Fabbrica Della Volkswagen 151005171123
EFFETTO DOMINO 6 Ottobre Ott 2015 1653 06 ottobre 2015

Così Volkswagen affossa le città tedesche

Non solo Wolfsburg. Da Braunschweig a Emden: cresciute grazie all'azienda, adesso rischiano una crisi nera. Tra tagli al bilancio e cantieri in stand by.

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da Berlino

La fabbrica della Volkswagen a Wolfsburg.

Se nessuno ha ancora potuto concretamente quantificare gli effetti che lo scandalo Volkswagen avrà sull'intera economia tedesca, nelle città d'auto gli amministratori hanno invece già iniziato a premere il pedale del freno.
Qui, nella catena di centri medi e piccoli cresciuti e arricchitisi attorno agli stabilimenti industriali di Volkswagen e delle sue marche collegate, le preoccupazioni sono diventate subito problemi da affrontare.
E mentre l'azienda annuncia «risparmi massicci» e lo stop a tutti gli «investimenti superflui», piuttosto che attendere l'inevitabile slavina i Comuni cercano di correre ai ripari preventivamente.
Con misure e tagli che fino a ieri erano riservate ai discorsi sulla Grecia.
WOLFSBURG, A CASA VOLKSWAGEN. A muoversi per primo è stato il sindaco di Wolfsburg, 123 mila abitanti, la città-Volkswagen per eccellenza dove tutto parla d'auto, dalla fabbrica ai servizi pubblici, dalle fortune della squadra di calcio ai nomi delle strade: l'isola pedonale commerciale, dove si affacciano tutti i grandi magazzini del centro, si chiama Porschestrasse.
Qui c'è il cuore dell'azienda che stava scalando la cima del mondo e, un attimo prima di toccare il cielo, è precipitata rovinosamente sullo scandalo dei gas di scarico.
Qui un abitante su due lavora con Vw. Qui, alla stazione centrale, dove si arriva guardando sul lato scoperto lo scenario obbligatorio della grande fabbrica di mattoni adagiata sulla riva del Mittellandkanal, ogni mattino si rovesciano migliaia di pendolari provenienti dai centri vicini, piccoli e grandi.
Anche da Berlino, che dista appena un'ora e mezza: è forse l'unica capitale europea che presta forza lavoro a una città infinitamente più piccola, invece che attirarla.
IL SINDACO MOHRS TIRA LA CINGHIA. Qui il socialdemocratico Klaus Mohrs, che appena tre anni fa aveva strappato la guida del comune ai cristiano-democratici, ha già tirato le linee rosse sul bilancio, al solo pensiero dei milioni di euro che la grande fabbrica non sarà più in grado di garantire alle casse pubbliche.
Nel 2014 erano stati 275 milioni, nel 2012 addirittura 400. Una miniera d'oro. E come le vecchie città minerarie del vecchio Far West si trasformarono in villaggi fantasma quando i filoni auriferi si esaurirono, così Wolfsburg, che finora si era fregiata del titolo di città senza debiti, teme adesso un futuro di miseria.
Nel momento in cui le notizie che si rincorrono sono una più preoccupante dell'altra, gli scenari appaiono tutti più cupi ma un detto ha sempre spiegato la speciale condizione di Wolfsburg: «Quando Volkswagen tossisce, Wolfsburg ha la febbre». Così Mohrs ha pensato di anticipare la somministrazione di aspirina: ha fermato il bilancio e bloccato ogni tipo di assunzione pubblica.

Slitta l'approvazione del bilancio comunale

Il quartier generale della Volkswagen.

Il bilancio comunale per il 2016 avrebbe dovuto essere portato in consiglio per il dibattito il 7 ottobre. Ora la data è posticipata al 16 dicembre e l'approvazione non potrà più avvenire entro quest'anno, ma slitterà alla primavera del prossimo.
Un'azione straordinaria, necessaria per farsi un primo calcolo di quel che la crisi Vw significherà per gli introiti fiscali: quelli derivanti direttamente dall'azienda, quelli delle imprese dell'indotto e quelli dei cittadini che potrebbero subire decurtazioni rispetto ai generosi stipendi pagati finora.
«È ancora troppo presto per poter far conto su numeri precisi», ha detto Mohrs alla Welt, «ma è certo che dobbiamo prevedere una sensibile riduzione delle entrate».
CANTIERI IN STAND BY. Così per ora il freno immediato è stato posto alle nuove assunzioni, tutte rimandate a tempi - si spera - migliori. Quanto ai progetti per rendere la città sempre più moderna, andranno avanti solo quelli già avviati, sperando che le coperture previste siano sufficienti. I tanti cantieri programmati per i prossimi anni resteranno per ora sulla carta.
Dopo Wolfsburg, altre città d'auto hanno seguito a ruota. A Braunschweig, sede anche della procura che aveva combinato un mezzo pasticcio annunciando e poi smentendo, con tanto di scuse, di aver indagato l'ex amministratore delegato Martin Winterkorn, il sindaco ha adottato la stessa misura di slittamento del bilancio. Il comune ha annunciato di voler tagliare il 10% dei finanziamenti destinati ai capitoli di spesa già previsti.
PROCEDURE STRAORDINARIE A EMDEN. A Emden, cittadina di appena 50 mila abitanti al confine con l'Olanda, il comune sta attivando procedure straordinarie: contando che lo stabilimento di Volkswagen occupa 9.500 lavoratori, appare evidente la dipendenza sproporzionata del bilancio comunale dalle sorti dell'azienda.
Stessa situazione a Salzgitter, 7 mila dipendenti Vw su poco meno di 100 mila abitanti, con alcune linee di produzione che hanno già fermato i motori.
Per ultima è arrivata anche Ingolstadt, la seconda città bavarese dopo Monaco, sede dell'Audi, coinvolta al pari della casa madre con 2,1 milioni di autovetture equipaggiate con il software che ingannava i test dei gas di scarico.
TAGLIO DEL 15% ALLA SPESA. La crisi arriverà anche qui e il sindaco ha seguito le orme del suo collega di Wolfsburg, bloccando il bilancio comunale. Città in qualche modo gemelle, Wolfsburg e Ingolstadt, con le case automobilistiche che finanziano la vita comunale e sponsorizzano generosamente le squadre di calcio, entrambe in Bundesliga.
In Baviera sembrano avere le idee già più chiare: il sindaco Christian Lösel, che è della Csu, il partito cristiano-sociale federato alla Cdu di Angela Merkel, ha già indicato un taglio del 15% delle spese pubbliche, che ora dovrà essere tradotto in dettaglio prima di arrivare in consiglio comunale: lacrime e sangue.

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