domande, che i moduli erano prestampati o semplicemente non erano in grado di rispondere affermativamente a quesiti che nei moduli avevano la risposta sì».
Non a caso, la Consob ha in corso un'ispezione nell'istituto berico per verificare «la gestione degli ordini della clientela». E ha aperto un procedimento sanzionatorio per violazioni di vario tipo sulle «condotte operative irregolari relative alla valutazione di adeguatezza dei clienti». Le ispezioni in corso e le indagini della magistratura dovrebbero finalmente dare una risposta.

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